Volume: la patata

Sezione: coltivazione

Capitolo: coltivazione in Italia

Autori: Italo Giordano, Giovanni Mauromicale, Bruno Parisi, Alfonso Pentangelo

La patata è una pianta dotata di notevole capacità di adattamento agli elementi del clima, il che consente di coltivarla dal nord al sud del nostro Paese, a diverse altitudini (dalla pianura alla montagna) e in differenti periodi dell’anno (oltre che nel ciclo ordinario primaverile-estivo, anche in cicli fuori stagione, quali quello verninoprimaverile e quello estivo-autunnale). Le piante di patata si adattano alle diverse condizioni modificando la fenologia, l’accrescimento e l’assetto organografico: quelle che svolgono il loro ciclo tra novembre e marzo-aprile, infatti, non arrivano in genere a fioritura e iniziano la differenziazione dei tuberi con largo anticipo fenologico rispetto alle piante coltivate durante il ciclo ordinario. Nelle coltivazioni effettuate in ciclo estivo-autunnale (tra agosto e dicembre), invece, le piantine appena emerse evidenziano un grado di sviluppo più stentato, soprattutto a causa del minore numero di steli per cespo che si differenziano dai tuberi-seme; di conseguenza, in questo ciclo le piante producono un numero inferiore di tuberi, ma di dimensioni più grandi, rispetto al ciclo normale. Le particolari condizioni climatiche di alcune aree costiere del nostro Mezzogiorno e l’adattabilità della coltura ai cicli extrastagionali consentono, pertanto, di realizzare un calendario di produzione pressoché continuo, che copre quasi tutto l’anno e che si può riassumere come segue. – Tra fine febbraio e fine giugno, con sfumature di precocità a volte sostanziali, si produce, nelle regioni meridionali e insulari, la patata cosiddetta “primaticcia” (seminata nei mesi invernali), il cui calendario di raccolta parte cronologicamente in Sicilia e si conclude in Campania. Il prodotto dei cicli precoci viene scavato, di norma, prima del completamento della maturazione fisiologica dei tuberi, i quali si presentano con la buccia che si stacca ancora facilmente dalla polpa: questo prodotto è diffusamente conoscciuto anche con la denominazione di “patata novella”. - Da giugno a ottobre, partendo cronologicamente dalle aree meridionali per finire agli ambienti più a nord della penisola, si raccoglie il prodotto cosiddetto “comune” (prima dalle coltivazioni di pianura e poi da quelle di montagna seminate a partire dalla fine di febbraio), rappresentato da tuberi completamente maturi e ben abbucciati. – Tra fine novembre e gennaio, infine, si ottiene, nelle stesse aree della coltura primaticcia, la patata cosiddetta “bisestile”, che sta incontrando, negli ultimi anni, il favore crescente dei consumatori, i quali in tal modo possono disporre di tuberi freschi nel periodo invernale, quando normalmente è presente sul mercato solo prodotto proveniente da stoccaggio post-raccolta. I tuberi prodotti in entrambi i cicli extrastagionali (precoce e bisestile) sono destinati prevalentemente al consumo allo stato fresco e vengono commercializzati subito dopo la raccolta, mentre il prodotto del ciclo comune, proveniente sia dalla pianura sia dalla montagna, oltre a essere consumato fresco (subito dopo la raccolta o, per la maggior parte, dopo frigoconservazione), limitatamente a specifiche varietà viene destinato anche all’industria di trasformazione.

Varietà

Una così ampia gamma di tipologie merceologiche di prodotto, ottenuta, tra l’altro, in condizioni pedoclimatiche e colturali a volte anche molto differenti, richiede l’impiego di varietà diverse e specifiche per ogni singola situazione. In particolare, per il ciclo precoce vanno impiegate cultivar capaci di tollerare le basse temperature – che sovente si verificano nelle prime fasi del ciclo – e caratterizzate da pronta differenziazione e rapido accrescimento dei tuberi, in modo che il loro sviluppo possa concludersi prima dell’arrivo della stagione calda e secca. Per il ciclo estivo-autunnale, invece, risultano più adatte cultivar tolleranti al caldo nelle prime fasi e al freddo nelle fasi conclusive del ciclo, oltre che caratterizzate da un elevato tasso di tuberificazione. Per le colture biologiche, poi, è fondamentale l’utilizzo di varietà resistenti/tolleranti alle più gravi e diffuse fitopatie della patata e caratterizzate da esigenze limitate riguardo all’impiego di mezzi tecnici. Attualmente la scelta può essere operata tra un numero considerevole di cultivar disponibili in commercio, il cui panorama viene continuamente aggiornato e arricchito da nuove varietà sempre più rispondenti alle esigenze dei produttori, delle industrie di trasformazione e dei gruppi di acquisto della distribuzione. La maggior parte delle cultivar utilizzate in Italia è di provenienza estera, anche se, in molti casi, esse sono state validate in loco, attraverso prove di verifica dell’idoneità alle diverse condizioni colturali del nostro Paese. Solo negli ultimi anni, grazie all’impegno di alcuni istituti di ricerca nazionali, sono state costituite le prime varietà italiane, derivanti da specifici programmi di breeding miranti a soddisfare le particolari esigenze della nostra pataticoltura, soprattutto dei cicli extrastagionali. In molti areali pataticoli, inoltre, sono presenti numerose varietà locali, che si sono adattate, con il passare del tempo, alle particolari condizioni pedoclimatiche dei diversi ambienti. Generalmente esse interessano piccole superfici dove, ancora oggi, continuano a essere coltivate con agrotecniche tradizionali, a volte anche molto differenti tra loro, in relazione ai diversi ambienti e varietà. Grazie alla passione e alla sensibilità di tanti singoli agricoltori che ne hanno, di fatto, assicurato la custodia, queste varietà locali sono entrate a far parte a pieno titolo della storia e delle tradizioni culturali, colturali e gastronomiche di numerose piccole realtà rurali italiane, e si è scongiurata la perdita di una preziosa fonte di biodiversità.

Agrotecniche

L’ampio panorama varietale utilizzato e le differenti condizioni climatiche che caratterizzano i vari ambienti e cicli colturali richiedono l’adozione di agrotecniche che, per alcuni aspetti, sono molto differenziate. In particolare, gli apporti irrigui, che nei cicli precoci sono necessari solo in periodi molto siccitosi durante la fase di accrescimento dei tuberi, diventano invece indispensabili nelle prime fasi di coltivazione dei cicli estivo-autunnali, per favorire un’emergenza regolare delle piantine. Allo stesso modo, le quantità e i momenti di distribuzione dei concimi azotati devono tenere conto della differente lunghezza dei cicli colturali e possono variare in dipendenza degli apporti idrici (sia da pioggia sia da irrigazione). Quanto alla difesa fitosanitaria, va tenuto presente che, a seconda delle differenti condizioni climatiche che caratterizzano i cicli, possono facilmente variare le problematiche fitopatologiche (per esempio, le coltivazioni bisestili sono generalmente interessate da gravissimi attacchi di peronospora, determinati dal clima autunnale particolarmente favorevole allo sviluppo e alla rapida diffusione di questo patogeno). Tra le altre agrotecniche, anche l’utilizzo di tuberi-seme frazionati (molto diffuso nelle coltivazioni precoci, ma assolutamente da evitare in quelle estivo-autunnali) e la densità di investimento (maggiore nelle colture bisestili, per compensare il differenziamento di un numero minore di steli e di tuberi per pianta) possono più o meno variare in dipendenza del ciclo colturale e della destinazione del prodotto (per il consumo fresco, per l’industria ecc.).


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