Volume: le insalate

Sezione: coltivazione

Capitolo: diserbo nel nord Italia

Autori: Gabriele Rapparini, Giovanni Campagna

Le insalate sono colture orticole da foglia e piccioli utilizzate prevalentemente per il consumo fresco. Come tutte le orticole, sono molto importanti nell’agricoltura mediterranea e in genere vengono trattate separatamente da quelle più estensive utilizzate per la trasformazione industriale (patata, pomodoro, spinacio, mais dolce, pisello, fagiolo e fagiolino), perché presentano problematiche differenti dalle colture di pieno campo, se non altro per le più limitate superfici di coltivazione, che necessitano di un maggior grado di intensivizzazione. Le orticole per la produzione del seme differiscono a loro volta per l’utilizzazione non alimentare del prodotto. A livello botanico le differenti specie di insalate appartengono alla famiglia delle Composite e sono: lattuga (Lactuca sativa), indivia (Cichorium endivia var. crispum), scarola (Cichorium endivia var. latifolium), radicchio e cicoria (Cichorium intybus). In questi ultimi anni è stato riscontrato un notevole successo dei prodotti orticoli freschi già confezionati e pronti al consumo (prodotti di quarta gamma), tra i quali è molto diffusa una miscela di lattughe da taglio tipo “Lollobrigida” (circa 30%), indivie e scarole (circa 30%), spesso mescolate a rucola (circa 20%) e valerianella (circa 20%). Queste specie da insalata sono coltivate su oltre 3000 ha, concentrati prevalentemente nelle zone di Battipaglia e di Bergamo, dove risiedono le principali industrie di preparazione. Parte di queste insalate viene coltivata in serra o fuori suolo, dove la pratica del diserbo non viene presa in considerazione. Altre coltivazioni vengono effettuate in aree limitate, dove per l’intensità colturale e le esigue superfici si manifestano problematiche riconducibili a quelle degli orti familiari. Pur rivestendo complessivamente una notevole importanza, sono caratterizzate da superfici limitate, frammentate e promiscue, dove si tende all’autoconsumo e si applicano tecniche di lotta non imperniate sul diserbo chimico, bensì sui mezzi manuali e sulle zappature. Più importanti sono le coltivazioni che vengono effettuate in pieno campo, dove la pratica della lotta alle malerbe deve essere impostata allo scopo di ottenere produzioni di elevata qualità.

Danni della flora infestante

La limitata densità di investimento e la lenta crescita iniziale delle insalate espongono queste colture orticole alla competizione esercitata dalle malerbe. La flora infestante costituisce un’importante fonte di disturbo, a causa della competizione luminosa, nutritiva e idrica, che può ridurre consistentemente la potenziale produttività di queste colture. Ciò è particolarmente evidente nelle coltivazioni seminate o infestate dalle specie più concorrenziali, come le perennanti e quelle che si sviluppano più rapidamente. Minori sono in generale i danni che si riscontrano nel caso di coltivazioni trapiantate, applicando correttamente le pratiche agronomiche di gestione delle infestanti. Le specie annuali più competitive, come Amaranthus retroflexus, possono causare una perdita di produzione fino a oltre il 50% se non adeguatamente contenute nel mese successivo al trapianto. Nel caso di colture seminate, tutte le malerbe non controllate nel periodo più critico, rappresentato dai primi 25-30 giorni dall’emergenza, possono annullare completamente la produzione.

Composizione floristica

Nelle colture di insalate la composizione floristica può essere molto variabile e dipende prevalentemente da: – condizioni pedoclimatiche; – riserva di semi nel terreno; – tecnica colturale adottata; – durata e periodo del ciclo colturale. Nei mesi autunno-invernali tra le Graminacee si possono rilevare principalmente Avena sterilis, Alopecurus myosuroides, Lolium spp., Poa spp. e Phalaris spp., che possono continuare a germinare anche nei primi mesi primaverili e verso la fine dell’estate. Nei mesi estivi prevalgono invece le infestazioni di Echinochloa crus-galli, Setaria spp., Digitaria sanguinalis e Sorghum halepense sia da seme sia da rizoma, insieme talvolta a Cynodon dactylon. Tra le infestanti dicotiledoni annuali, si possono prevedere nel periodo autunno-invernale le emergenze di Veronica spp., Stellaria media, Fumaria officinalis, Papaver rhoeas, Matricaria spp., Anthemis arvensis, Chrysanthemum segetum, Sinapis arvensis, Raphanus raphanistrum, Rapistrum rugosum, Myagrum perfoliatum, Diplotaxis spp., Thlaspi arvense, Calepina corvini, Capsella bursa-pastoris, Ranunculus spp., Galium aparine, Galinsoga spp. ecc.; molte di queste specie possono protrarre la loro germinazione fino a primavera inoltrata e riprenderla al termine del periodo estivo. A partire dai mesi primaverili fanno la loro comparsa le malerbe maggiormente concorrenziali per la maggior parte delle colture, tra cui Poligonacee, Chenopodiacee e Amarantacee, oltre a Labiate, Euphorbia spp., Mercurialis annua, Datura stramonium, Solanum nigrum, Abutilon theophrasti, Portulaca oleracea, Heliotropium europaeum ecc. Particolarmente presenti tra le colture orticole risultano inoltre alcune infestanti perenni, tra cui Convolvulus arvensis, Calystegia sepium, Cirsium arvense, Artemisia vulgaris, Rumex spp. ecc., molto dannose a causa dell’elevata competizione che possono esercitare e per le difficoltà di contenimento con colture in atto. In ogni caso nella generalità delle insalate, notoriamente poco concorrenziali, tutte le malerbe, comprese quelle meno competitive, possono essere dannose (per es. le dicotiledoni Capsella bursa-pastoris, Euphorbia spp., Lamium spp., Veronica spp., Fumaria officinalis, Senecio vulgaris, mentre tra le Graminacee Poa annua). Per questo è importante un’impostazione integrata delle strategie di contenimento con tutti i mezzi a disposizione, evitando di utilizzare irrazionalmente la ristretta gamma di erbicidi. La scarsa disponibilità di principi attivi, infatti, comporta l’impiego ripetuto dei medesimi prodotti che, insieme all’adozione delle minime lavorazioni e alle strette successioni colturali, è causa della comparsa di una flora di sostituzione costituita in prevalenza da specie botanicamente affini alle insalate: Senecio vulgaris, Sonchus asper e S. oleraceus, Xanthium italicum, Matricaria chamomilla, Anthemis arvensis, Galinsoga parviflora e G. ciliata, Lactuca serriola, Picris echioides, Carduus spp., Cirsium vulgare, Silybum marianum ecc.

Aspetti agronomici e necessità di una gestione integrata

Il ciclo colturale delle insalate può variare notevolmente in funzione dell’ampio intervallo delle esigenze termiche: il minimo di accrescimento è di 5-8 °C, mentre le temperature elevate sono tollerate mediante irrigazioni a effetto climatizzante. Per questo le insalate sono coltivate in quasi tutti i periodi dell’anno, anche in pieno campo. In genere, queste orticole sono riconducibili a cicli autunno-invernali, primaverili ed estivo-autunnali. La tecnica colturale può prevedere la semina diretta, come in genere avviene su piccole superfici e negli orti familiari. Più di frequente, nelle coltivazioni specializzate di pieno campo o in coltura protetta, le insalate vengono trapiantate, impiegando piantine seminate in semenzaio (produzione di piantine a radice nuda, maggiormente utilizzate nel passato) o riprodotte in serra in contenitori alveolari con substrato torboso (piantine con cubetto o pane di terra). In quest’ultimo caso la tecnica colturale è più semplice e assicura un miglior attecchimento delle piante, con indiscutibili vantaggi sia per lo sviluppo, sia, soprattutto, per la facilitazione nella pratica del diserbo. La frammentata realtà della coltivazione delle insalate dà luogo a notevoli problematiche di diserbo. Benché le insalate rappresentino un’importante realtà per molte aziende, le problematiche del diserbo, come per tutte le orticole, sono difficili da risolvere per la mancanza da parte dell’industria chimica di un interesse tale da giustificare la produzione o lo sviluppo di nuovi agrofarmaci specifici. Questo fa sì che i pochi erbicidi autorizzati all’impiego siano spesso obsoleti e non vengano rimpiazzati in caso di revoca delle sostanze attive. La ristretta gamma di prodotti efficaci e selettivi comporta spesso il ripetuto ricorso agli stessi erbicidi, causando la selezione di una flora infestante di compensazione molto affine alle specie coltivate. Nell’ambito di una breve ciclicità colturale (intorno a un mese) il rispetto dei tempi di carenza porta spesso a escludere l’impiego di molte sostanze attive, soprattutto in post-emergenza, come nel caso più frequente dei graminicidi specifici. La stretta successione delle coltivazioni comporta invece l’esclusione degli erbicidi più persistenti, per evitare che eventuali residui attivi danneggino le colture seguenti. Occorre inoltre considerare che le aree orticole più vocate si trovano spesso su terreni sciolti, i quali richiedono frequenti e abbondanti apporti irrigui, con conseguenti problematiche di lisciviazione, inquinamento ambientale e danni da fitotossicità, che riducono o talvolta impediscono il ricorso agli erbicidi meno selettivi. La selettività risulta spesso influenzata dalle diverse tecniche di coltivazione (semina diretta o trapianto, coltivazione in pieno campo, sotto film plastico, tunnel o serra ecc.), ma soprattutto dall’eterogeneità del panorama varietale, caratterizzato da un continuo ricambio. Da ciò deriva la necessità di integrare e valorizzare tutte le tecniche alternative a disposizione: pratica della falsa semina, trapianto, solarizzazione, pacciamatura, sarchiatura, pirodiserbo, ecc. L’integrazione tra tutte queste tecniche è particolarmente importante in considerazione della scarsa competitività delle insalate, dovuta alla limitata densità di investimento e alla lenta crescita iniziale.

Strategie di intervento integrate

La ristretta gamma di molecole disponibili per il diserbo chimico, accanto alle pressanti normative di carattere ecologico-sanitario, porta a valorizzare, per una corretta gestione della flora infestante, le più recenti innovazioni e conoscenze acquisite dalle varie discipline agronomiche, meccaniche, biologiche ed ecologiche. Un aspetto di basilare importanza è la necessità di impostare strategie di lotta che limitino la comparsa di una flora di sostituzione o di compensazione. Da qui la necessità di alternare le sostanze attive e applicarle in miscela tra loro, preferendo l’impiego di prodotti residuali dotati di meccanismi d’azione meno specifici. Le strategie di lotta alle malerbe adottate in agricoltura poggiano, secondo le più recenti acquisizioni, su alcuni principali concetti di base: il diserbo chimico selettivo e i mezzi agronomici, nonché meccanici, debitamente integrati per sortire i migliori effetti sinergici. Ne scaturisce il concetto di controllo integrato delle malerbe, o meglio di gestione integrata, che prevede tra l’altro di contenere le infestanti presenti al di sotto di una soglia economica di intervento.

Mezzi alternativi o integrativi al diserbo chimico
Attualmente si presta particolare attenzione a questi mezzi per motivazioni di carattere ecologico-sanitario, ma anche per questioni legate alla sostenibilità degli interventi chimici. Inoltre, il ricorso a queste pratiche deriva dall’orientamento verso coltivazioni biologiche e dalla mancanza di nuove molecole per il controllo delle infestanti. Queste metodologie possono essere schematizzate come segue: – mezzi indiretti di regolazione delle emergenze delle malerbe (rotazione, lavorazioni, falsa semina, cover crops, concimazioni e irrigazioni) e di aumento della competitività della coltura (accurata scelta di specie e varietà, epoca di semina e trapianto); – mezzi diretti in assenza di coltura (pacciamatura, solarizzazione, pirodiserbo) e in presenza di coltura (sarchiatura, fresatura, rincalzatura, pacciamatura, pirodiserbo). L’utilizzo di queste tecniche prevede, ancor più della lotta chimica, la conoscenza dei meccanismi che regolano l’emergenza e la competitività delle infestanti. Partendo dal presupposto che le infestanti divengono più difficili da contenere con la pratica della monosuccessione colturale, in quanto l’utilizzo ripetuto degli stessi erbicidi e delle medesime tecniche colturali esercita una forte pressione selettiva, occorre programmare a priori un’adeguata successione delle colture. I vantaggi che derivano dall’utilizzo di opportune tecniche colturali sono legati prevalentemente alla maggiore differenziazione delle specie infestanti (biodiversità) che si viene a creare, con reciproca competizione esercitata tra le diverse piante a favore della coltura e conseguente facilitazione del contenimento delle stesse malerbe.
I mezzi indiretti agiscono mediante la regolazione delle emergenze delle malerbe nei tempi e nelle modalità a noi vantaggiose e l’aumento della competitività della coltura nei confronti delle malerbe. La rotazione assume un ruolo di primaria importanza nella gestione integrata della flora infestante, mentre le lavorazioni profonde esplicano effetti positivi nel breve periodo, in quanto i semi delle infestanti, interrati a una certa profondità, non si trovano più nella condizione di germinare. Laute concimazioni effettuate a pieno campo possono favorire lo sviluppo delle erbe infestanti, pertanto occorre localizzare i fertilizzanti allo scopo di avvantaggiare il più possibile la coltura a discapito delle malerbe. Le irrigazioni concorrono, insieme alla tecnica della falsa semina, a favorire la germinazione dei semi che si trovano nei primi strati di terreno (circa 5 cm) prima della semina della coltura, allo scopo di diminuire il potenziale di infestazione successivo, con una riduzione che mediamente è del 70-80%. La scelta della specie e delle varietà più competitive, insieme a un’ottimale epoca e densità di semina, può avere una notevole influenza sui rapporti competitivi tra la coltura e le malerbe. Il successo delle specie coltivate è direttamente correlato con il ritardo dell’emergenza e la limitazione dello sviluppo della vegetazione spontanea rispetto alla coltura. La tecnica del trapianto permette alla coltura di sfuggire inizialmente alla competizione esercitata dalla flora infestante, in quanto si pone a dimora una piantina già sviluppata. In questi casi, anche in assenza di diserbo chimico, si può ridurre notevolmente il ricorso alle scerbature manuali.
I mezzi diretti permettono di distruggere direttamente le infestanti in assenza o in presenza della coltura. In assenza di questa può essere utilizzata la tecnica della solarizzazione, che consiste nella stesura di film plastici su terreno umido nei periodi di maggior insolazione, allo scopo di riscaldare il terreno fino a devitalizzare molti semi che si trovano nei primi strati. Il pirodiserbo agisce nei confronti delle malerbe, determinando la distruzione delle membrane cellulari grazie alle elevate temperature (superiori a 50-70°) che si vengono a creare per brevissimi periodi sulle foglie delle stesse. Può essere effettuato anche in presenza della coltura, purché si operi con schermi protettivi e sulle specie più tolleranti. Sul medesimo principio si basano, seppure a prevalente uso sperimentale per il momento, le microonde, le scariche elettriche, i raggi termici e il vapore acqueo, quest’ultimo utilizzato nella geosterilizzazione delle serre. Le sarchiature, come le fresature, sono le pratiche più utilizzate contro le malerbe con coltura in atto, permettendo di eliminare tutte le infestanti presenti nell’interfila. Esse, tuttavia, non consentono di contenere le infestanti sulla fila, e pertanto si possono rendere necessari interventi di lieve rincalzatura. Inoltre, nella moderna tecnica di coltivazione delle insalate, la sarchiatura meccanica in genere non può essere eseguita a causa della ridotta distanza tra le file. In alternativa si può ricorrere alla pacciamatura, che porta a ulteriori vantaggi, tra cui la diminuzione delle perdite d’acqua per evaporazione, e ad altri effetti benefici sulla struttura e sulla microflora del terreno. Tutti questi interventi devono essere effettuati con estrema professionalità, e soprattutto con tempestività, complementarietà e sinergismo, allo scopo di ottenere il migliore contenimento delle malerbe. Saranno pertanto le specie infestanti presenti, le condizioni colturali e pedoclimatiche, la redditività del prodotto finale e le attrezzature disponibili a suggerire la scelta della più opportuna combinazione di mezzi da adottare.

Importanza della gestione dei letti di semina e di trapianto
L’ottimale gestione del terreno in pre-semina o in pre-trapianto è fondamentale per contenere le infestanti e mettere le colture in condizione di sfuggire alla loro competizione. Le preparazioni anticipate favoriscono, oltre che la migliore strutturazione del suolo, anche la nascita della maggior parte delle malerbe che si trovano mediamente nei primi 5 cm di terreno, le quali possono essere devitalizzate con erbicidi ad azione totale o anche mediante lavorazioni superficiali. In assenza di piogge, alla pratica della cosiddetta “falsa semina” si può far precedere un intervento irriguo; in questo modo, se si effettua il trapianto di piantine di insalate in cubetto di torba e su terreni non particolarmente infestati, l’obiettivo del contenimento delle malerbe può essere quasi raggiunto. In questi casi i cicli colturali si possono ridurre da 40-45 giorni fino a 35 nel caso di forzature e ancora meno nel caso del taglio (quarta gamma). È ovvio che con questa pratica la coltura risulta più competitiva nei confronti della flora infestante, in quanto si mette a dimora una piantina già sviluppata, che quindi sarà meno sensibile alle infestanti che devono ancora emergere.

Diserbo chimico

Visti i crescenti standard qualitativi richiesti, le coltivazioni di insalate non possono prescindere da una corretta applicazione di razionali strategie integrate che prevedano anche l’impiego del diserbo chimico. Le epoche di impiego degli erbicidi sono: – pre-semina o pre-trapianto, per la devitalizzazione delle malerbe già emerse con erbicidi non selettivi ad azione fogliare (per es. glifosate); – pre-emergenza, pre-trapianto o post-trapianto immediato con l’utilizzo di erbicidi residuali dotati di azione preventiva (per es. propizamide, benfluralin, pendimetalin, oxadiazon, clorprofam); – post-emergenza o post-trapianto con l’utilizzo di erbicidi selettivi dotati di azione fogliare (per es. graminicidi specifici). Per il diserbo delle numerose specie di insalate, sia seminate sia trapiantate, si ricorre prevalentemente all’impiego della più selettiva propizamide, utilizzabile in tutte le fasi di sviluppo. L’attuale tendenza è quella di ridurre le dosi di impiego ricorrendo a miscele con altri erbicidi, per completarne lo spettro d’azione e per ridurre i rischi di danno sulle colture di successione. Nei trattamenti di pre-semina e pre-trapianto può essere utilizzato il benfluralin, che richiede l’immediata incorporazione a causa della sua volatilità e fotodegradabilità. Nelle applicazioni di pre-trapianto possono essere cautelativamente impiegati oxadiazon, per limitare lo sviluppo delle infestanti composite, e pendimetalin, più attivo verso Poligonacee e Portulaca oleracea. Le applicazioni di pre-trapianto eseguite con i prodotti meno selettivi, come pendimetalin e oxadiazon, vengono generalmente effettuate almeno 8-10 giorni prima della messa a dimora delle piantine, in modo da evitare danni da fitotossicità. Alle applicazioni effettuate con erbicidi residuali deve seguire, in assenza di precipitazioni, un intervento irriguo che ne permetta l’attivazione. Occorre tuttavia prestare attenzione all’intensità dell’irrigazione, in funzione della tipologia di terreno, allo scopo di non arrecare danni da fitotossicità. L’acqua è infatti il vettore degli erbicidi nel suolo e ne determina i movimenti orizzontali (ruscellamento) e verticali (percolazione); oltre determinati livelli, questi movimenti possono essere negativi, sia per la perdita di prodotto e il conseguente danno economico e ambientale, sia per i danni da fitotossicità che possono verificarsi a seguito di assorbimento radicale. Interventi irrigui variabili da 15 a 25 mm sono ritenuti adeguati rispettivamente in suoli sciolti o argillosi. Per il controllo delle infestanti graminacee, che normalmente sono ben contenute dalle applicazioni di benfluralin, propizamide e anche pendimetalin, si può disporre in post-emergenza o posttrapianto di graminicidi specifici, che su colture precoci e nei periodi di più breve durata del ciclo vegetativo devono essere scelti tenendo presente il relativo periodo di sicurezza. Per il futuro si intravedono nuove possibilità di diserbo in grado di migliorare la lotta contro le infestanti di difficile eliminazione, con possibile estensione di impiego di erbicidi utilizzati su altre colture.

Insalate portaseme

Il settore della moltiplicazione delle sementi di colture ortive, comprese le insalate, riveste in Italia un notevole interesse economico. Le sementi di ortive rappresentano una rilevante fonte di reddito per gli agricoltori che hanno la possibilità di intraprendere colture alternative e, mediante la loro elevata professionalità, garantiscono produzioni di elevata qualità destinate per la maggior parte al mercato estero, con un indotto di non trascurabile importanza. L’impiego di semente di elevato standard qualitativo crea i presupposti per il buon esito della coltivazione, rappresentando talvolta un aspetto fondamentale per raggiungere l’obiettivo di minimizzare l’impatto ambientale, oggigiorno sempre più sentito dall’opinione pubblica. Per raggiungere un elevato standard qualitativo delle sementi, il moltiplicatore deve porre particolare cura nella protezione fitosanitaria delle insalate portaseme, caratterizzate, rispetto a quelle destinate all’alimentazione, dall’essere prima di tutto un mezzo tecnico di produzione.

Flora infestante e fonti di inquinamento
Nelle coltivazioni per la moltiplicazione del seme, l’inquinamento delle sementi da parte delle infestanti costituisce un’ulteriore e importante problematica. A causa dell’estrema somiglianza di molti semi di infestanti con quelli delle colture ortive, essi risultano talvolta di difficile separazione industriale, con conseguente enorme danno economico; per avere un buon valore commerciale e agronomico, il prodotto ottenuto, infatti, deve essere di buona germinabilità, ma anche di elevata purezza. I problemi di contenimento delle malerbe derivano spesso dal fatto che gli erbicidi disponibili per il diserbo delle colture orticole sono pochi, e talvolta dotati di limitato spettro d’azione. Ne conseguono notevoli difficoltà, soprattutto per contenere malerbe appartenenti alla stessa famiglia della specie coltivata. Nel caso della lattuga e del radicchio risulta difficile contenere le specie appartenenti alla famiglia delle Composite, la maggior parte delle Crucifere e delle Ombrellifere, nonché Mercurialis annua, Euphorbia spp. e tutte le infestanti perenni a foglia larga. La maggior parte delle malerbe di più difficile contenimento appartiene alla stessa famiglia botanica della coltura. Ne consegue l’esigenza, da parte delle aziende produttrici di sementi, di rispettare un’appropriata rotazione con colture estensive in cui è possibile impiegare erbicidi attivi verso le malerbe di più difficile contenimento, comprese le rinascite dei semi delle colture caduti in fase di raccolta. Nel caso di lattuga e radicchio, le sementi di più difficile separazione durante la cernita sono quelle delle specie Picris echioides, Lactuca serriola, Cichorium intybus, Daucus carota e Solanum nigrum; queste malerbe presentano infatti semi di dimensione e densità simili a quelli delle insalate.

Raccomandazioni in fase di raccolta
Le sementi possono essere inquinate, oltre che da semi di malerbe molto simili, anche da quelli di altre orticole da seme o di colture estensive, che dopo la fase di trebbiatura siano rimasti nella tramoggia della mietitrebbia o nei mezzi di trasporto. Per questo occorre prestare particolare attenzione alla pulizia di tutte le macchine utilizzate, in particolare quando si passa da una coltura all’altra. In ogni caso occorre effettuare ripetuti controlli all’inizio delle operazioni di trebbiatura, sia per accertare l’eventuale presenza di semi estranei, avendo cura di separare la prima partita di seme eventualmente inquinata, sia per effettuare la messa a punto e le regolazioni della macchina allo scopo di ridurre al minimo perdite e rotture. Nel caso in cui nelle colture da seme vi siano aree particolarmente inerbite, occorre procedere prima alla trebbiatura delle zone più pulite, lasciando per ultime quelle più infestate, con l’accorgimento di mantenere separate le differenti partite di seme. Non è inoltre consigliabile effettuare le operazioni di pulizia delle mietitrebbie in campo, in particolare qualora gli stessi terreni debbano essere destinati a ospitare colture da seme negli anni successivi.

Tecniche di gestione colturale
Le colture destinate alla produzione di semente possono essere seminate direttamente in campo o trapiantate, in particolare su terreni di medio impasto o argillosi. In questo caso la fase di vivaio viene realizzata generalmente in serra, in alveolari o paper-pots, così come avviene per le coltivazioni destinate alla produzione alimentare. Nella fase di campo occorre rispettare un avvicendamento minimo di 5 anni e sono sconsigliate in precessione tutte le Composite. Le distanze minime di coltivazione da rispettare, da 500 a 2000 m, dipendono dal materiale di moltiplicazione e devono essere superiori nel caso di ibridi. In ogni caso va prestata particolare attenzione alle piante spontanee e a quelle coltivate negli orti. La semina viene generalmente effettuata a settembre ed è seguita, in febbraio, dal diradamento, che ha lo scopo di ottimizzare l’investimento. Nel caso del trapianto si interviene poco più tardi rispetto alla semina. Quando la coltura inizia la salita a seme (circa in maggio) occorre effettuare una duplice cimatura all’altezza di 50-60 cm, allo scopo di uniformare la fioritura e favorire lo sviluppo laterale delle infiorescenze, che creano maggiore competizione nei confronti delle malerbe. La trebbiatura viene effettuata circa 7-12 giorni dopo il taglio, eseguito durante i mesi di luglio o agosto, a seconda delle varietà.

Gestione integrata delle infestanti
Il diserbo chimico ricopre un ruolo fondamentale nel controllo delle malerbe, assieme all’applicazione di tutte le pratiche integrate. Allo scopo di poter effettuare le sarchiature meccaniche, è consigliabile effettuare impianti a file distanziate, soprattutto nel caso di semina diretta della coltura. Per il diserbo delle numerose specie di insalate e radicchi seminati, e nelle più generalizzate coltivazioni trapiantate, si ricorre in prevalenza all’impiego di propizamide, utilizzabile in tutte le fasi di sviluppo, con la tendenza a ridurre le dosi ricorrendo a miscele o a integrazioni con benfluralin. Per limitare lo sviluppo delle Composite, nei trattamenti di pre-trapianto può essere utilizzato oxadiazon a scopo cautelativo; nella stessa epoca può essere applicato anche il pendimetalin. Per il controllo delle infestanti graminacee, che normalmente sono ben contenute con applicazioni preventive della miscela di benfluralin + propizamide, ma anche di pendimetalin, si può disporre dei preparati specifici.

Persistenza agronomica degli erbicidi: colture di successione o di sostituzione

Sulla base delle esperienze maturate in questi ultimi decenni e delle informazioni derivanti da nuove acquisizioni riguardo la persistenza e la percolazione dei più importanti erbicidi che si impiegano sulle insalate, è possibile prevedere danni di una certa gravità nei confronti delle colture di successione a semina diretta, qualora gli avvicendamenti risultino particolarmente stretti e prevedano colture intercalari. Ciò obbliga a prestare particolare attenzione nella scelta dei prodotti diserbanti e delle specie che comunemente vengono inserite in rotazione nelle aziende a prevalente indirizzo orticolo. Tra i diserbanti selettivi impiegati su insalate, quelli che con maggior frequenza possono causare danni alle colture di successione sono pendimetalin e propizamide, in particolare se impiegati ripetutamente per più cicli colturali. Nell’ambito delle numerose specie coltivate che possono essere seminate in successione, la maggior parte presenta una spiccata sensibilità verso gli erbicidi di possibile impiego. Problematica rimane la scelta delle specie che devono sostituire colture danneggiate irrimediabilmente da avversità climatiche, parassitarie o da cause accidentali. Le risemine di altre specie orticole o del frumento, che spesso è inserito nella rotazione aziendale, in genere avvengono subito dopo che la coltura sostituita è stata diserbata; in questo caso i rischi di conseguenze negative derivanti dall’effetto residuo dei diserbanti sono piuttosto elevati.

 


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