Volume: il carciofo

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: carciofo in Turchia

Autori: Benian Eser, Atnan Ugur

Introduzione

Per il carciofo, in turco Enginar, è stato registrato, negli ultimi anni, un aumento notevole della superficie e della produzione totale. Infatti, dal 1990 a oggi, la superficie e la produzione sono triplicate. Nella zona meridionale del Paese si trovano tutt’oggi delle specie selvatiche. Alcuni documenti dimostrano che questo ortaggio era noto già nel XVII secolo e costituiva un piatto prelibato della cucina di palazzo degli imperatori ottomani. Le popolazioni che vivono nelle regioni costiere occidentali, e in particolare quelle provenienti dalle isole egee, conoscono benissimo questo ortaggio. Oltre ai capolini, in alcune regioni si utilizzano anche i gambi. L’olio d’oliva è un ingrediente importante nella preparazione di pietanze a base di carciofo. Il carciofo è diventato un ortaggio apprezzato per i suoi effetti salutari, tanto che negli ultimi 10 anni la sua richiesta è aumentata. Inoltre, i medici consigliano ad alcuni pazienti di inserire questo ortaggio nella loro dieta. La regione egea, localizzata nella parte occidentale del Paese, e quella del Mar di Marmara, che si trova nella parte nord-ovest della Turchia, sono le zone più note per la produzione. Il clima e le cultivar in queste regioni sono diversi. Le condizioni climatiche, in particolare le condizioni di umidità, della regione del Mar di Marmara sono adatte alla coltivazione del carciofo. La possibilità di gelate nei mesi invernali non consente l’utilizzo di cultivar precoci. Nella regione egea, durante i mesi invernali, il rischio di gelo è minore rispetto alla regione del Mar di Marmara e le cultivar precoci si coltivano con maggior sicurezza. Tra le nuove zone di produzione, quelle in prossimità delle città di Antalya e Adana presentano un clima più caldo della regione egea e per questo motivo è probabile che tali zone abbiano grandi possibilità in futuro per la produzione di carciofo precoce. La città di Bursa è la più grande zona di produzione della regione del Mar di Marmara; a questa si aggiunge la città di Izmir, con la stessa quantità di produzione, tanto che il 90% della produzione totale proviene da queste città. Con l’aumento della domanda la coltivazione si è estesa in nuove promettenti aree come le città di Adana e Antalya a sud e la città di Samsun a nord, vicino al Mar Nero.

Tecnica colturale e raccolta

Il ciclo produttivo della carciofaia generalmente dura 7-8 anni; le cultivar più diffuse sono Sakiz e Bayrampasa, anche se negli ultimi 5-6 anni sono state introdotte cultivar ibride propagate per “seme” e idonee alla coltura annuale. Come materiale di propagazione si usano parti di ceppaia suddivise in modo da avere almeno due gemme ognuna; il reperimento di questo materiale è difficoltoso e generalmente proviene da campi alla fine del ciclo pluriennale di produzione o è prelevato durante la fase di riposo estivo delle piante in carciofaie in produzione. Tale materiale prima della messa a dimora viene trattato con agrofarmaci contro agenti patogeni del terreno. L’altro metodo per l’impianto è l’utilizzo dei carducci. Come noto, su ogni pianta se ne formano molti e generalmente se ne lasciano due, mentre gli altri si eliminano. La scarducciatura si effettua due volte all’anno. La prima ha luogo in autunno, quando i carducci hanno raggiunto i 25-30 cm di altezza, mentre la seconda si esegue generalmente a marzo. I carducci sono un buon materiale di moltiplicazione e devono essere provvisti di una piccola parte di rizoma; prima di piantarli si taglia la parte apicale delle foglie. La percentuale di attecchimento spesso è molto bassa; per ovviare a tale inconveniente si usano carducci fatti radicare in vivaio. In riferimento all’irrigazione si deve tenere presente che le piante, tranne che per il periodo giugno-metà agosto, sono in attiva vegetazione. Pertanto per ottenere capolini precoci è necessaria una prima adacquata abbondante, che si esegue generalmente nella prima metà di agosto e serve a favorire il risveglio delle piante, in riposo a causa dell’elevata temperatura e per la mancanza di acqua. In alcune zone in cui vi è carenza di acqua per l’irrigazione, i coltivatori per il risveglio delle piante attendono le prime piogge estive e autunnali, e naturalmente in questo caso la produzione non è precoce. Il periodo di raccolta inizia a novembre e finisce nella seconda metà di giugno in relazione alle aree di coltivazione e alle cultivar. La raccolta precoce inizia sulla costa egea e mediterranea alla fine di novembre, con la Sakiz, e termina a metà aprile. Successivamente, si inizia a raccogliere dalle piante cosiddette del tipo primitivo; la raccolta prosegue fino alla metà di giugno. Nella regione del Mar di Marmara, dove la Bayrampasa è la principale cultivar, la raccolta inizia nella prima metà di maggio e dura fino alla fine di giugno.

Cultivar, qualità e commercializzazione

Le cultivar tradizionali, com’è stato già accennato, sono la Sakiz e la Bayrampasa, entrambe propagate per via vegetativa. La Sakiz è sensibile al freddo, precoce e coltivata nelle regioni egea e mediterranea. Per la maggior parte si consuma allo stato fresco. La forma dei capolini è simile a una coppa e le brattee sono generalmente aperte. Per il consumo si rimuovono le brattee esterne, si taglia la parte apicale delle brattee rimanenti e si elimina parte del gambo. Alla fine del periodo di raccolta, le brattee diventano molto fibrose, pertanto si usa solo il ricettacolo. Nelle carciofaie della Sakiz a volte compaiono piante indicate come del tipo primitivo, resistenti al freddo, ma che producono tardivamente. Probabilmente si tratta di variazioni fenotipiche attribuite a cause fisiologiche o genetiche o a una struttura chimerica, favorita dalla lunga e continua moltiplicazione vegetativa. I capolini sono più grandi rispetto a quelli della Sakiz e, generalmente, vengono consumati i ricettacoli (fondi). Questi si trovano nei mercati locali già pronti per il consumo, immersi in acqua con succo di limone, per evitare l’imbrunimento. La Bayrampasa è resistente al freddo. Si coltiva nella regione del Mar di Marmara e ha un periodo di raccolta breve. I capolini sono più grandi rispetto alle altre cultivar; hanno forma sferica e se ne consumano soprattutto i ricettacoli, che sono venduti anche in acqua e limone come quelli del tipo precoce. Anche l’industria conserviera e dei surgelati utilizza i capolini. In Turchia si trovano anche nuove cultivar propagate per “seme”, quali: Concerto, Opal, Menuet, Prelude, Emerald, Mundi, Maydo ed Etna. Alcune di queste sono raccomandate per la produzione di cuori, ma al momento la loro produzione non è rilevante. Inoltre vengono prodotti cuori conservati in salamoia, particolarmente nella regione egea. Alcune aziende hanno importato cultivar dalla Spagna e dall’Italia idonee alla produzione di cuori.

Problemi e prospettive

Il carciofo è un ortaggio che offre buone prospettive per i coltivatori. Negli ultimi anni è stato registrato un aumento notevole delle importazioni di capolini per il consumo fresco e si prevede che la domanda aumenterà ulteriormente in virtù del riconoscimento da parte dei consumatori dei suoi effetti benefici: questo rappresenta un grande vantaggio per i produttori. D’altra parte, la mancanza di materiale di propagazione sano e di alta qualità costituisce un grave problema e ne limita la diffusione. Ciò è particolarmente vero per le cultivar precoci. Per esempio, non è possibile mettere a dimora la Sakiz originaria a causa della mancanza di materiale risanato; inoltre l’eliminazione dei tipi primitivi è un problema che deve essere risolto. La diffusione delle nuove cultivar propagate per “seme”, che presentano elevata produttività e capolini idonei sia al mercato fresco sia all’industria della trasformazione, potrà costituire un’ottima opportunità per gli imprenditori agricoli perché contribuirà ad ampliare l’offerta del prodotto sia sul mercato interno, sia su quello estero. Consentirà inoltre di estendere il calendario di raccolta anche ai mesi estivi, in cui è notevole la presenza di turisti, con la coltivazione a ciclo annuale in zone di alta collina.

 


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