Volume: l'ulivo e l'olio

Sezione: coltivazione

Capitolo: fertilizzazione

Autori: Riccardo Gucci, Giovanni Caruso, Riccardo d'Andria

Elementi minerali

Gli elementi essenziali necessari alla crescita della pianta e insostituibili per il suo metabolismo vengono di solito suddivisi in macro e micro-elementi in base alle quantità richieste dalla pianta. In particolare, l’azoto (N), il fosforo (P), il potassio (K), lo zolfo (S), il calcio (Ca) e il magnesio (Mg) sono considerati macro-nutrienti, mentre il manganese (Mn), il ferro (Fe), il boro (B), lo zinco (Zn), il rame (Cu), il molibdeno (Mo), il cloro (Cl) e il nichel (Ni) sono micronutrienti. Le quantità richieste dalla pianta sono dell’ordine di alcuni punti percentuali (%) per i primi e di alcune parti per milione (ppm) per i secondi. La disponibilità dipende non solo dalla loro concentrazione, ma anche dalle caratteristiche del suolo. L’olivo non è particolarmente esigente per quanto riguarda il pH e la composizione chimico-fisica del suolo, ma risente negativamente di condizioni di asfissia radicale, che compromettono anche l’assorbimento degli elementi minerali. Preferisce terreni sciolti o di medio impasto e comunque ben drenati, mentre si adatta male ai terreni pesanti o eccessivamente argillosi. L’assorbimento di elementi nutritivi dipende dalla disponibilità di acqua nel suolo. Per poter essere assorbiti, gli elementi devono essere presenti in forma solubile nella soluzione circolante, da cui passano nelle radici secondo meccanismi diversi e in differente misura in corrispondenza delle varie zone della radice. La maggior parte degli elementi nutritivi viene assorbita in prossimità degli apici radicali mentre alcuni elementi, quali fosforo, potassio e calcio, possono essere assorbiti anche dalle parti suberificate della radice. La tecnica colturale, per esempio la gestione del suolo, può influire sulla disponibilità degli elementi nutritivi nel terreno. Gli oliveti sono di solito lavorati o diserbati chimicamente, ma vi è la tendenza a ridurre o evitare sia le lavorazioni sia il diserbo chimico. Un prato presente nell’interfila compete con l’olivo per l’umidità e gli elementi minerali, il che può portare a condizioni di stress idrico o nutrizionale. Allo stesso tempo, però, l’inerbimento arricchisce la dotazione del suolo in carbonio, stimola l’attività microbica grazie alla produzione di essudati radicali e migliora le caratteristiche fisiche del terreno (porosità, portanza ecc.). Questi aspetti positivi spiegano la tendenza attuale a consigliare l’inerbimento dell’oliveto, soprattutto in terreni in pendio, per evitare la perdita di suolo per erosione. Pertanto, se da un lato la copertura vegetale del suolo può competere con l’olivo per gli elementi minerali presenti nel terreno, dall’altro la produzione di essudati radicali da parte del manto erboso stimola l’attività microbica, consentendo maggiore disponibilità degli elementi per le radici degli alberi. L’utilizzazione dei nutrienti non avviene immediatamente dopo il loro assorbimento, in quanto questi possono essere impiegati per ricostituire le riserve dell’albero. L’assorbimento, il trasporto e lo stoccaggio in organi di riserva degli elementi minerali sono influenzati sia dalle condizioni ambientali sia dallo stadio fenologico dell’albero. In particolari periodi dell’anno la rimobilizzazione degli elementi dagli organi di accumulo verso gli organi in sviluppo può essere abbondante. L’azoto è l’elemento che influenza maggiormente lo sviluppo vegetativo e la capacità produttiva dell’olivo. Influisce direttamente sulla sintesi proteica e indirettamente sull’assimilazione del carbonio. Inoltre, stimola la formazione dei nuovi germogli, l’allegagione e lo sviluppo del frutto. È presente nel suolo in forma organica e per essere assorbito dalle radici deve essere degradato da parte dei microrganismi che lo rendono disponibile sotto forma ammoniacale o nitrica nella soluzione circolante. La forma ammoniacale viene trattenuta dalle particelle del terreno e può essere successivamente rilasciata, mentre il nitrato, a causa della sua elevata mobilità, è soggetto a fenomeni di lisciviazione. Le alte temperatura e le basse concentrazioni di ossigeno portano a perdite per volatilizzazione dell’azoto nitrico a seguito di denitrificazione. I sintomi di carenza di azoto nell’olivo si manifestano principalmente sulle foglie che risultano clorotiche e di ridotte dimensioni e in generale sulla pianta che presenta un ridotto accrescimento vegetativo. Inoltre, la fotosintesi netta e l’accumulo di carboidrati diminuiscono sensibilmente. Come è stato precedentemente accennato, l’azoto è caratterizzato da una notevole mobilità e il suo assorbimento dipende strettamente dall’umidità del suolo. Il grado di umidità del terreno influisce sulla concentrazione di azoto nelle foglie. Infatti, condizioni di deficit idrico, che si verificano nel periodo estivo negli oliveti, riducono sensibilmente l’assorbimento di questo elemento. L’irrigazione, al contrario, consente di mantenere un adeguato grado di umidità che permette un elevato assorbimento di azoto dal suolo. Le differenze di concentrazione di azoto nelle foglie tra olivi irrigati e non irrigati sono ampie nel periodo di raccolta, mentre si attenuano in inverno fino a scomparire in primavera. Infatti, per effetto delle precipitazioni autunno-invernali, la concentrazione di azoto fogliare ritorna a livelli pari a quelli di alberi irrigati anche in olivi privi di irrigazione nell’anno precedente. In primavera, sia negli oliveti irrigati sia in quelli in asciutto, si raggiungono anche le concentrazioni massime di azoto nelle foglie dove, a partire dall’allegagione e fino alla raccolta, la concentrazione di azoto diminuisce negli alberi non irrigati, mentre in condizioni irrigue l’azoto fogliare rimane pressoché invariato. Differenze si riscontrano anche in relazione all’età della foglia. Le foglie del germoglio presentano un contenuto in azoto superiore a quello delle foglie di un anno di età, ma l’andamento stagionale non cambia in funzione dell’età. In particolare, si osserva un abbassamento dei livelli di azoto durante la fase di pre-fioritura e fioritura, fino a raggiungere i valori minimi in corrispondenza delle ultime fasi di maturazione del frutto. Il fosforo è un costituente essenziale delle membrane cellulari ed è coinvolto in molti processi biochimici e fisiologici. Favorisce la fioritura, l’allegagione e la maturazione dei frutti. Le quantità di fosforo richieste dall’olivo sono modeste e solitamente soddisfatte dalla dotazione naturale del terreno. Fenomeni di carenza si possono verificare in terreni acidi dove il fosforo si lega al ferro e al calcio, andando incontro a fenomeni di immobilizzazione. La comparsa di sintomi esclusivi di carenza di fosforo è rara e pertanto scarsamente documentata in letteratura. Il potassio influisce sull’accumulo di olio nell’olivo. Infatti, oltre a svolgere un ruolo importante nella resistenza agli stress idrici e biotici, interviene direttamente nella sintesi dei glucidi e nella formazione dei grassi nella drupa e nel mantenimento degli equilibri ionici nelle cellule. Più della metà del potassio assimilato viene concentrata nei frutti e, per questo motivo, al momento della raccolta ne viene asportata una quota consistente. Il carico di frutti influisce sul contenuto di questo elemento nelle foglie. Infatti, considerando le foglie del ramo a frutto, le concentrazioni più alte di potassio si riscontrano nelle foglie appartenenti a olivi con un basso carico di frutti. I suoli sabbiosi o con bassa capacità di scambio cationico possono essere carenti per questo elemento. Il magnesio, essendo un costituente della clorofilla, partecipa al processo fotosintetico e risulta essenziale per la sintesi di grassi e zuccheri. Carenze possono essere causate da eccessi di calcio e potassio e si manifestano con clorosi e caduta delle foglie mature. Il calcio partecipa all’attivazione di molti processi enzimatici e alla costituzione delle pareti cellulari e favorisce la lignificazione dei germogli. Esplica un’azione positiva sulla struttura del terreno in quanto facilita la formazione di aggregati. Eventuali carenze di calcio portano a un minore sviluppo delle radici e a clorosi delle foglie apicali. A differenza di altre colture, l’olivo si adatta bene a terreni calcarei e solitamente non manifesta fenomeni di clorosi ferrica. Il ferro è un costituente di proteine ed enzimi ed è implicato nella sintesi della clorofilla. La sua disponibilità dipende dal pH del terreno e diminuisce drasticamente in suoli alcalini. Il boro è un microelemento coinvolto nel metabolismo dei carboidrati, interviene nell’induzione antogena e nei fenomeni di allegagione. Di recente l’attenzione dei ricercatori si è concentrata sugli effetti della distribuzione del boro per via fogliare in fase di pre- e post-fioritura. La maggiore disponibilità di alcuni carboidrati per i processi riproduttivi del fiore consentirebbe un aumento dell’allegagione e della produzione. Il boro viene traslocato dalle foglie di olivo verso i fiori e i frutti per via floematica e la sua rimobilizzazione è facilitata dalle elevate concentrazioni di mannitolo nella linfa floematica mediante la formazione di complessi mannitolo-boro. Resta da chiarire se gli eventuali effetti positivi, sull’allegagione, di applicazioni di concimi a base di boro siano confermati in olivi sufficientemente provvisti di tale elemento. Lo zolfo è un costituente degli aminoacidi solforati e di alcuni coenzimi e partecipa alla sintesi dei carboidrati. Viene assorbito dalle radici come solfato (SO42–), normalmente abbondante nella maggior parte dei suoli, quindi carenze per questo elemento sono piuttosto rare. Tuttavia, i sintomi da carenza consistono in clorosi e ingiallimento delle foglie, prevalentemente di quelle mature. La sostanza organica rappresenta il principale fattore di fertilità di un suolo. I suoi effetti benefici si esplicano sulla struttura del terreno, attraverso una migliore aggregazione delle particelle, e sulla disponibilità degli elementi nutritivi che, grazie alla presenza di humus, vengono trattenuti e rilasciati gradualmente durante i processi di decomposizione, facilitandone l’assorbimento da parte delle radici e impedendone la lisciviazione. Il contenuto di humus nel suolo dipende essenzialmente da due processi fondamentali del ciclo del carbonio, l’umificazione e la mineralizzazione. L’intensità di questi processi è condizionata da fattori climatici, principalmente precipitazioni e temperatura, biologici, legati all’attività microbica e al rapporto C/N (carbonio/azoto) della sostanza organica presente nel terreno, nonché colturali, quali la gestione del suolo. Al variare di questi fattori la sostanza organica può trasformarsi in humus, attraverso processi enzimatici dovuti a batteri, funghi e attinomiceti, o essere mineralizzata a seguito dei processi ossidativi. I terreni destinati all’olivicoltura presentano di solito un basso tenore in sostanza organica, che negli ultimi 30 anni, a causa degli elevati tassi di mineralizzazione indotti dalle alte temperature e dalle reiterate lavorazioni superficiali, è andato ulteriormente riducendosi.

Determinazione delle esigenze nutritive

La determinazione dei fabbisogni per gli elementi minerali nell’albero è il primo passo per una corretta impostazione del piano di concimazione nell’oliveto. Per poter giungere a una stima attendibile della quantità di elementi da reintegrare ci si può basare su diversi metodi, quali l’analisi del terreno, l’analisi fogliare, il calcolo delle asportazioni e delle perdite. L’integrazione di queste informazioni di solito consente di raggiungere l’obiettivo di una nutrizione adeguata ed equilibrata. Al contrario, la comparsa di sintomi di carenza o di tossicità per i diversi elementi indica uno stadio già troppo avanzato di stress nutrizionale, che dovrebbe essere evitato in una corretta gestione dell’oliveto. L’analisi del terreno fornisce le informazioni relative alle caratteristiche fisiche e chimiche del terreno. L’analisi fisica consiste fondamentalmente nella determinazione della tessitura del terreno. L’analisi chimica di un suolo serve a determinare la sua fertilità di partenza, evidenzia la presenza di fenomeni di carenza o tossicità legati a determinati elementi e fornisce informazioni circa altri importanti parametri quali la reazione del suolo (pH) e la capacità di scambio cationico (CSC). Il pH condiziona in maniera determinante le proprietà chimiche, fisiche e biologiche del terreno e il sistema di assorbimento degli elementi nutritivi. La CSC, invece, fornisce un’indicazione circa la fertilità potenziale di un suolo. Infatti, lo scambio ionico rappresenta il principale meccanismo di assorbimento dei cationi, quali calcio, magnesio, potassio e sodio, dal suolo, fissati temporaneamente su minerali argillosi e sostanze umiche in una forma prontamente utilizzabile dalle colture. L’olivo si sviluppa bene in terreni neutri o subalcalini e con valori di CSC superiori a 10 meq/100 g di terreno. Un suo corretto campionamento prevede il prelievo di almeno due campioni, da tenere separatamente, per ciascun punto di campionamento, da prelevare a due profondità (10-30 cm e 30-60 cm) per tener conto dello sviluppo dell’apparato radicale. Il numero di campioni varia in base allo scopo dell’analisi ma, generalmente, è sufficiente un numero di ripetizioni compreso tra 3 e 10. Secondo i disciplinari di agricoltura integrata, le analisi del suolo devono essere effettuate al massimo ogni 5 anni, prelevando i campioni sempre negli stessi punti. Le informazioni ricavate con l’analisi del suolo riguardano il suo contenuto in elementi che, però, non è sempre correlato con quello della pianta, soprattutto per gli elementi che vengono immobilizzati nel terreno. L’analisi fogliare è uno strumento utile per determinare lo stato nutrizionale dell’albero. Questa tecnica si basa sul presupposto che la disponibilità degli elementi minerali per la pianta si riflette sul loro contenuto nelle foglie e che questo varia in base alle condizioni vegeto-produttive. Può essere alternativa o, meglio, abbinata all’analisi del suolo, valutando ovviamente il costo complessivo. L’analisi fogliare consente di determinare la concentrazione dei diversi elementi minerali e il loro rapporto nelle foglie. Infatti, attraverso questa tecnica è possibile confermare le diagnosi basate sul riconoscimento visivo dei sintomi di carenza o eccesso nutrizionali e di individuarne gli stadi iniziali. Inoltre, sulla base dei dati raccolti, è possibile guidare le pratiche di concimazione. Per una corretta interpretazione dei dati si devono tenere in considerazione i valori di riferimento elaborati per ciascun elemento, i rapporti di mutualismo e antagonismo che possono instaurarsi tra i nutrienti e l’effetto dell’andamento meteorologico dell’annata. Un corretto campionamento prevede il prelievo di circa 4-8 foglie per albero, in diversi punti della chioma, nella parte mediana dei rami dell’anno non fruttiferi. I campionamenti dovrebbero essere ripetuti in almeno due momenti dell’anno, ma in pratica, per motivi di costo, si effettua un solo campionamento. I limiti legati alla diagnostica fogliare riguardano l’alta variabilità dei dati e la mancanza di una metodologia efficace per l’interpretazione degli stessi al fine di fornire degli standard di riferimento per le diverse zone olivicole. Lo scopo della concimazione dovrebbe essere quello di reintegrare gli elementi nutritivi asportati dalla pianta con la raccolta, la potatura e la caduta delle foglie, utilizzati durante la crescita della pianta e lo sviluppo dei diversi organi o persi a causa di fenomeni di dilavamento e insolubilizzazione. È possibile stimare le asportazioni di elementi minerali per pianta moltiplicando il loro contenuto nei diversi organi, espresso come percentuale sulla sostanza secca, per la quantità di frutti, rami e foglie asportati. In un oliveto irrigato in produzione, senza accentuata alternanza e con una gestione della chioma effettuata secondo i criteri di potatura minima, le asportazioni di biomassa annuali per pianta possono essere ipotizzate pari a circa 20 kg di olive, 10 kg di legno di potatura e 2 kg di foglie. Considerando che il rapporto tra la sostanza secca e fresca nei rami, nei frutti e nelle foglie, all’incirca, varia dal 58 al 52% e che il contenuto in N-P-K nei suddetti organi è pari rispettivamente a 0,7, 0,1 e 1% nei rami, 1,5, 0,14 e 1,2% nei frutti e 1,7, 0,2 e 1,2% nelle foglie, ne deriva che le quantità asportate mediamente da un albero in produzione sono circa 200 g di azoto, 160 g di fosforo e 190 g di potassio. A questa quota, però, deve essere aggiunta quella relativa alle perdite per dilavamento, immobilizzazione e volatilizzazione. Solitamente, ai fini del calcolo delle reintegrazioni, si moltiplica la quota degli elementi asportati per un coefficiente, stimato empiricamente per tener conto delle suddette perdite, e infine si considera il titolo del concime da reintegrare al terreno. Bisogna, inoltre, considerare la dotazione di partenza del suolo in quanto, in suoli carenti, deve essere restituita una quota più una percentuale di dose correttiva dell’elemento carente nel terreno. Viceversa, in condizioni di eccesso, alla dose da restituire sarà sottratta una percentuale della dose dell’elemento in eccesso.

Metodi di concimazione

Il metodo di concimazione deve essere stabilito in base alle diverse situazioni colturali e alle disponibilità aziendali. Il metodo tradizionale è la concimazione al suolo, che si distingue in concimazione di fondo e di copertura. La concimazione di fondo, effettuata per l’olivo nell’autunno precedente all’impianto, serve ad aumentare il tenore in sostanza organica del terreno mediante l’apporto di letame, compost, concimi organici pellettizzati ed eventualmente a fornire al terreno gli elementi poco mobili attraverso i concimi potassici e fosfatici. L’aumento del contenuto di sostanza organica nel terreno varia in base al tipo di residuo organico utilizzato e al suo stato di evoluzione. Nell’anno dell’impianto è utile far precedere la messa a dimora delle piante da una coltura da sovescio. Per la conversione del materiale interrato in humus è necessario aggiungere azoto e potassio al fine di favorire l’inizio dei processi di umificazione. La concimazione di allevamento, effettuata nei primi 3-4 anni dall’impianto, prevalentemente con concimi azotati, mira a stimolare lo svilupo vegetativo della pianta accelerando la formazione della chioma e dell’apparato radicale in modo da anticipare il più possibile l’entrata in produzione dell’oliveto. Le dosi di concime, solitamente urea, devono essere rapportate all’eta della pianta e distribuite 2-3 volte all’anno in corrispondenza del volume di suolo esplorato dalle radici. Le quantità vengono stabilite in rapporto alla proiezione della chioma sul terreno. La concimazione di produzione inizia con l’entrata in produzione dell’olivo e deve essere proporzionata alle asportazioni produttive, specialmente quando queste sono elevate. La funzione di questo tipo di concimazione è quella di indurre e sostenere la produzione della pianta e, contemporaneamente, di assicurare l’apporto di elementi alla chioma e all’apparato radicale. La concimazione azotata può essere frazionata in 2-3 interventi a partire dal germogliamento, in modo da sostenere adeguatamente lo sviluppo dei rami e dei frutti. Inoltre è necessario prevedere almeno un’applicazione di concimi contenenti fosforo e potassio. Nel caso di oliveti inerbiti si deve tener conto sia delle eventuali competizioni per gli elementi minerali che si possono instaurare in determinati periodi, sia delle reintegrazioni dovute ai residui del prato lasciati sul terreno a seguito dello sfalcio. A tal proposito, sarebbe opportuno orientare la scelta del miscuglio da utilizzare per il prato verso quelle specie in cui la fase principale di accrescimento non coincide con il periodo di maggiore richiesta di elementi nutritivi da parte dell’olivo. In tal modo è possibile ridurre i fenomeni di competizione mantenendo gli effetti benefici dell’inerbimento, quali la capacità di intercettare con le radici gli elementi nutritivi altrimenti destinati al dilavamento e di renderli disponibili successivamente per l’olivo attraverso la decomposizione dei loro residui lasciati sul suolo. Se si dispone di un impianto di irrigazione localizzata la concimazione può essere effettuata mediante fertirrigazione utilizzando il medesimo impianto. I vantaggi di questa tecnica riguardano un miglior assorbimento per la pianta degli elementi minerali che si trovano in condizioni di elevata umidità del terreno e quindi più facilmente assorbibili dalle radici, la riduzione delle dosi di concime (proporzionate alle reali esigenze della pianta) e la tempestività degli interventi. Questa tecnica fornisce buoni risultati nelle zone di coltivazione più aride e su terreni sciolti o comunque ben drenati. Bisogna porre attenzione nella scelta del concime e alla qualità delle acque per evitare fenomeni di occlusione dei gocciolatori. Alcuni fertilizzanti non sono completamente solubili e una volta disciolti in acqua saranno ancora presenti piccole quantità di particelle solide in sospensione che potrebbero otturare i filtri o l’impianto di irrigazione. Per evitare che ciò si verifichi è bene utilizzare le soluzioni dopo un tempo di circa 15 minuti, in modo da far depositare le particelle non disciolte sul fondo del serbatoio. La concimazione fogliare consente di rifornire rapidamente l’albero di elementi nutritivi e, per questo motivo, è particolarmente indicata per correggere tempestivamente alcuni squilibri nutrizionali. Inoltre, richiede minori quantità di concime e può essere abbinata a trattamenti antiparassitari riducendone così i costi e i tempi di applicazione. È particolarmente consigliata in oliveti in asciutto dove la carenza idrica, in determinati periodi dell’anno, riduce fortemente l’efficacia della concimazione al suolo. Come per gli altri metodi, anche per la concimazione fogliare gli interventi devono essere frazionati nel corso dell’anno. Il primo intervento con concimi azotati dovrebbe coincidere con le prime fasi del germogliamento, il secondo in pre-fioritura e l’ultimo durante la fase di allegagione. Le concimazioni a base di potassio sono invece indicate per sostenere i processi di inoliazione e devono essere effettuati in corrispondenza dell’allegagione e durante la fase di accumulo dell’olio. Di solito le prime ore del mattino rappresentano il momento migliore per le somministrazioni di concime fogliare, mentre andrebbe evitata la concimazione in presenza di vento e nelle ore più calde della giornata. Le norme di manutenzione dei distributori coincidono con quelle relative ai trattamenti antiparassitari.


Coltura & Cultura