Volume: le insalate

Sezione: coltivazione

Capitolo: diserbo nel centro-sud Italia

Autori: Pasquale Montemurro

Introduzione

La flora infestante che in Italia può inerbire le coltivazioni di insalate si presenta, generalmente, costituita da un certo numero di specie che sono più o meno comuni in tutta la penisola, insieme con altre che, invece, si trovano quasi esclusivamente in certi areali. Tra le cause di questa conformazione della flora vi sono le differenti tipologie di specie di insalate utilizzate che, tra l’altro, sono coltivate in epoche e in aree diverse tra loro anche per l’andamento climatico e per alcune delle pratiche agronomiche che sono adottate. Infatti, la lattuga risulta concentrata in Puglia, Campania, Lazio e Sicilia e un po’ in Emilia-Romagna, Veneto, Sardegna e Calabria, mentre per le indivie le zone di maggiore importanza sono localizzate nelle regioni della Puglia, delle Marche e dell’Abruzzo e in minor misura in quelle della Campania, della Sicilia, della Basilicata e del Veneto. La coltivazione del radicchio, poi, è assai concentrata nel Veneto, seguito a distanza dalla Puglia, dall’Abruzzo e dall’Emilia-Romagna. Nell’ambito delle specie di malerbe che in pratica sono frequentemente reperibili un po’ in tutti i territori coltivati a insalate, vi sono dicotiledoni come l’erba morella (Solanum nigrum), la porcellana comune (Portulaca oleracea), l’amaranto comune (Amaranthus retroflexus), il farinello comune (Chenopodium album), lo stoppione (Cirsium arvense), la borsa del pastore (Capsella bursa-pastoris), il papavero comune (Papaver rhoeas), l’erba stella (Coronopus squamatus), il centocchio comune (Stellaria media), il senecione comune (Senecio vulgaris), la fumaria comune (Fumaria officinalis), il grespino comune (Sonchus oleraceus), l’attaccaveste (Galium aparine), la camomilla comune (Matricaria chamomilla), la senape selvatica (Sinapis arvensis) e l’erba ruota (Lamium amplexicaule), oltre a Graminacee quali l’avena selvatica (Avena sterilis), la coda di volpe (Alopecurus myosuroides) e le diverse specie di pabbio (Setaria spp.) e di fienarola (Poa spp.) Per quanto concerne la specificità territoriale, nel Nord e nel Centro Italia si rinvengono prevalentemente Graminacee quali il loglio maggiore (Lolium multiflorum), il giavone comune (Echinochloa crus-galli), la sanguinella comune (Digitaria sanguinalis) e la sorghetta (Sorghum halepense), mentre tra le specie a foglia larga si trovano l’erba storna comune (Thlaspi arvense), l’aspraggine volgare (Picris echioides), il cencio molle grande (Abutilon theophrasti), l’eliotropio selvatico (Heliotropium europaeum), il poligono persicaria (Polygonum persicaria), il poligono convolvolo (Fallopia convolvulus), la galinsoga comune (Galinsoga parviflora), la mordigallina (Anagallis arvensis), gli amaranti, che comprendono il bianco (Amaranthus albus), il livido (Amaranthus lividus), il blitoide (Amaranthus blitoides) e il blito minore (Amaranthus graecizans), e le veroniche, a foglie d’edera (Veronica hederifolia) e quella comune (Veronica persica); si ritrovano, invece, quasi esclusivamente negli areali meridionali e insulari alcune specie a foglia stretta, come il loglio rigido (Lolium rigidum) e le scagliole (Phalaris spp.), mentre nell’ambito di quelle a foglia larga il cardo mariano (Silybum marianum), l’acetosella (Oxalis pes-caprae), la ruchetta violacea (Diplotaxis erucoides) e il cappuccino dei campi (Calendula arvensis); in particolare, le ultime due si sono particolarmente diffuse e presentano un’alta densità di infestazione da un paio di decenni a questa parte, non essendo disponibili erbicidi efficaci e selettivi sia per le insalate sia per le colture orticole praticate. Nei confronti delle piante delle insalate, le erbe infestanti possono mettere in atto una competizione per i fattori principali ai fini dello sviluppo delle piante e quindi per l’acqua, gli elementi nutritivi e la luce. In funzione dell’entità dell’inerbimento, la competizione porta come effetto dannoso innanzitutto una minore crescita delle piante, alla quale corrisponde, in generale, una diminuzione della produzione totale commerciabile e una riduzione del loro peso medio. Date le caratteristiche morfologiche delle piante delle insalate, se la coltivazione non è opportunamente protetta si può verificare anche il completo annullamento della produttività. Tuttavia, l’indispensabilità di un ottimale controllo delle infestanti deriva pure dal fatto che queste erbe “indesiderate” possono deprimere quanti-qualitativamente il raccolto oltre che in modo diretto, per effetto della competizione, anche indirettamente; infatti, vi sono specie di malerbe che sono capaci di fungere da ospiti di nematodi e virus; tra i nematodi, il Pratylenchus penetrans risulta in grado di annidarsi nelle radici della galinsoga comune. Nell’ambito dei virus, tra le numerose specie capaci di comportarsi da ospiti, una particolare attenzione dovrebbe essere rivolta al grespino comune, perché dotato di un’alta potenzialità di trasmissione; infatti, può sia ospitare tutti i tre virus segnalati (mosaico della lattuga, avvizzimento maculato del pomodoro e giallume occidentale della bietola) sia inerbire praticamente i campi durante tutto l’anno.

Diserbo

Come per tutte le altre colture agrarie, pure per quelle delle insalate è sempre stata molto sentita dagli orticoltori la necessità di effettuare il diserbo, cioè la soppressione o almeno la limitazione delle infestanti, con lo scopo di annullare o se non altro diminuirne il più possibile gli effetti dannosi, effetti che derivano, come è stato precedentemente indicato, sia dalla competizione sia dall’instaurarsi di malattie di carattere virale; solo tutelando nel modo adatto la coltura, appunto, diventa fattibile salvaguardarne il potenziale produttivo sotto il duplice aspetto quali-quantitativo. Le spese che gli orticoltori devono sostenere per il diserbo si aggirano in media intorno al 18-20% di quella totale.

Metodi di diserbo
Le metodologie di diserbo attualmente realizzabili nei riguardi delle malerbe che invadono le colture delle insalate sono di tipo sia indiretto sia diretto, e nella maggior parte dei casi sono gestite in modo integrato.
Metodi di diserbo indiretti, denominati anche preventivi, sono tutti quelli che hanno in generale la finalità di prevenire il più possibile l’inerbimento, impedendone o almeno limitandone l’insediamento, in modo da togliere spazio vitale alle infestanti e ridurne le capacità di estrinsecare la competizione. In pratica, con il diserbo indiretto si cerca innanzitutto di evitare e/o di ridurre l’arrivo nei campi di nuovi semi di infestanti o comunque di altri organi di riproduzione di tipo vegetativo (bulbi, rizomi, stoloni ecc.) delle stesse e/o di impedire la riproduzione e la disseminazione delle specie di malerbe già presenti, specialmente se di tipo perenne. Ancora un’altra strategia è quella di selezionare e mettere in atto le normali pratiche colturali che si utilizzano nella conduzione della coltivazione delle insalate, anche nell’ottica di limitare l’infestazione che potrebbe svilupparsi nel campo e, contemporaneamente, di porre le piante in condizione di vegetare il meglio possibile, condizione che permette loro di essere meno suscettibili alla competizione delle infestanti. Tra i fondamentali “consigli” per attuare il diserbo indiretto, vi è quello di scegliere una sensata rotazione colturale; infatti, la scelta di un’idonea sequenza delle colture costituisce una delle accortezze più utili da un lato per evitare che venga a stabilirsi in generale un forte inerbimento, dall’altro per ridurre la presenza di specie di piante infestanti che sarebbe difficile controllare successivamente nella coltivazione delle insalate; in altri termini, una corretta rotazione colturale consente l’inserimento di colture nelle quali è più agevole il controllo delle infestanti “difficili” per le insalate. Un’idonea rotazione coadiuva, tra l’altro, nel diminuire la presenza di organismi nocivi, quali insetti e funghi patogeni. Ciò accade proprio perché tale pratica contribuisce a determinare un forte calo del contenuto di semi e di altri organi riproduttivi delle malerbe, quali bulbi, bulbetti, rizomi, stoloni ecc., all’interno nel terreno, contenuto che viene denominato tecnicamente “infestazione potenziale” o seed bank. Ancora, tra le possibilità di tipo preventivo c’è la pratica detta della “falsa semina”, che consiste nel preparare anticipatamente il terreno sul quale verrà appunto impiantata la coltura, allo scopo di far emergere ed eliminare una parte dell’inerbimento che avrebbe potuto insediarsi successivamente nella coltura stessa.

Metodi di diserbo diretti sono appunto quelli che si praticano direttamente sugli inerbimenti già in atto, e quindi sulle piante infestanti ormai nate, come pure su quegli inerbimenti che stanno per svilupparsi, e cioè sui semi in via di germinazione, su bulbi, rizomi o qualsiasi altra forma di riproduzione in fase di risveglio vegetativo. Rientrano nell’ambito dei metodi diretti quelli meccanici e quelli chimici.

Diserbo meccanico
Nelle coltivazioni delle insalate, il diserbo meccanico può essere praticato mediante l’esecuzione delle lavorazioni superficiali, come le fresature e le erpicature, e delle sarchiature. Le prime due si effettuano per preparare il terreno e liberarlo dalle erbe infestanti che sono nate prima dell’impianto della coltura. Invece le sarchiature, dal latino sarculum (sarchiatore), che era l’attrezzo utilizzato per eliminare le malerbe, sono effettuate per diserbare una coltivazione già in atto; data la ristrettezza del sesto d’impianto della coltura, le sarchiature si praticano esclusivamente in modo manuale con l’ausilio di opportuni utensili come le zappette, per eliminare le erbe infestanti nate dopo il trapianto dell’insalata sulle file e tra le file delle piante. Il diserbo meccanico è certamente il sistema più utilizzato nell’agricoltura convenzionale, come in quella integrata e biologica; in quest’ultima, in particolare, è in pratica la più importante, per non dire l’unica, metodologia di diserbo diretto che è consentita, come in tutte le altre colture sempre in biologico. Il controllo meccanico delle erbe infestanti è molto efficiente nei confronti delle specie annuali, anche perché normalmente gli interventi vengono eseguiti molto prima che le piante infestanti abbiano prodotto i semi, fatto che di conseguenza ne limita la disseminazione e quindi la diffusione nei campi. È meno efficace, invece, nei riguardi delle specie di piante infestanti di tipo biennale e perenne, specialmente di quelle che, in possesso di organi riproduttori come gli stoloni e i rizomi, sono in grado di ricacciare e quindi di produrre un nuovo inerbimento; inoltre, i rizomi e gli stoloni possono arrotolarsi intorno agli organi rotanti delle fresatrici e delle erpicatrici con la conseguenza che non solo tali macchine non sono in grado di devitalizzarli completamente, bensì ne provocano contemporaneamente la frammentazione e, quindi, una maggiore propagazione nei campi. In ogni modo, se utilizzate in modo razionale, le fresature e le erpicature permettono, tra l’altro, oltre al controllo delle erbe infestanti, di conseguire una migliore infiltrazione dell’acqua, piovana e irrigua, nel terreno, e di ottenere l’interramento dei fertilizzanti, degli ammendanti e dei residui colturali. Il numero di sarchiature manuali, di regola indispensabili soprattutto a causa alla scarsa disponibilità di erbicidi, operate contemporaneamente sia sulle file sia nelle interfile, varia in genere da un minimo di una fino a un massimo di tre, in funzione soprattutto della tipologia di insalata, dell’epoca di coltivazione e dell’andamento climatico.

Diserbo chimico
L’eliminazione delle erbe infestanti, o quantomeno la limitazione del loro sviluppo e, quindi, della loro dannosità, risulta possibile anche mediante l’impiego degli erbicidi (o diserbanti chimici) resi disponibili in commercio dalle industrie degli agrofarmaci. Il ricorso al diserbo chimico avviene soprattutto nelle aziende che destinano superfici di media e grossa dimensione a queste colture. I diserbanti rappresentano un valido strumento nella coltivazione delle insalate, anche se da soli non consentono quasi mai di gestire in modo completo ed efficace il controllo delle malerbe; vi sono, infatti, alcuni erbicidi abbastanza efficaci da utilizzare prima del trapianto, ma è estremamente ridotta la disponibilità di formulati da applicare sulle infestanti nate dopo l’impianto. Ed è proprio tale ridotta disponibilità di diserbanti che non permette di eliminare le infestanti, soprattutto quelle a foglia larga nate dopo il trapianto della coltura, la motivazione principale che rende indispensabile, nella stragrande maggioranza dei casi, l’esecuzione di una o più sarchiature manuali. Il ricorso agli erbicidi costituisce, in ogni caso, un’opportunità per limitare le spese del personale agricolo richiesto appunto per l’effettuazione di tali necessarie sarchiature manuali. Tra le altre possibilità che il diserbo chimico offre, c’è quella di liberare il terreno dall’inerbimento che dovesse verificarsi prima del trapianto della coltura, vuoi per aver praticato la “falsa semina”, vuoi per colpa di una pioggia che ha reso momentaneamente impraticabile il terreno stesso per l’impianto dell’insalata.

Gestione del diserbo chimico. Attualmente (luglio 2011), nell’agrofarmacopea consentita dalla legislazione europea sugli agrofarmaci sono disponibili solamente otto sostanze attive erbicide registrate all’impiego per il diserbo selettivo (peraltro non tutte applicabili sulle varie specie di insalate), e due di tipo non selettivo; in particolare, tra le selettive ritroviamo il benfluralin, il chlorpropham, l’oxadiazon, il pendimethalin e la propyzamide, che posseggono uno spettro d’azione largo, e il propaquizafop, il cycloxydim e il quizalofop-p-etile (isomero d), in grado di agire da graminicidi. Per la loro attività di tipo totale (non selettivo), sono adoperabili i prodotti contenenti il diquat e il glifosate. La scelta dell’erbicida più indicato, nell’ambito di quelli registrati per la specie di insalata coltivata, deve avvenire tenendo presente innanzitutto il loro spettro d’azione, che deve essere tale da consentire di eliminare le specie infestanti previste (che emergeranno dal terreno) o presenti (già emerse); al momento di effettuare la scelta occorre inoltre tenere conto dei vincoli dettati dai disciplinari di “produzione integrata”, di tipo sia comunitario, fissati dai regolamenti regionali, sia privato, come quelli prescritti dalle aziende della GDO (Grande Distribuzione Organizzata), che appunto provvedono alla commercializzazione e alla distribuzione dei prodotti agricoli; tali vincoli, infatti, obbligano a scegliere gli erbicidi, come tutti gli altri agrofarmaci, esclusivamente nell’ambito di liste che sono state all’uopo predisposte. L’oxadiazon, ammesso su lattuga e indivia, e non su scarola e radicchio, deve essere impiegato prima del trapianto. Questa sostanza attiva possiede un ampio spettro d’azione, nel quale rientrano la stragrande maggioranza delle infestanti che comunemente inerbiscono le coltivazioni di insalata; in particolare, risultano sensibili alla sua azione, esercitata per contatto al momento della loro emergenza, Graminacee quali il giavone, la sanguinella comune, le diverse specie di fienarola e di pabbio, e dicotiledoni come l’acetosella (da seme), l’erba morella, la porcellana comune, il farinello comune, la correggiola, la borsa del pastore, il papavero comune, il senecione comune, la galinsoga comune, la fumaria comune, la mercurella comune, il grespino comune, la camomilla comune, la senape selvatico, il ravanello selvatico e le varie specie di veronica, di poligono e di amaranto, oltre all’ortica (Urtica spp.), talvolta “inopportunamente” presente. Una pioggia molto forte e/o un’irrigazione a pioggia praticata con un’intensità bassa, avvenute a breve distanza di tempo dal trapianto, possono determinare l’“effetto schizzo” (particelle di terreno che, assorbito il prodotto, lo portano a contatto con le foglie dell’insalata), i cui effetti consistono in ustioni delle foglie basali e in conseguenti ritardi del ciclo vegetativo della coltura. Pur rimanendo attivo nel terreno per un periodo compreso tra due e cinque mesi, l’impiego dell’oxadiazon non limita nella scelta delle colture in successione. Per quanto riguarda il pendimethalin, impiegabile su tutte le specie di insalata, va applicato prima del trapianto su terreno naturalmente ben preparato; un buon tenore di umidità del terreno è una condizione necessaria per ottenere un migliore effetto da parte di questo diserbante, al punto che è raccomandabile un intervento irriguo qualora sussistano condizioni di aridità. L’attività del pendimethalin si estrinseca anch’essa sui germinelli di numerose malerbe a foglia larga, quali l’erba morella, la porcellana comune, l’attaccaveste, il farinello comune, la borsa del pastore, il poligono persicaria, il centocchio comune, il papavero comune, la fumaria comune, la mercurella comune, l’eliotropio selvatico, il grespino comune, la camomilla comune, l’erba storna comune, la senape selvatica e le varie specie di veronica e di amaranto. Tra le infestanti graminacee, sono suscettibili all’azione del pendimethalin la coda di volpe, la sanguinella comune, il giavone comune, la sorghetta da seme, e le varie specie di fienarola e di pabbio. Risultano, invece, resistenti la correggiola, il senecione comune, il centocchio comune e l’avena selvatica. Considerata la prolungata persistenza di questa sostanza attiva, devono intercorrere almeno sei mesi dal trattamento prima della semina di qualunque specie, mentre per le colture da trapianto non vi sono problemi. Il benfluralin è applicabile in tutte le insalate prima del loro trapianto. Abbastanza buona è la sua efficacia verso la porcellana comune, la correggiola, il papavero, il centocchio comune e il farinello, gli amaranti; tra le Graminacee, la sanguinella comune, il giavone comune, le fienarole e i pabbi mostrano una buona sensibilità verso questa sostanza attiva. Data la sua veloce fotodegradabilità, è necessario interrare il diserbante a 5-10 cm di profondità, affinché possa agire al meglio; l’operazione deve avvenire entro 30 minuti nel periodo estivo e al massimo in 3-4 ore nei periodi freddi o piovosi e nelle altre stagioni. A causa della sua prolungata persistenza d’azione, che può raggiungere anche i cinque mesi, la scelta del benfluralin suscita perplessità per quanto riguarda le successive semine di bietola e di spinacio. L’impiego della propyzamide, che deve avvenire in pre-trapianto, è particolarmente indicato nei terreni molto infestati da Graminacee annuali, quali l’avena selvatica, la coda di volpe, la sanguinella comune, e le diverse specie di loglio, di pabbio e di fienarola; nel suo spettro d’azione sono anche comprese dicotiledoni quali il farinello comune, il papavero comune, la porcellana comune, l’erba morella, il centocchio comune, il poligono persicaria, il farinello comune, la correggiola e le varie specie di veronica e di ortica. Considerata la durata della sua persistenza d’azione che può oscillare tra un minimo di due e, nel caso di un andamento climatico freddo, un massimo di sei mesi, bisogna porre attenzione alle specie colturali che devono essere impiantate in successione; in particolare, devono decorrere almeno quattro mesi dal momento del trattamento prima di impiantare colture di Solanacee (pomodoro, melanzana, peperone, patata), Liliacee (aglio, cipolla) e spinacio. Il chlorpropham è applicabile subito dopo il trapianto di qualunque specie di insalata, o al massimo appena si intravede la nascita delle prime malerbe, in quanto agisce appunto sulle infestanti in via di germinazione e/o nelle prime fasi di sviluppo. Nel suo spettro d’azione risultano comprese specie sia a foglia larga, quali la porcellana comune, il farinello comune, la borsa del pastore, il papavero comune, la correggiola, il centocchio comune, e le differenti specie di veronica e di poligono, sia a foglia stretta, come la coda di volpe, la sanguinella comune, le diverse specie di loglio, di pabbio e di fienarola. Data la sua scarsa residualità nel terreno (3-5 settimane), l’utilizzo del chlorpropham non pone particolari problemi per la scelta delle colture da praticare in successione. Registrata per tutte le specie di insalata, la propyzamide è l’unica distribuibile sia prima del trapianto, provvedendo al suo interramento, sia dopo, con malerbe ancora non presenti o emerse da non molto tempo; l’utilizzo in post-trapianto è possibile limitatamente alle coltivazioni effettuate durante il periodo compreso tra l’autunno e l’inverno e purché il terreno risulti ben umido. L’efficacia erbicida risulta migliorata qualora la sua applicazione avvenga subito dopo le irrigazioni effettuate successivamente alla messa a dimora delle piantine. Le sostanze attive ad azione totale, quali il diquat, con attività disseccante (topotossica), e il glifosate, con azione sistemica (teletossica), sono consentite prima di procedere al trapianto della coltura, per liberare il terreno dall’inerbimento formatosi a causa di piogge che lo hanno reso impraticabile o della pratica della falsa semina. A uno dei due erbicidi totali ne può essere miscelato un altro a base di chlorpropham, oxadiazon, pendimethalin o propyzamide. A trapianto avvenuto, ogni qualvolta la coltura risulti infestata da una o più specie di malerbe a foglia stretta, annuale e/o perenne, comprese la sorghetta, nata sia da seme sia da rizoma, ed eventualmente la gramigna (Cynodon dactylon) e la gramaccia (Agropyron repens), può essere distribuito uno dei graminicidi scelti tra quelli a base di propaquizafop, cycloxydim o quizalofopp-etile.

Diserbo integrato
Anche nelle coltivazioni delle insalate, un diserbo di tipo integrato è certamente utile ai fini del conseguimento di obiettivi importanti quali la tutela della salute dei consumatori, la salvaguardia, ovviamente, degli aspetti ecologici, e la riduzione dei costi colturali. Considerato, inoltre, che gli erbicidi attualmente a disposizione sono in numero esiguo e non consentono quasi mai di raggiungere risultati del tutto soddisfacenti, soprattutto nei confronti delle specie infestanti dicotiledoni emerse durante la coltivazione, risulta quanto mai indispensabile gestire il diserbo integrando il mezzo chimico con altre pratiche agronomiche di controllo delle infestanti, sia preventive sia dirette. Nella realizzazione del diserbo integrato si può fare affidamento su un certo numero, seppure piuttosto limitato, di pratiche di controllo delle erbe infestanti, sia indirette sia dirette. Nell’ambito delle pratiche indirette, è indubbiamente rilevante la scelta di effettuare la “falsa semina” e di adottare opportune rotazioni colturali. Ancora, valida allo scopo è la strategia di localizzare i fertilizzanti soltanto lungo la fila delle piante di insalata, scelta che permette di minimizzare la potenzialità competitiva delle malerbe. Relativamente alle metodologie di diserbo di tipo diretto, è senz’altro utile attuare l’integrazione tra il mezzo chimico e meccanico, integrazione in grado di contribuire a rendere nell’insieme il diserbo più efficace ed economico. Infatti, qualora le sarchiature manuali venissero effettuate da sole, comporterebbero costi molto elevati, mentre la loro esecuzione risulta più economica proprio quando vanno a completare l’azione degli erbicidi, consentendo di eliminare in questo modo l’infestazione “sfuggita” al mezzo chimico. Mediante l’impiego degli erbicidi, appunto, è certamente inferiore la spesa da sostenere per l’effettuazione degli interventi di sarchiatura manuale. Infine, non vanno dimenticati eventuali interventi finalizzati all’eliminazione dai bordi del campo delle specie infestanti suscettibili di ospitare nematodi e/o virus dannosi.

 


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