Volume: l'ulivo e l'olio

Sezione: coltivazione

Capitolo: gestione della chioma

Autori: Franco Famiani, Primo Proietti, Enrico Maria Lodolini, Davide Neri

Habitus vegetativo e rapporto chioma/radici

In natura, l’olivo presenta uno sviluppo di tipo arbustivo in cui il rinnovo della chioma avviene attraverso l’emissione di polloni, da meristemi (o gemme) avventizi, dalla base della pianta (pedale o ceppaia). Le piante coltivate a fusto o tronco unico derivano dalla modifica del naturale habitus di crescita attraverso una serie di operazioni di potatura. La crescita della parte aerea è in stretta relazione con quella della parte radicale: riducendo le dimensioni, e quindi la funzionalità, della chioma si riduce anche la crescita e la funzionalità dell’apparato radicale e viceversa. Le radici dell’olivo presentano alcuni aspetti particolari, fra i quali spiccano l’elevata capacità trasmigrante (ovvero di esplorare nuove porzioni di suolo), il rapido rinnovo delle porzioni assorbenti e la connessione settoriale tra le porzioni di apparato radicale e le corrispondenti porzioni di chioma in attiva crescita, come evidenziato dalle corde (ovvero costolature spesso ben visibili lungo il fusto o il tronco e le branche, di dimensioni proporzionali al trasporto linfatico). Quest’ultimo aspetto determina che l’eventuale eliminazione di una branca porta alla decadenza della corrispondente porzione di apparato radicale, e viceversa, e che zone poco attive possono essere rapidamente abbandonate a favore di altre in forte crescita (elevata capacità di adattamento e flessibilità del sistema). La potatura deve tenere conto di questo comportamento stimolando/mantenendo un’adeguata attività vegetativa in tutte le zone della chioma. Senza nuova crescita intere porzioni di branche possono esaurirsi e addirittura necrotizzare, come è evidente quando non si lasciano germogli sulla parte dorsale delle branche nelle zone interne della chioma.

Ciclo vitale dell’olivo ed equilibrio tra attività vegetativa e produttiva

L’olivo ha un ciclo vitale molto lungo, anche di centinaia di anni. In natura, le piante che si originano dal seme nelle prime fasi di sviluppo investono le proprie energie prioritariamente nella crescita radicale e poi in quella aerea, con lo scopo di occupare, nel minor tempo possibile, lo spazio circostante. Si assiste a un allungamento e a una ramificazione delle radici e dei germogli, che portano la pianta allo stadio adulto in alcuni anni. Dal punto di vista fisiologico, la pianta passa dallo stadio giovanile, caratterizzato da un aspetto vegetativo selvatico (foglie piccole, ispessite, di colore verde scuro, talvolta molto appressate ecc.) e dall’assenza di fioritura, alla maturità, che rappresenta lo stadio della riproduzione. Nella pianta adulta sopravviene l’esigenza di equilibrare l’accrescimento vegetativo (della parte aerea e delle radici) con la fruttificazione. Quando l’attività produttiva è troppo elevata (massimo carico di frutti) rispetto a quella vegetativa (formazione e sviluppo dei germogli), si riduce la differenziazione a fiore delle gemme pregiudicando la produzione dell’anno successivo (alternanza produttiva). D’altra parte, quando l’attività produttiva è ridotta si ha un’eccessiva attività vegetativa. Di conseguenza, per ottenere la massima produttività negli anni, si deve tendere a equilibrare queste due attività attraverso una razionale applicazione delle pratiche colturali, e in questo la potatura svolge un ruolo di primaria importanza. L’equilibrio tra attività riproduttiva e vegetativa garantisce nell’olivo una longevità unica in confronto alle altre specie arboree da frutto. Nel corso degli anni, la pianta subisce un processo di invecchiamento (fase di insenilimento); si ha una riduzione dell’attività vegetativa e, anche se in minor misura, di quella riproduttiva. Tale processo può essere contrastato effettuando potature di ringiovanimento. Al limite, l’intera chioma invecchiata può essere sostituita nel giro di un decennio da un pollone originato dalla ceppaia. Nell’olivo coltivato il ciclo vitale cambia in quanto per l’ottenimento di nuovi olivi si utilizzano porzioni di pianta matura (talee o marze per l’innesto), che non danno luogo a fenomeni significativi di giovanilità. In queste piante, la lunghezza della fase iniziale di sola espansione vegetativa è in generale breve ed è correlata negativamente alla quantità di vegetazione asportata nei primi anni con la potatura. Da questo comportamento deriva l’opportunità di utilizzare tecniche di allevamento con un ridotto numero di interventi cesori. Dopo l’inizio della fruttificazione la pianta continua a espandersi e la produzione di frutti cresce fino al raggiungimento della fase di maturità. Dopodiché l’olivo può essere soggetto al fenomeno dell’alternanza produttiva, soprattutto se non è adeguatamente gestito e/o le condizioni ambientali non sono ottimali.

Importanza dell’illuminazione della chioma

È necessario che tutta la chioma sia illuminata e che nessuna porzione rimanga costantemente in ombra. Le foglie ben illuminate, infatti, hanno un elevato tasso di fotosintesi netta con produzione di carboidrati che saranno poi traslocati ai frutti, ai germogli, ai tessuti di riserva e all’apparato radicale. Le foglie fortemente ombreggiate rappresentano un costo per la pianta poiché consumano più di quello che producono e, pertanto, nel tempo vengono eliminate (filloptosi). Una buona illuminazione influisce anche sull’induzione e sulla differenziazione delle gemme a fiore; infatti, se la luce disponibile è costantemente al di sotto del 30% di quella presente all’esterno della chioma, non si ha formazione di fiori. Inoltre, nei frutti formatisi nelle zone non ben illuminate l’accrescimento e l’inoliazione sono ridotti. La luce favorisce la formazione di gemme avventizie sul legno delle branche e del tronco, da cui si originano nuovi germogli (succhioni), che possono essere impiegati per rivestire le eventuali zone rimaste spoglie. Pertanto, se con la potatura si permette una maggiore illuminazione delle parti interne e basali della chioma si può favorire il loro rivestimento e di conseguenza una maggiore produzione. Si ribadisce che quando le branche sono fortemente ombreggiate tendono a perdere la propria funzionalità andando incontro a un invecchiamento progressivo (arresto del rinnovo, assenza di frutti, filloptosi). Con la potatura si deve prevenire l’insenilimento delle branche, distanziandole dalle altre e favorendone un’ottimale disposizione nello spazio, e si devono eliminare le branche esaurite sostituendole con altre ben illuminate e pienamente efficienti.

Posizione, inclinazione e funzione dei diversi rami

Esiste una stretta relazione tra l’inclinazione e la posizione del ramo nella chioma e la sua funzione. I succhioni che crescono nella porzione interna della chioma in direzione verticale sono generalmente molto vigorosi e tendono ad assumere la funzione di cima, emettendo germogli anticipati nella porzione distale. Generalmente, devono essere eliminati perché altrimenti prenderebbero il sopravvento sulle cime delle strutture principali della pianta (fusto o branche). L’asportazione di succhioni vigorosi o anche di branche determina, solitamente, nella zona di taglio lo sviluppo di numerosi succhioni. I succhioni diventano produttivi non prima di due o tre anni, ma possono talvolta presentare caratteristiche giovanili e fruttificare solo dopo 5-6 anni (la lunghezza di questo periodo dipende anche dalla cultivar). Branche, rami e germogli situati all’esterno della chioma, tanto più se ubicati in alto e in posizione verticale, presentano maggiore e più rapido sviluppo di altri situati in basso e in posizione tendente all’orizzontale. Una modifica della posizione dell’asse di crescita cambia il rapporto tra attività vegetativa e riproduttiva. Man mano che si va dalla posizione verticale a quella orizzontale o inclinata verso il basso, aumenta l’attitudine produttiva e diminuisce quella vegetativa, e viceversa. Ecco perché le branchette e i rami inclinati o incurvati normalmente presenti nelle parti periferiche ben illuminate della chioma hanno una buona attitudine produttiva. Tuttavia, maggiore è l’inclinazione/incurvatura della branca, più elevata è la sua propensione a riassumere un accrescimento verticale attraverso l’emissione di succhioni o maschioncelli nel tratto orizzontale o incurvato e a invecchiare (limitato rinnovo vegetativo) nella sua porzione distale. Nell’olivo, le infiorescenze si formano sul legno di un anno, cioè sul ramo derivante dal germoglio formatosi nell’annata precedente.

Architettura ed evoluzione delle branche

Esiste una gerarchia nella disposizione degli assi di crescita che si ripete nelle branche di vario ordine. La parte distale delle branche, definita cima o freccia, esercita un controllo sulla formazione e inclinazione delle ramificazioni laterali (epinastia). L’influenza organizzativa della cima si esprime con intensità correlata positivamente all’ordine della branca e all’altezza in cui è posizionata, e negativamente all’inclinazione della branca stessa, ed è tanto maggiore quanto più la cima è vicina al centro della chioma (centralità). In olivicoltura la potatura tradizionale spesso predilige una gestione più estetica che funzionale della porzione terminale delle branche primarie. Essa ricerca una regolarità geometrica che richiede una rifinitura eccessiva e talvolta lascia una freccia troppo spoglia, e quindi debole, non in grado di controllare le branche di livello inferiore. In questo caso, e in maniera più accentuata quando addirittura si elimina la cima delle branche principali, si stimola lo sviluppo di numerosi germogli nella porzione apicale che competono per diventare la cima, creando uno squilibrio che determina una riduzione della produttività delle parti più alte delle stesse e una diminuzione dello sviluppo della vegetazione nelle porzioni basali della chioma a maggiore attitudine riproduttiva. Una potatura razionale deve tralasciare l’aspetto estetico per concentrarsi su quello funzionale, creando una struttura (lungo il fusto o le branche principali) conica ben rivestita di vegetazione in grado di mantenere un adeguato ordine gerarchico. In pratica, le branche secondarie devono avere un angolo di inserzione maggiore rispetto alla verticale e una lunghezza minore di quelle primarie, secondo un gradiente conico (troppa vegetazione in alto determinerebbe un’eccessiva crescita vegetativa in questa zona a scapito delle porzioni basali), che deve essere mantenuto senza ostinarsi a ricercare una precisa regolarità geometrica; inoltre, si deve evitare di applicare un’eccessiva intensità di potatura che determinerebbe lo sviluppo di numerosi succhioni. Operando in questa maniera si limitano il numero e l’intensità degli interventi di potatura. Negli anni la gestione delle cime richiede tagli di ritorno all’altezza desiderata (per contenere la chioma nello spazio a disposizione), in prossimità di branche secondarie, che consentano di orientare verso l’esterno o l’interno la chioma a seconda che sia necessario ampliare o restringere l’angolo di inclinazione dell’asse principale. Per esempio, nel caso di ambienti di coltivazione in cui sia presente il rischio di danni da neve è preferibile ricercare la verticalità della porzione terminale delle branche primarie. La funzione della cima resta tale fin tanto che una sua consistente porzione rimane ben illuminata (ciò è particolarmente importante per le branche laterali).

Branca fruttifera e strutture riproduttive

La branca fruttifera di un olivo adulto mostra, procedendo dal punto di inserzione verso l’apice, le seguenti tipologie di rami/ branchette: succhioni, maschioncelli (o succhioni relativamente deboli), rami vegetativi, rami misti, rami a frutto e branchette esaurite. La distinzione all’interno della vegetazione non è però così netta, tanto che conviene fare riferimento a zona vegetativa (succhioni e maschioncelli), zona mista (rami vegetativi e misti), zona produttiva (rami misti e a frutto) e zona esaurita (prevalenza di vegetazione che ha già fruttificato e cortissimi rami misti e a frutto non in grado di dare produzioni significative). Le differenti zone sono caratterizzate da diversi livelli di inclinazione e di ramificazione della vegetazione. Va considerato che con il passare del tempo la vegetazione della zona vegetativa evolve progressivamente in quella della zona mista, della zona produttiva e, infine, della zona esaurita. In tale evoluzione si ha una progressiva inclinazione verso il basso della vegetazione. In pratica, la zona produttiva si inclina sotto il peso della produzione e dopo alcuni anni (rimane produttiva fino a quando è in grado di produrre nuovi germogli di buona lunghezza in grado di fruttificare), a seconda, come si vedrà meglio più avanti, anche della cultivar, va a costituire la zona esaurita. La zona mista, sotto il peso dei nuovi germogli e dei frutti, si inclina e con il tempo diventa la nuova zona produttiva. La zona vegetativa, sotto il peso della nuova vegetazione, si inclina e diventa la nuova zona mista, liberando nella parte prossimale porzioni di branca per lo sviluppo di nuovi succhioni (maschioncelli). Recenti osservazioni su piante adulte di diverse varietà hanno messo in evidenza differenze significative nella struttura e nell’evoluzione temporale delle branche fruttifere e quindi gli interventi di potatura dovranno essere modulati in base alla cultivar considerata. In varietà, come la Rosciola Colli Esini, che presentano una zona vegetativa a crescita lenta e zone mista e produttiva espanse e longeve, cioè in grado per alcuni anni di produrre olive e allo stesso tempo germogli terminali fertili per l’anno successivo, il turno per la sostituzione della zona produttiva è relativamente lungo (4-6 anni). In varietà come l’Orbetana, in cui vi sono una zona vegetativa che cresce vigorosamente, creando una struttura allungata e spoglia nel tratto prossimale (legno cieco) e folta di vegetazione in quello distale che tende rapidamente a piegarsi sotto il proprio peso diventando fertile, e una zona produttiva che invecchia rapidamente, il turno per la sostituzione di quest’ultima zona è relativamente breve (2-3 anni). In varietà come Leccino, che hanno un comportamento intermedio ai due casi descritti, il turno per la sostituzione della zona produttiva è di lunghezza media (3-4 anni).

Forme di allevamento dell’olivo

Le forme di allevamento più diffuse in olivicoltura sono il vaso, il globo, il monocono e l’asse centrale.

Vaso. È una delle forme più diffuse in olivicoltura e può realizzarsi con numerose varianti (vaso libero, vaso policonico, vaso a cono rovescio, vaso cespugliato ecc.) che riguardano principalmente l’inclinazione delle branche principali, la distribuzione della vegetazione intorno a esse e l’altezza del tronco. Attualmente, al fine di limitare gli interventi di potatura, si privilegiano forme a vaso piuttosto libere, prestando minore attenzione alla regolarità geometrica rispetto al passato. Il vaso è costituito da un tronco, con un’altezza che, compatibilmente con la necessità di gestire il terreno al di sotto dell’albero, può essere contenuta a 50-80 cm nel caso di raccolta manuale o agevolata, mentre deve essere di 100-120 cm nel caso di raccolta meccanica con vibratori. Dalla sommità del tronco si dipartono 3-4 branche principali (primarie), inclinate rispetto alla verticale fino a 40-45° con raccolta manuale o agevolata e intorno a 35° con raccolta mediante vibratori del tronco. Le branche principali dovrebbero essere inserite a una distanza fra loro in verticale di circa 10 cm, al fine di garantirne una maggiore solidità, e sul piano orizzontale dovrebbero formare un angolo di 120° o 90°, rispettivamente nel caso di 3 o 4 branche principali, per un ottimale sfruttamento dello spazio. Sulle branche principali, lateralmente e inferiormente, si inseriscono le branche secondarie, aventi una lunghezza decrescente dalla base verso l’apice della branca primaria, sulle quali sono inserite le branchette fruttifere che portano i rami fruttificanti. Sulla parte interna delle branche primarie devono trovarsi solo deboli branchette. Così ogni branca assume una forma a semicono e il vaso rimane pressoché vuoto all’interno e con spazi vuoti (finestrature) tra le branche principali (chioma piena in basso e discontinua in alto). Nel caso si attui la raccolta meccanica con vibratori del tronco, per massimizzarne l’efficienza, il tronco e le branche principali devono essere lineari, le branche secondarie brevi e senza brusche variazioni della direzione (colli d’oca); inoltre, devono essere presenti poche pendaglie (tipiche ramificazioni lunghe e flessibili alla base della chioma dell’olivo), che vengono scarsamente sollecitate dal vibratore. Il vaso cespugliato è una variante del vaso, utilizzato in passato in Centro Italia ma attualmente sconsigliato per il difficile controllo delle infestanti alla base dell’albero, per la difficoltà che comporta nel posizionare i teli per la raccolta e per l’inadeguatezza alla meccanizzazione della raccolta con vibratori del tronco. Questa forma in genere è costituita da 3-4 olivi (vaso policaule), ciascuno con vegetazione a forma di semicono (branchette più corte all’interno), che formano un’unica chioma. In Centro Italia, questa forma è stata molto utilizzata per ricostituire gli olivi gravemente danneggiati da gelate, tagliandoli a livello del terreno (taglio al ciocco) e allevando i polloni che si sviluppano a seguito del taglio (generalmente 3-4), distanziati 80-100 cm fra loro.

Globo. È una forma molto diffusa in ambienti caldi, dove elevati sono i rischi di ustioni sulla struttura legnosa causate dall’intensa radiazione solare. Per prevenire tale inconveniente la chioma ha una forma sferoidale con branche secondarie anche nella parte interna. Rispetto al vaso, inoltre, le branche principali sono più numerose (4-5) e assurgenti. Il tronco ha un’altezza da 60 a 120 cm. La fruttificazione si concentra nella zona periferica della chioma e per una profondità nella stessa dipendente dallo sfoltimento che si esegue.

Monocono. Presenta la vegetazione distribuita su un unico asse verticale (fusto) sul quale si inseriscono, con angolo molto aperto, le branche primarie aventi una lunghezza decrescente dalla base all’apice della chioma. Questa forma di allevamento assume così le sembianze di un cono. La lunghezza delle branche principali basali non dovrebbe superare i 2,5 m per un’efficiente trasmissione della vibrazione nel caso di raccolta meccanica. Le branche primarie devono essere disposte regolarmente intorno al fusto, in maniera tale che quelle sovrapposte fra loro siano distanziate di almeno 1 m. Il fusto deve essere privo di branche per un’altezza di circa 1 m e la sua altezza complessiva non dovrebbe superare i 4-5 m.

Asse centrale. È utilizzato per impianti superintensivi (distanze di impianto intorno a 1,5x4 m), progettati per attuare la raccolta meccanica in continuo con macchine scavallatrici (vendemmiatrici opportunamente modificate) e per meccanizzare la potatura. Questa forma è costituita da un asse centrale attorno al quale crescono liberamente branche laterali di eguale lunghezza. L’insieme degli alberi forma una parete di vegetazione le cui dimensioni non devono superare 2,5 m in altezza e 1,5-2 m in spessore. Il tutore di ogni pianta è collegato a tre fili metallici (a 40, 80 e 120 cm dal suolo) sottesi lungo la fila da pali di testata e rompitratta. Il fusto deve essere libero da branche per un’altezza di 50-70 cm da terra per consentire la gestione del terreno e il passaggio degli organi intercettatori della macchina per la raccolta. L’asse centrale è impiegato solo con varietà a bassa vigoria, portamento compatto e a rapida entrata in produzione. Le varietà utilizzate devono avere anche una bassa sensibilità alla rogna, poiché nella gestione meccanica di questa forma si provocano parecchie lesioni alla struttura legnosa che favoriscono la diffusione di tale malattia.

Potatura di allevamento

p>Con la potatura di allevamento si deve promuovere un rapido completamento della struttura scheletrica, una precoce entrata in produzione e la formazione di una struttura solida, limitando al minimo il numero di interventi sulle piante.

 

Potatura di allevamento delle diverse forme utilizzabili per l’olivo

Vaso. Si descrive la realizzazione di un vaso con un tronco di 1-1,2 m di altezza. Si ritiene utile allevare le piante con tale altezza del tronco anche quando si intende eseguire la raccolta manualmente o con macchine agevolatrici (rispetto all’altezza di 0,5-0,8 m indicata per tali sistemi di raccolta), in quanto, data la lunga durata dell’oliveto, è opportuno non precludere la possibilità di utilizzare per la raccolta il vibratore del tronco. Inoltre, si può ovviare alla maggiore altezza del tronco facendo sviluppare maggiormente le pendaglie nella parte bassa della chioma. Per l’impianto si usano solitamente piante in vaso di 1-2 anni di età (nel caso di piante innestate l’età si considera da quando è stato realizzato l’innesto), con poche o senza ramificazioni laterali sul fusto nella porzione basale. Quelle di 1-1,5 anni di età sono alte 60-120 cm. Quelle di 2 anni di età hanno un’altezza di 1,5-2 m e una chioma costituita da ramificazioni laterali nella porzione superiore (piante impalcate in vivaio, spuntando l’asse principale a 1,2-1,3 m di altezza); lungo il fusto possono trovarsi delle ramificazioni laterali deboli, lasciate per mantenere una maggiore superficie fogliare e per favorire lo sviluppo diametrale dello stesso, che gradualmente saranno eliminate durante l’allevamento. Le piante di 2 anni, essendo state impalcate in vivaio, presentano una potatura più facile nelle prime fasi di allevamento in campo. All’impianto, in genere, non si effettua alcun intervento di potatura. Solo se sono presenti ramificazioni vigorose (angolo di inserzione stretto e/o diametro relativamente elevato) nella porzione basale del fusto è necessario asportarle. La pianta va assicurata a un tutore con 2-4 legature, che devono poi essere controllate periodicamente per assecondare l’accrescimento della pianta, utilizzando dei lacci tubolari in plastica o comunque materiali non rigidi. In caso di piante di limitate dimensioni (1-1,5 anni di età al momento dell’impianto), la cima dovrà essere legata al tutore per garantire una rapida crescita verticale e arrivare in tempi brevi all’altezza in cui devono essere prodotte le ramificazioni laterali per la realizzazione delle branche primarie. Nel primo anno dopo l’impianto, si eliminano solo le eventuali ramificazioni vigorose cresciute nella parte mediale/basale del fusto, soprattutto se inserite in coppia sullo stesso nodo. Nelle piante di 2 anni, che già all’impianto avevano una chioma costituita da ramificazioni laterali nella porzione superiore, si eliminano gli eventuali succhioni cresciuti all’interno della chioma e gli eventuali riscoppi vigorosi lungo il fusto. Gli interventi cesori possono essere sostituiti con cimature o torsioni o piegature dei germogli e dei rami quando sono ancora flessibili; tuttavia, va considerato che, spesso, se le ramificazioni sono molto vigorose, non si risolve il problema perché si ha un forte riscoppio di vegetazione (per es. nel punto di curvatura e subito sotto la cimatura) e che le piegature, se effettuate con legature, sono interventi che richiedono tempi relativamente lunghi per la loro esecuzione. Quando nelle piante, che al momento dell’impianto avevano limitate dimensioni, l’asse centrale supera l’altezza di 1,2-1,3 m (ciò può avvenire nel primo o nel secondo anno, a seconda dell’altezza iniziale delle piante e della loro velocità di crescita), la cima non deve più essere legata al tutore, così in genere si piega naturalmente e, diventando simile a una ramificazione laterale, può essere lasciata; altrimenti l’asse centrale va spuntato. La piegatura o la spuntatura dell’asse centrale sono necessarie per favorire l’ottenimento di buone ramificazioni laterali nella parte alta della pianta dove dovranno essere scelte le branche primarie. Nei primi anni, soprattutto nelle piante che al momento dell’impianto avevano limitate dimensioni (1-1,5 anni di età), gradualmente devono essere asportate le ramificazioni laterali al di sotto dell’altezza in cui sono allevate le branche primarie, intervenendo prontamente su quelle che tendono a diventare vigorose. Allo stesso tempo, bisogna mantenere, al di sopra di 0,9-1 m di altezza, un numero di ramificazioni laterali per l’allevamento delle branche primarie maggiore (branche soprannumerarie) di quello finale (3-4), per avere un’elevata superficie fogliare che favorisce l’accrescimento delle giovani piante (le branche soprannumerarie sono anche quelle che derivano da biforcazioni dicotomiche, a breve distanza dall’inserzione sul tronco delle ramificazioni laterali). Tuttavia, è necessario individuare precocemente le ramificazioni che si intende utilizzare per la formazione delle branche principali, scegliendole, per quanto possibile, equidistanti fra loro e con un punto di inserzione sul fusto sfalsato di 5, meglio 10 cm (per evitare strozzature del tronco e per avere un’elevata solidità della struttura) e tale da permettere un tronco libero di circa 1 m o, meglio, 1,2 m di altezza se si utilizzerà per la raccolta il vibratore del tronco con abbinato il telaio intercettatore a ombrello rovescio. Dopodiché, è importante regolare l’inclinazione delle branche principali (di circa 35° in caso di raccolta meccanica con vibratore da tronco e fino a 40-45° in caso di raccolta manuale o agevolata), allargando l’angolo di inserzione di quelle eccessivamente verticali che tendono a prendere il sopravvento sulle altre e riducendo l’angolo di quelle troppo deboli o inserite in maniera eccessivamente aperta. Il metodo più facile ed economico consiste nel raccorciare la branca principale in corrispondenza di una ramificazione verso l’esterno se si vuole ampliare l’angolo di inclinazione o nell’allevare, come nuova cima, una ramificazione assurgente (che può essere rappresentata anche da un succhione, soprattutto in branche molto aperte) se, viceversa, si vuole ridurre l’angolo di inclinazione. In quest’ultimo caso, spesso, la parte terminale della branca principale può essere mantenuta, magari raccorciandola, come branca secondaria. L’uso di cavalletti di canne, divaricatori o cerchi in metallo, che consente di allevare con grande regolarità geometrica le branche, ha scarso interesse per gli alti costi che richiede. Le branche soprannumerarie devono essere progressivamente eliminate fino a portarle al numero definitivo di 3-4 intorno al 3-5° anno di età, in funzione della grandezza delle piante all’impianto e alla velocità di accrescimento che presentano; se necessario, prima della loro eliminazione possono essere raccorciate per ridurre la competizione con le branche principali scelte. La graduale riduzione delle branche soprannumerarie è molto importante, perché un loro eccessivo numero nelle piante adulte favorirebbe un progressivo spostamento della vegetazione nelle parti alte della chioma e un parallelo spogliamento delle porzioni basse della stessa, come conseguenza dell’elevato numero di cime, che sono molto competitive nell’attrarre assimilati, e del maggiore ombreggiamento che la più densa vegetazione in alto determinerebbe su quella in basso. Durante l’allevamento, occorre evitare la biforcazione (dicotomia) delle branche principali perché ciò aumenterebbe il numero di cime, determinando una situazione simile a quella che si ha con un eccessivo numero di branche principali. Nelle varietà a portamento pendulo, per formare le branche principali bisogna scegliere i rami relativamente più eretti onde evitare la formazione di una chioma eccessivamente ricadente; viceversa, nelle varietà assurgenti bisogna scegliere i rami inclinati verso l’esterno per favorire l’apertura della chioma. Man mano che le branche primarie crescono si dovrà favorirne il rivestimento con branche secondarie, lateralmente e all’esterno, mentre verso l’interno si lasceranno corte e deboli branchette, distribuite in maniera da non ombreggiarsi reciprocamente. Le branche secondarie devono avere un angolo di inserzione rispetto alla verticale maggiore di quelle principali, in maniera da mantenere facilmente la gerarchia tra branche primarie e secondarie, e una lunghezza decrescente passando dall’apice alla base della chioma. Si deve promuovere lo sviluppo delle branche principali fino a un’altezza da terra di 4-5 m. Ciò deve essere fatto operando pochissimi tagli per mantenere la cima relativamente leggera, ma non spoglia, e per eliminare possibili concorrenti al prolungamento scelto. Durante tutto il periodo di allevamento dovranno essere rimossi gli eventuali succhioni vigorosi che, comunque, dovrebbero essere pochi se si applica una potatura di limitata intensità.

Globo. Si procede come per il vaso allevando però un numero maggiore di branche principali (4-5) e facendo crescere branche secondarie anche nella parte interna di quelle principali. Queste ultime si fanno sviluppare fino a un’altezza di 4,5-5 m. Nella parte interna della chioma, si eliminano i succhioni vigorosi e si allevano le branche secondarie in maniera da dare alla chioma una forma globosa.

Monocono. Per l’impianto si usano piante alte almeno 0,7-1 m con cima integra e ramificazioni laterali lungo il fusto. Nei primi anni, si deve favorire l’accrescimento in altezza del fusto mantenendo la cima verticale con opportune legature e controllando la vegetazione laterale, mediante l’eliminazione delle ramificazioni troppo vigorose (angolo di inserzione stretto e diametro relativamente elevato), soprattutto quelle in prossimità della cima. Allo stesso tempo, progressivamente, si devono asportare le ramificazioni basali sul fusto fino ad avere al 5-6° anno una porzione libera da vegetazione alta 1-1,2 m. La cima deve sempre essere mantenuta ben evidente e relativamente leggera, attraverso opportuni sfoltimenti. Se la cima fosse danneggiata o indebolita dovrebbe essere sostituita tempestivamente legando verticalmente al tutore il ramo sottostante più vigoroso. Le branche primarie devono essere allevate con angolo molto aperto (tendente all’orizzontale) ed essere disposte regolarmente intorno al fusto e ben distanziate in senso verticale, in maniera da evitare un ombreggiamento reciproco; l’inclinazione può essere aumentata sostituendo la cima con rami laterali più inclinati. Ciascuna branca principale va fatta rivestire di branche secondarie lateralmente e inferiormente. Ogni anno devono essere eliminati i succhioni che solitamente si formano, anche numerosi, sul dorso delle branche principali a causa della loro elevata inclinazione.

Asse centrale. Si usano piantine di 6-7 mesi di età alte 30-40 cm. All’impianto, gli olivi vanno assicurati a tutori (generalmente di bambù) collegati alla struttura di sostegno (fili e pali). Per 3-4 anni occorre promuovere lo sviluppo del fusto sia diradando i rami laterali prossimi alla cima, sia assicurando questa al tutore per garantirne la crescita verticale. Già nei primi anni occorre eliminare i succhioni e i polloni e, progressivamente, i rami nella parte basale del fusto (fino a 50-70 cm di altezza da terra). Parallelamente, è necessario contenere lo sviluppo della vegetazione verso l’interfilare.

Epoca
Gli interventi cesori vanno fatti in estate e/o in inverno. Nel primo e nel secondo anno gli eventuali interventi sui germogli (per es. cimatura) vanno fatti in primavera.

Intensità
Durante tutto il periodo di allevamento, occorre limitare al minimo indispensabile i tagli che, comportando l’asportazione di parte della già limitata superficie fogliare, rallentano l’accrescimento e l’entrata in produzione delle piante. Indicativamente, annualmente, non si dovrebbe eliminare più del 10-20% della vegetazione.

Potatura di produzione

Con la potatura di produzione si deve mantenere la forma impostata nella fase di allevamento, contenere lo sviluppo della chioma nello spazio a disposizione e ottenere e mantenere un ottimale equilibrio tra l’attività vegetativa e quella produttiva. Questo equilibrio si persegue proporzionando l’entità dei rami da asportare (e quindi la potenzialità produttiva) allo stato nutrizionale della pianta e favorendo la buona illuminazione e aerazione di tutta la chioma. Con la potatura di produzione, inoltre, si eliminano le parti danneggiate o attaccate da parassiti. In linea generale si devono effettuare prima i tagli grossi e poi quelli di minor diametro, in maniera da avere una migliore percezione della densità della vegetazione rimasta man mano che si procede con la potatura.

Fasi, modalità e tecniche nelle diverse forme di allevamento

Vaso. Le principali operazioni da eseguire sono le seguenti. – Eliminazione dei polloni sulla ceppaia. Se presenti in numero elevato occorre interrogarsi sulla causa. Spesso ciò è conseguenza di una potatura di eccessiva intensità o di forti danneggiamenti subiti dal tronco o dalla chioma. Anche eccessive concimazioni azotate e/o irrigazioni possono contribuire allo sviluppo di numerosi polloni. – Correzione di eventuali difetti di impostazione scheletrica (per es. eliminazione di branche soprannumerarie e/o deformi o malate). – Asportazione dei succhioni vigorosi soprattutto sul dorso delle branche principali. I succhioni vigorosi sono utili solo quando servono a ricostituire parti strutturali della chioma (per es. branche) che, per qualche motivo (attacchi parassitari, danni meccanici da vento ecc.), sono state danneggiate, oppure per riportare nella giusta inclinazione branche eccessivamente aperte. La branca o la porzione di essa da sostituire con il succhione, se non è completamente danneggiata, può essere mantenuta per 1-2 anni insieme al succhione prima di essere eliminata. I succhioni deboli, almeno in parte, vanno lasciati sia per avere un più regolare accrescimento delle branche e una maggiore vitalità della loro parte dorsale, sia per formare delle piccole branchette che in numero limitato possono essere tenute all’interno delle branche principali, sia per ridurre i tempi di potatura (soprattutto se si opera da terra con strumenti ad asta). I succhioni poco vigorosi inseriti lateralmente alle branche principali vanno trattati con molta attenzione perché possono essere utilizzati per formare branche secondarie in parti di chioma rimaste spoglie. I succhioni lasciati, non utili al rinnovo vegetativo e che crescendo diventano dannosi, saranno eliminati nella potatura successiva. Come per i polloni, anche per i succhioni, se presenti in numero elevato, occorre interrogarsi sulle cause della loro formazione. In aggiunta a quelle viste per i polloni, anche un angolo di inserzione delle branche principali molto aperto o un ombreggiamento delle parti esterne della chioma (per es. dovuto a densità di impianto troppo elevata) favoriscono lo sviluppo di succhioni. Quando, a seguito di potature eccessive, la pianta emette numerosi succhioni, è opportuno non eliminarli tutti, ma solo quelli più vigorosi, in maniera da ripristinare l’equilibrio vegeto-produttivo. – Esecuzione dei tagli di ritorno sulle branche principali. Il ridimensionamento della chioma è finalizzato a evitare un reciproco ombreggiamento fra le piante, ad agevolare l’esecuzione della stessa potatura e della raccolta (evitando un eccessivo sviluppo in altezza delle piante), a non avere un eccessivo accumulo di legno e a mantenere un’adeguata rigidità della struttura, utile per la raccolta meccanica. I tagli di ritorno si fanno in corrispondenza di una ramificazione laterale solitamente inserita verso l’esterno, ma se ne può scegliere una verso l’interno se la branca tende ad allargarsi troppo per eccessiva inclinazione. In questa fase, si correggono anche eventuali squilibri nello sviluppo delle branche principali, attraverso tagli di ritorno su quelle più alte. Tuttavia, se c’è una forte disparità non bisogna abbassare fortemente la chioma per riportarla all’altezza della branca più corta, bensì, accanto all’esecuzione di non eccessivi tagli di ritorno sulle branche più alte, va favorito lo sviluppo della branca più corta deviando la sua cima su una ramificazione più verticale. Le cime delle branche principali devono essere evidenziate ma non spoglie. Se troppo dense devono essere alleggerite per evitare l’ombreggiamento e la concorrenza nei confronti della parte sottostante. Non devono essere fatti tagli sui singoli rami per ricercare una forte regolarità geometrica. Si deve evitare la biforcazione (dicotomia) delle branche principali perché ciò, di fatto, aumenterebbe il numero di cime, con il rischio che la chioma tenda a sfuggire verso l’alto. – A partire dalla cima delle branche principali, si interviene sulle branche secondarie eliminando quelle non ben distanziate, che determinano forti addensamenti di vegetazione, e quelle indebolite/danneggiate, anche da attacchi parassitari, e raccorciando quelle che si sono allungate troppo. La lunghezza delle branchette lasciate deve essere crescente dall’alto verso il basso, in maniera da dare conicità alla branca primaria. Non si deve esagerare nella ricerca di una regolarità geometrica. – Nelle branche fruttifere, si elimina la vegetazione delle zone esaurite e si eseguono dei diradamenti sulle altre zone. L’intensità del diradamento è molto importante e deve essere scelta oculatamente (un’eccessiva intensità di potatura limita fortemente la produttività dell’oliveto). Particolare attenzione deve essere data al rilascio di succhioni deboli (maschioncelli) per rinnovare e riportare indietro la vegetazione. Le branchette fruttifere esaurite sono presenti in maggior quantità nella parte basale della chioma e riconoscibili perché defogliate e con pochi e corti germogli. Nell’eseguire i sopraccitati diradamenti, non si deve intervenire su singoli rametti ma su branchette o porzioni importanti di esse e ciò diventa più facile se le branche fruttifere nelle diverse zone della chioma vengono considerate nel loro insieme e non singolarmente: è preferibile tagliare una branchetta su una branca fruttifera e niente su quelle accanto piuttosto che eliminare porzioni più piccole su tutte. In caso di raccolta meccanica con vibratore del tronco, le branche secondarie devono essere tenute più numerose e corte e senza bruschi cambi di direzione (colli d’oca) e, soprattutto se il vibratore è abbinato a un telaio intercettatore a ombrello rovescio, le pendaglie nelle porzioni basali della chioma devono essere eliminate ma, parallelamente, occorre consentire un relativo maggiore sviluppo in altezza delle piante, in maniera da non ridurre il volume fruttificante della stessa. In caso di raccolta manuale o agevolata è importante contenere lo sviluppo in altezza delle piante sotto 4-4,5 m e, per avere un buon volume di vegetazione fruttificante, favorire la formazione di una chioma relativamente più espansa, permettendo un maggior allungamento delle branche secondarie, e con una buona presenza di pendaglie nelle porzioni basali della stessa.

Globo. La potatura di produzione è simile a quella descritta per il vaso. Si eseguono tagli di ritorno sulle branche principali e laterali per evitare un eccessivo sviluppo in altezza e laterale dell’albero. Si diradano le branche secondarie che determinano un eccessivo affastellamento della vegetazione, si rinnovano quelle esaurite e si eliminano i succhioni vigorosi. È molto importante contenere l’infoltimento della parte interna e alta della chioma, che causerebbe un eccessivo ombreggiamento e favorirebbe attacchi parassitari.

Monocono. È molto importante eseguire il taglio di ritorno e l’alleggerimento della cima dell’asse centrale e delle branche principali, in maniera da mantenere la forma conica e da non avere un eccessivo sviluppo in altezza e in larghezza della chioma, che creerebbe nelle zone interne della stessa un forte ombreggiamento e ridurrebbe l’efficienza dei vibratori del tronco per la raccolta meccanica. Annualmente, si eliminano gli eventuali polloni e i succhioni, si diradano/accorciano le branche secondarie e si rinnovano quelle esaurite. In alcuni casi, per evitare che la cima del fusto si sviluppi eccessivamente in altezza e che le branche primarie si allunghino troppo, può essere necessario eseguire, periodicamente, una potatura energica per riportare indietro la vegetazione.

Asse centrale. Quando l’altezza delle piante supera quella compatibile con l’uso della macchina scavallatrice per l’esecuzione della raccolta, si abbassa la chioma con un intervento di potatura meccanica (topping) effettuato con barra falciante. Gli interventi da eseguire successivamente sono il rinnovo ciclico delle branche laterali, l’accorciamento delle branche che si sviluppano oltre un metro verso l’interfilare, l’eliminazione dei succhioni e delle branche con un diametro di oltre 3-4 cm (che, essendo rigide, possono provocare problemi alla macchina utilizzata per la raccolta) e lo sfoltimento delle zone più dense della chioma. Questi interventi, essendo selettivi, non possono essere effettuati meccanicamente e quindi devono essere eseguiti manualmente o con l’ausilio di attrezzature agevolatrici (pneumatiche o elettriche).

Turno
Il turno, cioè la frequenza con cui si attua la potatura, può essere annuale, biennale o poliennale. La potatura annuale può consentire di contrastare l’alternanza di produzione e garantisce ottimali livelli di arieggiamento e illuminazione della chioma e una tempestiva eliminazione delle parti attaccate da parassiti. La potatura annuale spesso induce l’olivicoltore ad asportare un’eccessiva quantità di vegetazione rispetto alla potenzialità produttiva dell’albero e presenta dei costi relativamente elevati per la sua esecuzione. Però, se si applicano criteri e tecniche di semplificazione, i tempi di potatura possono essere significativamente ridotti e, se l’intensità è quella giusta, si ha un’abbondante e costante produzione e una struttura delle piante ottimale per la meccanizzazione della raccolta. La potatura biennale è piuttosto energica e si effettua dopo l’anno di carica; eventualmente, nell’anno di non potatura si può eseguire un sommario intervento per eliminare i succhioni e le parti malate. In genere, il turno biennale comporta minori costi di quello annuale, ma anche tagli più grossi e a volte maggiore alternanza. I risultati sono migliori in condizioni ambientali e colturali favorevoli, dove l’olivo vegeta bene anche nell’anno in cui non è potato, e con cultivar caratterizzate da chiome non dense e/o poco suscettibili all’occhio di pavone; in queste condizioni il turno biennale non causa diminuzioni significative della produzione né grandi problemi per la raccolta meccanica e può quindi costituire un buon compromesso fra risultato tecnico e costi. Per consentire interventi e produzioni aziendali costanti negli anni si può potare la metà degli alberi un anno e l’altra metà l’anno seguente e così via. La potatura poliennale è molto energica e si attua ogni tre o più anni; si accentuano gli inconvenienti descritti per il turno biennale e in più si ha un precoce invecchiamento dell’albero. È sconsigliabile in condizioni ambientali non ottimali e con varietà a portamento assurgente e sensibili all’occhio di pavone. Si applica solitamente in piante di grandi dimensioni dove l’esecuzione della potatura è particolarmente difficoltosa.

Epoca
La potatura di produzione è eseguita durante il riposo vegetativo. Si può intervenire anche in estate per eliminare i succhioni e i polloni. Nelle zone miti (per es. Sud Italia e Isole) la potatura invernale può essere effettuata successivamente alla raccolta a marzo, mentre in quelle relativamente fredde (per es. zone interne del Centro Italia) è preferibile attuarla da metà febbraio ai primi di aprile (periodo ottimale marzo), dopo il periodo più freddo, iniziando dalle zone meno soggette alle gelate (più riparate). In effetti, la potatura precoce (novembre-metà febbraio), inducendo un precoce risveglio primaverile, può rendere gli alberi più sensibili alle basse temperature. La potatura eseguita tardivamente, in aprile-maggio, ha un effetto deprimente sullo sviluppo dei germogli a causa della perdita, con la vegetazione asportata, delle sostanze nutritive già traslocate dai siti di riserva (radici, tronco, branche principali) alla chioma e che, invece, rimangono completamente a disposizione della nuova vegetazione se la potatura è fatta prima della loro traslocazione. Pertanto, la potatura tardiva può avere un’utilità solo in olivi molto vigorosi per ridurre l’attività vegetativa, con positivi effetti su quella produttiva. L’eliminazione estiva dei succhioni va effettuata in luglio-agosto, quando cessa la loro capacità di riformarsi. Tuttavia, quando i succhioni non causano particolari problemi di ombreggiamento e affastellamento della vegetazione, è preferibile eliminarli con la potatura invernale sia per ridurre i costi di potatura, evitando un doppio intervento, sia perché da agosto in poi i succhioni, arrestando il loro accrescimento, possono diventare strutture attive per il complessivo bilancio energetico dell’albero.

Intensità
L’intensità di potatura rappresenta uno dei fattori che più influenzano l’equilibrio vegeto-produttivo delle piante. L’intensità di potatura è corretta quando determina un equilibrato sviluppo dell’apparato aereo e radicale, che consente un’elevata funzionalità della chioma e una fruttificazione correlata alle disponibilità nutrizionali. In pratica, questo equilibrio è raggiunto se si ha la formazione di numerosi germogli di media lunghezza (20-60 cm a seconda della cultivar), a portamento semi-assurgente, orizzontale o pendulo, che daranno una buona produzione nell’anno successivo (costanza produttiva), e un limitato sviluppo di succhioni. Una potatura troppo blanda determina un’eccessiva densità della vegetazione, e quindi un elevato ombreggiamento e una maggiore suscettibilità ai parassiti, una diminuzione della grandezza dei frutti e del loro contenuto in olio e una riduzione dell’attività vegetativa (pochi e corti germogli). Una potatura troppo intensa induce un forte germogliamento (germogli molto vigorosi), lo sviluppo di numerosi succhioni e polloni e una riduzione dell’attività produttiva. L’applicazione di un’eccessiva potatura rispetto alle reali necessità rappresenta un errore piuttosto diffuso e ciò nel medio-lungo periodo determina anche un generale indebolimento dell’albero. L’idonea intensità di potatura dipende dall’età delle piante, dal turno e dall’entità della produzione dell’anno precedente. In piante vecchie è opportuno aumentare l’intensità per stimolare un adeguato sviluppo dei germogli. All’aumentare del turno, da annuale a biennale o poliennale, occorre applicare una potatura di intensità crescente. Dopo un anno di scarica, in previsione di un’elevata produzione, la potatura dovrebbe essere intensa per ridurre il numero di gemme a fiore e quindi la produzione potenziale, in maniera da stimolare l’attività vegetativa utile per la produzione dell’anno successivo, contrastando così l’alternanza di produzione. All’opposto, dopo un anno di carica, in previsione di una scarsa produzione, la potatura dovrebbe essere leggera per non ridurre il già limitato numero di gemme a fiore. Tuttavia, spesso si preferisce agire in maniera opposta, cioè potare poco dopo un’annata di scarica, in modo da sfruttare al massimo il successivo anno di carica e potare molto dopo un’annata di carica per consentire all’albero di riformare un’adeguata quantità di germogli. Ciò esalta l’alternanza, ma consente di ottenere il massimo rendimento nelle annate favorevoli. A riguardo è da considerare che nell’olivo, a differenza delle altre specie da frutto, l’elevata carica non determina una riduzione della qualità dell’olio e quindi del valore del prodotto.

Potatura di riforma, di risanamento e di ringiovanimento

In condizioni di dimensioni e altezza della pianta eccessive, di porzioni di chioma danneggiate da agenti meteorici/parassiti o invecchiate è necessario intervenire con una potatura straordinaria, effettuando tagli consistenti per ricostituire la chioma. Uno dei casi più frequenti è rappresentato da piante non potate per lungo tempo (perdita della forma d’allevamento), con branche primarie che sono diventate di lunghezza eccessiva e con grossi succhioni nella parte centrale, che creano una folta vegetazione nella porzione alta della chioma, con conseguente forte ombreggiamento di quella basale che, di conseguenza, deperisce progressivamente. In funzione dello stato dell’albero, si può intervenire in modo graduale negli anni oppure con grossi tagli in un solo intervento. Nel primo caso vanno recuperate le gerarchie coniche nelle branche principali eliminando i succhioni e gli sdoppiamenti e, procedendo dall’alto verso il basso, raccorciando le branche principali e quelle secondarie che si sono allungate in modo eccessivo verso l’alto e lateralmente. Nel secondo caso, si provvederà a un forte raccorciamento delle branche primarie e di quelle secondarie sottostanti. In occasione di gravi danni provocati da insetti o patogeni, da gelo o rotture causate da eventi nevosi, si procede alla potatura di risanamento eliminando le porzioni danneggiate. Se la potatura di risanamento è intensa, è preferibile contenere la normale potatura sulle altre porzioni di chioma per evitare risposte vegetative eccessive. Quando tutta la porzione aerea della pianta risulta fortemente danneggiata, è preferibile fare ricorso alla ceduazione (taglio al ciocco) per ricostituire l’albero utilizzando i polloni che si sviluppano dal pedale. Nel caso di piante molto invecchiate si assiste a una perdita dell’organizzazione gerarchica delle diverse porzioni della chioma e a un eccessivo accumulo di legno rispetto alla massa fogliare. La nuova vegetazione è stentata, soprattutto nelle porzioni basali della chioma, e fortemente spostata verso l’esterno, per l’elevata lunghezza delle branche secondarie. In questo caso si rende necessaria una potatura di ringiovanimento con tagli energici per stimolare l’attività vegetativa e quindi rinnovare le porzioni invecchiate utilizzando i succhioni di neoformazione. La potatura straordinaria va effettuata prima della ripresa vegetativa in modo tale da utilizzare al massimo le riserve accumulate dalla pianta. Nei 2-4 anni successivi all’intervento, si deve lasciare la gran parte della vegetazione prodotta, in maniera da ripristinare il rapporto aereo-radicale, e quindi la potatura deve essere limitata all’eliminazione dei polloni e dei succhioni più vigorosi soprattutto nella parte interna della chioma. Un caso particolare di intervento di potatura, molto utilizzato in passato, è la “slupatura”, che consiste nell’asportare il legno cariato (lupa) dalla struttura legnosa (pedale, tronco e grosse branche) con appositi strumenti di taglio. Oggi, tale pratica non viene più effettuata poiché richiede manodopera specializzata e tempi di esecuzione molto lunghi e quindi è molto costosa. La sua applicazione rimane di interesse per esemplari secolari a uso ornamentale.


Coltura & Cultura