Volume: l'uva da tavola

Sezione: coltivazione

Capitolo: forme di allevamento

Autori: Donato Antonacci

Introduzione

Nella viticoltura da mensa, la forma di allevamento deve consentire la migliore utilizzazione delle risorse ambientali (luce, acqua, terreno), in modo da rendere possibile il conseguimento di adeguati standard quanti-qualitativi della produzione. Gli obiettivi conseguibili con la migliore scelta della forma di allevamento si possono così riassumere: – ottimizzare la captazione dell’energia solare e quindi una maggiore efficienza nell’attività fotosintetica e nella ripartizione degli elaborati nella pianta; – massimizzare le caratteristiche genetiche della varietà per gestirne al meglio le potenzialità produttive (per esempio differenziazione a fiore, allegagione e maturazione); – consentire la meccanizzazione delle operazioni colturali per limitare i costi di produzione. – un’adeguata distribuzione nello spazio e un razionale carico di gemme per pianta; – favorire condizioni micro-climatiche che permettano un miglior controllo delle malattie parassitarie. Rispetto alla fotosintesi, c’è da ricordare che della radiazione incidente in linea di massima solo l’1% viene convertito in fotosintetati, anche perché solo poche foglie si trovano in pieno sole. Affinché vi sia una maggiore produzione di zuccheri, la forma di allevamento deve consentire ampie superfici fogliari esposte, riduzione dell’energia persa sul terreno, architetture fogliari di ridotto spessore per limitare il numero di foglie poco illuminate, migliore condizione di microclima per la fotosintesi (temperatura, umidità). In base alle potenzialità della cultivar, ognuna di questa presenta delle differenze di comportamento di tipo morfologico e fisiologico, che il sistema di allevamento deve assecondare. Un esempio nell’uva da tavola si ha per quelle varietà, soprattutto apirene, caratterizzate da una bassa fertilità delle gemme basali, per le quali sono da sconsigliare sistemi di potatura corti. La forma di allevamento, inoltre, deve consentire grappoli liberi dalla vegetazione, ma protetti dall’insolazione diretta, che potrebbe arrecare ustioni agli acini, e distribuiti in modo regolare in un corretto equilibrio con la superficie fogliare foto-sintetizzante. In funzione degli aspetti esaminati, è possibile suddividere le forme di allevamento in diversi modi: 1) a seconda dell’altezza del fusto: – bassa (fino a 0,8-1,2 m), come alberello, Guyot, cordone speronato; – media (da 1,2 a 1,6 m), come Sylvoz, Casarsa, cordone libero; – alta (oltre 1,6 m), come raggi, pergole a tetto obliquo, pergole a tetto orizzontale (tendone, parral); 2) a seconda del tipo di potatura: – corta, come alberello, cordone speronato, cordone libero, GDC; – mista, come Guyot e Casarsa; – lunga, come Sylvoz, pergole e tendone; 3) a seconda dell’espansione vegetativa: – forme contenute; – forme espanse. Sia le forme contenute sia quelle espanse permettono di praticare un sistema di potatura corto o lungo, con un’adeguata carica di gemme, che in considerazione della distribuzione influenza il sesto di impianto e, conseguentemente, il numero di ceppi per ettaro e la loro distribuzione sulla superficie. È chiaro che la forma di allevamento condiziona il metabolismo delle piante e conseguentemente l’equilibrio vegeto-produttivo, per il quale risulta importante la disposizione delle foglie rispetto all’uso delle risorse climatiche, e la posizione dei grappoli, che devono essere ben separati in modo da avere un buon arieggiamento e lo spazio giusto per effettuare gli interventi di diradamento, necessari per conseguire uno standard quanti-qualitativo adeguato. La migliore disposizione dei grappoli, inoltre, permette la maggiore efficacia della loro protezione dai parassiti e, pertanto, la diminuzione del fabbisogno di interventi di difesa, migliorando la sostenibilità della produzione, senza trascurare i riflessi sul costo di produzione. In viticoltura da mensa, in Italia, le forme di allevamento praticate si possono raggruppare in quattro categorie che, in ordine di espansione crescente, sono: – ad alberello; – a controspalliera; – a pergola a tetto disunito o pergoletta; – a pergola a tetto unito o tendone. Le prime due forme, molto utilizzate nel lontano passato, sono attualmente poco diffuse. In passato in Sicilia, precisamente nella zona di Mazzarrone, la forma ad alberello è stata utilizzata per la varietà Alphonse Lavallée, con viti allevate a 2-3 branche, ognuna con 1-2 speroni, con vegetazione legata a un palo. Sempre in Sicilia, nella zona di Vittoria e Mazzarrone, per la varietà Cardinal è stata praticata la controspalliera, sfruttata per la forzatura per l’anticipo della raccolta mediante l’uso di teli di plastica. Questa struttura è composta da pali infissi nel terreno ogni 6-10 m, che portano 3 fili di ferro a differenti altezze da terra, il primo a 50-80 cm, il secondo a 30-40 cm dal primo e il terzo a 30-40 cm dal secondo. Le viti vengono potate a cordone speronato o a Guyot. Queste forme di allevamento, compresa la pergoletta, sono indicate per ambienti piuttosto poveri, con ridotti apporti idrici, per cui la vite non può avere molta vigoria. Le forme contenute hanno dati ottimi risultati per la coltivazione della Baresana in Puglia. In Italia, lo sviluppo della viticoltura per la produzione di uva da tavola ha ricevuto un importante contributo dalla realizzazione del sistema di allevamento a pergola a tetto orizzontale, chiamato tendone, con alcune modifiche apportate nel tempo (sistema Puglia). Tale sistema di allevamento, sviluppatosi particolarmente in Puglia, è caratterizzato da sesti ampi e sviluppo orizzontale della vegetazione. Attualmente, il sistema di allevamento più diffuso è quello denominato tendone a doppio impalco tipo Puglia, modificato realizzando il doppio impalco e per consentire superiormente l’apposizione di teli plastici per la coltivazione protetta. Tale sistema si è diffuso per gli innumerevoli vantaggi (elevata captazione dell’energia radiante, separazione fra produzione e vegetazione, facilità di attraversamento nei due versi da mezzi e persone, adattabilità alla coltivazione protetta per anticipo e posticipo della raccolta ecc.). Di seguito, alcuni aspetti specifici per forme di maggiore interesse in Italia.

Pergoletta

La forma di allevamento a pergoletta ha avuto un certo interesse negli anni ’80-’90, iniziata a diffondersi tra i nostri viticoltori allorquando questi, per produrre per l’anticipo e il posticipo con l’ausilio di teli di plastica, necessitavano di una forma di allevamento che agevolasse queste tecniche. Questa forma si presta anche all’uso di macchine agevolatrici della raccolta. Per realizzare la pergoletta, nella pratica possono essere utilizzate diverse sagome (circolari, triangolari ecc.) per sostenere i fili di ferro disposti in due palchi; tutte servono per consentire l’applicazione dei capi a frutto sul palco inferiore, mentre l’apparato fogliare si dispone nella parte superiore. Per questa forma si utilizzano sesti d’impianto, numero di ceppi per ettaro e carichi di gemme molto simili a quelli del tendone. C’è una difficoltà maggiore nella gestione del verde allorquando si ha a che fare con varietà vigorose, che può portare a uno squilibrio, in quanto potrebbero risultare necessarie diverse legature e cimature. Da un punto di vista strutturale la pergoletta è costituita, nella versione doppio impalco tipo Puglia, da pali posti uno per vite, solitamente di calcestruzzo armato precompresso, della lunghezza di 2,2 m di cui 1,5 m fuori terra, con una sagoma metallica nella zona terminale, posta di traverso al filare, sulla quale sono disposti i fili di ferro, su due palchi, necessari per sostenere gli organi vegeto-produttivi. La tecnica della forzatura per l’anticipo della raccolta si realizza avvolgendo a fine inverno, nella fase fenologica del pianto (fine febbraio-primi di marzo) la parte aerea della vite in un tunnel di plastica, che determina delle temperature medie maggiori dell’aria all’interno del tunnel, che consentono alla vite l’inizio anticipato del periodo vegetativo, precocizzazione della fioritura e della raccolta. L’eliminazione dei teli viene effettuata dopo circa 1 mese dall’inizio del germogliamento. Questa tecnica consente un anticipo della raccolta di circa 20 giorni, rispetto al pieno campo. Dato che con questa tecnica si utilizza plastica molto sottile e in quantità limitata, i costi di gestione sono inferiori rispetto a quello del tendone. Questa forma è idonea anche per il ritardo della raccolta, in questo caso il telo di plastica verrà posto solo superiormente, in modo da evitare che le piogge bagnino l’uva.

Tendone

La forma di allevamento a tendone si adatta a condizioni pedoclimatiche più ricche e permette di utilizzare tutte quelle tecniche colturali capaci di aumentare la vigoria della pianta (irrigazione, fertilizzazione, elevato carico di gemme). Tale condizione risulta fondamentale nella viticoltura da mensa, in quanto per l’uva da tavola si richiede la produzione di bacche di un certo peso, aspetto condizionato dallo sviluppo in verde della pianta, favorito da una giusta vigoria. Infatti, nella fase di accrescimento in verde, l’acino è considerabile come organo vegetativo, in quanto come le foglie è in grado di effettuare la fotosintesi. Dall’invaiatura in poi, quando l’acino inizia ad accumulare zuccheri, la vigoria potrebbe essere negativa, tranne nel caso di tendoni di uva da tavola sottoposti alla tecnica di coltivazione protetta per il posticipo della raccolta, per i quali una certa attività vegetativa risulta importante per conservare al meglio l’uva sulla pianta fino alla raccolta. Questa forma di allevamento non è altro che la forma a pergola con tetto orizzontale chiuso, alto da terra circa 2 m, caratterizzata dalla percorribilità incrociata che facilita lavorazioni, difesa fitosanitaria e raccolta. Nella versione tradizionale, questa forma si realizza utilizzando un sesto di impianto in quadro con lato variabile, generalmente, da 2 a 3 m. L’intelaiatura è formata da pali che alla sommità portano fili di ferro di diverso calibro, che formano un reticolo su base quadrata con lato di circa 50 cm. I fili di ferro sistemati presentano diversi diametri: – i fili sui pali sono del n. 18, su questi si sistemano i capi a frutto; – quelli del reticolo più fitto sono del n. 12. Tutti questi fili sono sostenuti in periferia da una “corona” costituita da un filo di ferro variabile dal n. 20 al n. 24, sostenuto e legato a pali angolari e di corona (pali di testata), in legno o in ferro, o cemento armato precompresso, a loro volta tenuti in sito da tiranti in filo di ferro, legati a una pietra o blocco in tufo o blocco di calcestruzzo, interrato alla profondità di circa 1 m. Può essere utilizzato anche un apposito ferro elicoidale. Lungo la corona, i pali di testata sono posti obliquamente e poggiano su una basola in calcestruzzo, fissati in sommità della corona. Il dispositivo delle forze che si scaricano sollecita questi pali solo come carico di punta, pertanto riescono a sopportare sforzi rilevanti anche con diametri non elevati. Lo sforzo fisico è assicurato dall’ancoraggio che trattiene il palo in sede con un filo di ferro del diametro del n. 22 legato in testa al palo da un lato e dall’altro al sostegno interrato, mentre la base del palo poggia su una basetta in calcestruzzo. Anche i pali angolari che poggiano su una basola in calcestruzzo, sono tenuti in sede da ancoraggi legati con filo di ferro alla sommità degli stessi, sul prolungamento di ciascuna delle due direzioni di sforzo.

Tendone a doppio impalco

La modifica più importante effettuata sul tendone è stata la realizzazione del doppio impalco, con cui si è separata la zona produttiva posta sul palco inferiore, dove si sistemano i capi a frutto della potatura invernale, dalla zona di vegetazione posta sul palco superiore a una distanza di circa 25 cm. Questa modifica mirava in primo luogo a ridurre significativamente eventuali danni primaverili da vento ai giovani germogli (particolarmente soggetti a scacchiatura quando hanno la lunghezza di alcune decine di centimetri e la base è ancora tenera), in quanto con il doppio impalco, a seguito di vento forte, si ha la rottura solo della parte apicale del germoglio, che viene sostituita da una gemma pronta. In questo caso i grappoli, situati nella parte basale del germoglio, sono salvaguardati. Poi sono emersi altri vantaggi: in primo luogo, l’ottimale separazione dei grappoli dalla zona vegetativa. La separazione che si determina fra la zona ospitante il fogliame e quella ospitante i grappoli consente a questi ultimi di crescere in un microclima migliore, meno umido. L’allontanamento delle foglie basali del germoglio, poi, impedisce a queste di provocare lucidature e abrasioni sugli acini, evitando così danneggiamenti degli stessi, con tutte le favorevoli conseguenze che questo comporta. Per sfruttare meglio i vantaggi del doppio impalco, si è modificato l’impianto in maniera da avere la disposizione dei grappoli su filari paralleli, senza perdere la percorribilità incrociata della pergola. Si è modificato il palco inferiore ponendo di traverso un filo di sostegno da 18 sul palo all’altezza del palco inferiore, poggiando su questo, di traverso, due fili paralleli, sui quali vengono alla potatura invernale poggiati i capi a frutto. Questi fili sono posti a una distanza laterale dal palo al massimo di ¼ della distanza fra i filari di viti, con un minimo di 50 cm. Si ottiene così tutta la serie di vantaggi correlati alla disposizione su filare della produzione, in una forma di allevamento a tetto orizzontale, che ottimizza il rapporto delle foglie con l’ambiente.

Tendone a doppio impalco tipo Puglia

Per poter sopperire ad alcune esigenze come quelle connesse con la bassa fertilità di alcune varietà specialmente per le gemme basali del capo a frutto, frequente in molte varietà di uva da tavola apirene, insieme con la necessità di impiantare un sufficiente numero di ceppi per evitare decurtazioni produttive, si è realizzato il “tendone a doppio impalco tipo Puglia caratterizzato dall’avere il sesto differenziato, non più in quadro. Infatti, con sesti a rettangolo (avente lato minore pari a 2,2-2,5 m e lato maggiore pari a 2,7-3,5 m) si possono soddisfare le esigenze prima riportate, nonché assicurare la giusta disposizione dell’impianto irriguo, l’ottimale distribuzione dei grappoli (aspetto che facilita le operazioni colturali su di essi), nonché la migliore difesa dai parassiti. Il sesto d’impianto, quindi, deve prevedere distanze tra le viti tali da garantire uno sviluppo vegetativo adeguato alla vigoria di ciascuna varietà, con densità delle piante compresa fra le 1100 e le poco più di 2000 viti per ettaro. Chiaramente, le distanze maggiori fra le viti si utilizzano per le varietà più vigorose e per ambienti di più alta fertilità agronomica. Viceversa, le distanze minori si utilizzano per i vitigni meno vigorosi e per ambienti a minore fertilità agronomica. Tra gli accorgimenti da tenere in considerazione, si ricorda la sfasatura tra i fili del doppio palco per evitare che i grappoli e gli acini possano sfregare, con giornate ventose, sul filo più basso o sui tralci, con conseguente deturpamento della qualità degli acini (bisogna evitare che sul palco superiore coincida un filo di ferro esattamente sopra al filo ospitante il capo a frutto del palco inferiore, in modo che i germogli assumano, fra i due palchi, una disposizione obliqua e non verticale).

Ipsilon trasversale

Una forma di allevamento a pergola a tetto obliquo, praticata per l’uva da tavola, è l’ipsilon trasversale, utilizzata in Australia, Sudafrica, California, Israele ecc. sotto il nome di gable trellis system, nella versione a tetto chiuso o aperto. Questa forma permette di sostenere un elevato numero di germogli e nello stesso tempo una buona esposizione dei grappoli alla radiazione solare. I germogli offrono una buona copertura dai raggi solari diretti evitando scottature agli acini. Questo sistema inoltre agevola alcune operazioni colturali quali la raccolta, le operazioni sul grappolo, la potatura verde. Nella forma più classica l’allevamento a Y (standard gable trellis se a tetto chiuso o open gable trellis se a tetto aperto) è composto da un palo verticale alto 120-140 cm sopra il terreno, da due braccia inclinate di 150-180 cm, messi a un angolo di 120° rispetto al palo. L’imbrancatura della pianta è a 120-130 cm dal suolo, il tralcio primario è sul primo filo, mentre i germogli si andranno a disporre sui fili successivi posti ognuno a 20-30 cm di distanza sulla superficie inclinata dell’Y, sino ad arrivare in cima. I sesti d’impianto sono 1-1,4 m e 3-3,5 m rispettivamente sulla fila e tra le fila. Negli ultimi anni, grazie alla migliore gestione della luce anche all’interno della chioma per aumentare la fertilità delle gemme, si sta diffondendo anche in Italia negli impianti con uve apirene. Diverse sono le modifiche apportate per migliorare lo standard produttivo, adattandole alle diverse varietà coltivate. Questi sistemi comprendono i cavi mobili per aiutare i germogli di posizione e stabilire zone distinte per la fruttificazione.

Nuovo sistema di allevamento per migliorare la produttività di uve da tavola poco fertili (PBS, pergola su binario stretto)

Di recente è stata proposta una forma di allevamento adatta per le varietà di uva da tavola apirene caratterizzate da bassa fertilità delle gemme, come le cultivar Crimson Seedless e Sugraone. Gli attuali sistemi di allevamento delle viti per la produzione di uva da tavola in Puglia presentano in genere alcune difficoltà nella gestione di capi a frutto molto lunghi. È stata quindi proposta una modifica del sistema di allevamento della vite, condotta sempre a pergola, per rendere più agevole la gestione dei capi a frutto nella produzione di uve apirene da tavola. La realizzazione del nuovo sistema è stata formulata tenendo conto anche della necessità di ridurre i costi di impianto e di gestione del vigneto. In Puglia, nel confronto fra il nuovo sistema di allevamento, denominato PBS, pergola su binario stretto, e il sistema di allevamento a tendone a doppio impalco tipo Puglia, analizzando, oltre che i parametri produttivi, anche i costi di impianto e i costi di gestione del vigneto, si è osservato che il sistema proposto ha permesso un miglioramento delle caratteristiche produttive, in particolare miglioramento della fertilità e della colorazione. Dopo 4 anni di sperimentazione, analizzando i costi è stato possibile rilevare la loro riduzione (di impianto e di gestione). Il sistema proposto è stato quindi realizzato in un vigneto per uva da tavola, sulle due cultivar apirene più diffuse, in Puglia: Crimson Seedless e Sugraone, allevate con sesto 2,35 × 2,85 m e altezza di 1,80 m. La nuova forma di allevamento è stata realizzata potando le viti a due o più capi a frutto, con due speroni di rinnovo. I capi a frutto sono stati potati da 15-18 fino a oltre 30 gemme, posizionati su due fili, posti alla stessa altezza da terra e passanti uno per lato del palo tutore. I due fili, rispetto al piano campagna, sono stati sistemati all’altezza di 150 cm. La scelta delle due varietà è stata fatta in funzione della fertilità reale (che nell’ambiente pugliese si aggira intorno a 0,5-0,7), con valori bassi rispetto alla media delle diverse varietà coltivate e con il grappolo posto abbastanza lontano dalla base del germoglio (7°-8° nodo). Infatti, un tale sistema per varietà con elevata fertilità reale (1,5-2) e con il primo grappolo posto circa al 3° nodo avrebbe creato un’eccessiva concentrazione dei grappoli in uno spazio ristretto e la loro sovrapposizione alla struttura di sostegno. È stata confermata la migliore distribuzione della vegetazione, con germogli che si sono sviluppati in una prima fase in maniera verticale, piegandosi poi obliquamente e poi orizzontalmente, lasciando liberi i grappoli da un lato e dall’altro del binario stretto. Il nuovo sistema, inoltre, ha permesso una maggiore illuminazione, con ricaduta positiva di questa sulla fertilità delle gemme. Inoltre, per le due cultivar in osservazione, Crimson Seedless e Sugraone, si è avuta anche una migliore uniformità e facilità di colorazione (ottima colorazione rossa della Crimson). Per il sistema di allevamento a pergola su binario stretto, PBS, è stato possibile evidenziare un risparmio in termini di manodopera impiegata per le operazioni manuali; con questo sistema non è stato necessario intervenire con le operazioni di sfogliatura solitamente previste per le uve da tavola durante la crescita in verde dell’acino e in maturazione. Il sistema PBS è auspicabile, in particolare, per le varietà di uve da tavola con scarsa fertilità, come alcune interessanti varietà apirene che nelle condizioni climatiche pugliesi mostrano problemi di bassa fertilità ma con ottima qualità dell’uva. Con la selezione dei germogli uviferi e con l’eliminazione dei germogli sterili è possibile ottenere dai due capi a frutto affiancati un cordone continuo di grappoli ben disposti e più facilmente gestibili (trattamenti ad azione morfogenetica, operazioni manuali al grappolo ecc.) rispetto ai tradizionali sistemi a pergola (tendone).


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