Volume: il carciofo

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: carciofo in spagna

Autori: Ignacio Macua, Immaculada Lahoz

Introduzione

L’introduzione del carciofo in Spagna è probabilmente dovuta agli Arabi. Testimonianze riportano che nell’XI secolo erano coltivate piante di carciofo (chiamato al-kharchaf, da cui il termine spagnolo alcachofas) provenienti dal Nordafrica, più piccole di quelle attuali, di cui si utilizzavano sia i capolini sia lo stelo fiorale tenero. Nella seconda metà del XII secolo, Ibn al-Awwan riporta che gli orticoltori andalusi avevano selezionato e migliorato la tipologia delle piante, incrementando la dimensione, l’omogeneità fenotipica e il numero di capolini prodotti. Attualmente la coltivazione del carciofo occupa una superficie di circa 16.000 ha, con una produzione di oltre 200.000 t. Più dell’85% dei capolini raccolti è destinato alla trasformazione industriale, mentre la quota restante è esportata allo stato fresco (13.910 t nel 2008) o commercializzata sul mercato nazionale. Nel 1990 la superficie coltivata superava i 30.000 ha; successivamente è diminuita e in particolare un calo notevole è stato osservato a partire dal 2005. Questo, però, non ha provocato una riduzione altrettanto significativa della produzione, che negli ultimi quattro anni si è mantenuta abbastanza costante, attorno alle 200.000 t. La produzione unitaria è in media di circa 12 t/ha, con valori più elevati nelle regioni di Murcia e Alicante, dove la produzione media supera le 20 t/ha grazie all’ampia durata del periodo di raccolta. La zona di produzione si concentra prevalentemente lungo la costa del Mediterraneo: fra tutte spicca la regione di Murcia, con 6500 ha, seguita dalla Comunità Valenciana (3860 ha), dall’Andalusia (2484 ha) e dalla Catalogna (1492 ha). Esiste infine un altro nucleo di importanza significativa, quello situato nella valle dell’Ebro, formato da Navarra e La Rioja (circa 1200 ha). L’importanza di quest’area è data non tanto dalla quantità della produzione, quanto dal fatto che in questa zona, nelle vicinanze della città di Tudela in particolare, si produce il materiale di moltiplicazione destinato a rifornire tutte le aree cinaricole nazionali. Negli ultimi anni le esportazioni del carciofo conservato (in salamoia o sottolio) sono in diminuzione, mentre le importazioni sono aumentate in modo significativo, principalmente dal Perú (21% del totale delle esportazioni di questo Paese). La maggior parte dei carciofi conservati importati in Spagna viene rilavorata e successivamente esportata. Lo stesso avviene con il carciofo congelato, per il quale si registra l’aumento delle importazioni, mentre le esportazioni sono stabili e sono dirette soprattutto negli Stati Uniti e, in misura minore, in Italia, Francia, Germania. Per il prodotto fresco si registra, invece, uno scarso livello di importazioni (240 t nel 2008), soprattutto dalla Francia, sostanzialmente quando manca la produzione interna (da luglio a settembre), e un livello costante di esportazioni per tutto il resto dell’anno.

Cultivar

La produzione spagnola si basa sostanzialmente sulla cultivar Blanca de Tudela caratterizzata da grande precocità, o su popolazioni da essa derivanti, come la Monqueline nella zona di Valencia o la Aranjuez nella zona di Madrid, entrambe in via di estinzione. Tutte si propagano per via vegetativa, tramite pezzi di rizoma. Negli ultimi anni sono state introdotte cultivar riprodotte per “seme”, ma il potente settore dell’industria le ha sempre rifiutate per via della forma e della eterogeneità dei capolini, poco adatti alla lavorazione industriale ora in uso. Attualmente si utilizzano tre cultivar con capolini di colorazione verde (Imperial Star, Lorca e A-106), molto simili fra loro, e l’ibrido Orlando, di colorazione viola. Inoltre, si registra la presenza su piccole superfici di cultivar di provenienza francese, come Macau e Calico Verde, con capolini di colore verde, e Violetto di Provenza, Tema e Calico Rosso, con brattee di colore violetto. La produzione avviene in primavera ed è interamente destinata all’esportazione. Queste coltivazioni si concentrano soprattutto nella zona meridionale di Alicante (Comunità Valenciana) e nel territorio di Murcia. Tradizionalmente il materiale di propagazione viene prodotto al di fuori dalla zona di coltivazione; più nello specifico, proviene principalmente dalla Navarra, da piante allevate in coltivazioni annuali. Da anni i coltivatori navarresi della Blanca de Tudela, sotto il controllo dell’IGP Blanca de Tudela, rappresentano un punto di riferimento per tutti i cinaricoltori spagnoli, nonché per quelli stranieri: è in questa zona, infatti, che vengono a rifornirsi di piante per rinnovare le carciofaie, seriamente compromesse da fenomeni di degenerazione, parassiti e malattie. L’Associazione Moltiplicatori Blanca de Tudela, istituita dall’amministrazione della provincia di Navarra (Istituto Tecnico di Gestione Agricola in collaborazione con la Sezione di Produzione e Sanità Vegetale del Dipartimento di Agricoltura del Governo di Navarra) e dai produttori, certifica la qualità del materiale di moltiplicazione attraverso ispezioni e opere di selezione in campo e garantisce agli agricoltori il materiale acquistato.

Impianto

L’epoca più frequente per l’impianto con materiale derivato dalla Blanca de Tudela è, per tutte le zone di coltivazione, l’ultima decade di luglio. Nelle zone più calde si tende ad anticipare per ottenere una produzione più precoce; ciò può avvenire solo se in quel momento non si registrano temperature elevate, perché in questo caso aumentano le fallanze, sebbene con i nuovi sistemi di irrigazione (a goccia o per aspersione) la percentuale di attecchimento aumenta sensibilmente. Attualmente, tuttavia, vista la scarsità d’acqua per l’irrigazione, nelle zone di grande produzione (Levante spagnolo, Murcia) si tende a posticipare l’impianto ad agosto inoltrato. Fatta eccezione per la Navarra, dove prevale il sistema di coltivazione annuale (80% circa), la carciofaia si coltiva da due a quattro anni; ultimamente è sempre più diffusa la tendenza alla riduzione del ciclo di coltivazione. Nelle coltivazioni poliennali, conclusa la raccolta all’inizio dell’estate, si interrompe l’irrigazione per permettere il disseccamento delle piante; in seguito si recidono le piante a circa 5-10 cm da terra. La densità oscilla tra 8000 e 10.000 piante/ha; nelle zone di Valencia e Castellón tende ad aumentare, superando le 12.000 piante/ha. La distanza tra le file varia in funzione delle macchine disponibili: generalmente va da 1,10 a 1,40 m tra le file e da 0,70 a 0,90 m sulla fila. L’impianto viene effettuato a mano; ultimamente, però, per le grandi aziende è stato introdotto l’uso di macchine, alcune delle quali in grado di somministrare a ogni pianta una determinata quantità d’acqua prima dell’irrigazione vera e propria per migliorare l’attecchimento. Per ottenere il rizoma è necessario aspettare la fine della raccolta, dopo la quale si sospende l’irrigazione. Tale operazione, unita alle alte temperature tipiche di questo periodo, blocca gradualmente la vegetazione e lascia le piante in stato di riposo estivo fino al momento dell’espianto. Prima di essere sradicate, le piante vengono capitozzate a un’altezza di circa 15 cm da terra, per essere poi asportate interamente a mano o con l’uso di sradicatori meccanici, dotati di una lama a U in grado di penetrare a una certa profondità, sotto la fila delle piante. Successivamente i pezzi di rizoma vengono separati manualmente; quest’operazione viene effettuata nel campo stesso. La resa è di circa 3-4 porzioni per pianta, pertanto generalmente il prezzo unitario è abbastanza elevato. Successivamente si può procedere direttamente all’impianto, oppure il materiale può essere immagazzinato in luoghi freschi e umidi o in celle frigorifere.

Irrigazione

Il carciofo esige molta acqua e richiede frequenti adacquate durante il ciclo colturale. Per un buon attecchimento è importante che il sistema di irrigazione riesca a garantire sufficiente umidità al terreno, evitando comunque che si formino ristagni di acqua. Successivamente il terreno va mantenuto in un regime di umidità tale da favorire la crescita delle piante e la produzione dei capolini. Tradizionalmente il sistema di irrigazione più utilizzato è quello per sommersione; attualmente è diffuso il sistema di distribuzione per aspersione, mediante irrigatori che distribuiscono l’acqua sopra la pianta. Con l’irrigazione per aspersione sono diminuite le fallanze dopo l’impianto ed è aumentata la produzione di capolini.

Fertilizzazione

Il carciofo è una pianta dotata di un sistema radicale esteso che esplora elevati volumi di terreno. Nonostante ciò, le radici più attive si trovano nei primi 30-40 cm di profondità. La maggior parte degli agricoltori segue le procedure di concimazione stabilite dalle normative di Produzione Integrata del Carciofo in Spagna.

– Procedure di concimazione in Navarra (Normativa di Produzione Integrata). La concimazione si basa sull’apporto di 30-40 t/ha di letame nel primo anno di impianto e successivamente si differenzia a seconda che si tratti di una coltura annuale o poliennale. A) Coltura annuale – Concimazione di fondo: è consigliabile effettuare un’aratura profonda per garantire l’accrescimento dell’apparato radicale. Si raccomanda un apporto di P2O5 compreso tra 120 e 180 kg/ha e 150-250 kg/ha di K2O, in base al contenuto di questi elementi nel terreno. – Concimazione di copertura: si raccomanda un apporto di N compreso tra 250-300 kg/ha. La distribuzione avviene in base all’epoca di raccolta e al sistema di irrigazione. B) Coltura poliennale (2º anno e successivi) – Concimazione di fondo: si raccomanda un apporto compreso tra 60 e 100 kg/ha di P2O5 e 90-150 kg/ha di K2O. – Concimazione di copertura: si raccomanda un apporto di N compreso tra 200 e 250 kg/ha.

– Procedure di concimazione nella Comunità Valenciana (Levante). Viene raccomandata la somministrazione di 200-300 kg/ha di N, 100-150 kg/ha di P2O5, 300 kg/ha di K2O e 30 kg/ha di MgO, con apporti di letame pari a 20-40 t/ha.

Raccolta

Nella zona della costa mediterranea, caratterizzata da temperature miti e dalla quasi totale assenza di gelate, la raccolta ha inizio in ottobre e si conclude fra la metà di aprile e gli inizi di maggio. Le raccolte si effettuano ogni 10-12 giorni nel periodo iniziale (ottobre-gennaio), a causa della lentezza con cui crescono le piante, e 5-7 giorni nel periodo successivo. Nelle zone fredde (Navarra, Rioja, Madrid, Castiglia-La Mancia) la raccolta avviene principalmente dopo le gelate invernali, fra il mese di marzo e la fine di maggio, e si ripete a cadenza settimanale. Se la fine dell’autunno e l’inverno sono stati miti, senza gelate, si tende ad anticipare la produzione e la raccolta dagli inizi di novembre fino alle prime gelate, in seguito alle quali la produzione si arresta. Le piante che iniziano a produrre in autunno subiscono maggiormente i danni delle gelate di quelle che producono più tardivamente.

Commercializzazione

La commercializzazione varia a seconda della destinazione o del mercato a cui è finalizzato il prodotto. Ciò influisce anche sulle modalità e sui tempi di raccolta. Nella zona di Alicante e Murcia, la maggior parte della produzione è destinata all’esportazione; capolini di grosse dimensioni e compatti (350-500 g l’uno) vengono esportati soprattutto in Francia, Italia e Germania. Si esportano anche capolini di dimensioni inferiori (6 unità/kg), con una porzione di circa 10 cm di peduncolo. In altre zone, la produzione è generalmente destinata al mercato nazionale, con un peso medio di 6-8 unità/kg, anche se in pieno inverno le dimensioni del peduncolo sono leggermente inferiori (dai 2 ai 4 cm). La Navarra ha un modo particolare di commercializzare il prodotto allo stato fresco che viene destinato soprattutto al mercato del Nord: i carciofi vengono raggruppati in fasci da 12 con peduncolo (15-20 cm di lunghezza) e almeno una foglia. Di solito questo metodo viene adottato per le prime raccolte dell’autunno, prima dell’arrivo dell’inverno, ma soprattutto agli inizi della raccolta di primavera. Esistono due denominazioni di origine: DO Alcachofa de Benicarló (Comunità Valenciana), per la commercializzazione allo stato fresco, e l’Indicazione Geografica Protetta (IGP) per la commercializzazione allo stato fresco e trasformato. I capolini destinati all’industria costituiscono l’85% della produzione nazionale. A seconda del periodo di raccolta in 1 kg si contano 8-10 capolini. La principale zona di lavorazione è quella del Levante e di Murcia: qui si concentrano le più grandi industrie di lavorazione del carciofo, soprattutto per i prodotti in salamoia, ma anche per il prodotto surgelato, che negli ultimi anni è in forte aumento. In queste zone, il prodotto viene destinato indistintamente alla lavorazione industriale e al mercato del fresco fino a marzo-aprile, successivamente viene utilizzato esclusivamente dall’industria. Nelle zone di Navarra e La Rioja la maggior parte della produzione è destinata all’industria: qui, infatti, la commercializzazione del prodotto fresco è minore e coincide con la saturazione dei mercati delle zone mediterranee. Attualmente il mercato internazionale del carciofo in salamoia è gestito da aziende spagnole sia in Perú sia in Cina. L’industria produce cuori, metà o quarti da capolini di 8-10 pezzi/ kg, mentre i carciofi più grossi, soprattutto a fine campagna, sono destinati alla preparazione dei cosiddetti fondi.

Problemi e prospettive

Il carciofo in Spagna si basa quasi esclusivamente sulla Blanca de Tudela. Nella zona mediterranea si sta valutando l’introduzione di nuove cultivar ibride propagate per “seme” e nuove tecniche di coltivazione, per ridurre gli alti costi legati alla moltiplicazione vegetativa. In questo modo si potrebbero evitare il progressivo calo della produzione e i fenomeni di degenerazione che si osservano sempre più frequentemente con le cultivar tradizionali, e che rappresentano una perdita di redditività significativa per gli agricoltori, vincolati al materiale vegetale proveniente dalla Navarra. Il difetto delle cultivar ibride è l’assenza di precocità che caratterizza invece la Blanca de Tudela: oggi si sta cercando di anticipare la produzione per ottenere prezzi più elevati mediante l’applicazione di acido gibberellico. La produzione invernale deve essere destinata all’industria per poter essere valorizzata attraverso i nuovi processi e le nuove forme di presentazione come IV e V gamma.

 


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