Volume: il carciofo

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: carciofo in Marocco

Autori: Mohamed Razine

Introduzione

La coltivazione del carciofo in Marocco occupa una superficie di circa 3500 ha con una produzione totale di 52.000 t. Le regioni in cui è maggiormente praticata sono quelle della bassa Moulouya, Saïs, Haouz e Gharb. In quest’ultima si concentra l’80% della produzione nazionale, con 2650 ha e con una produzione complessiva di 42.000 t. La produzione unitaria è compresa in media tra 15 e 18 t/ha, con valori massimi di 30 t/ha. Nella regione di Gharb i terreni sono prevalentemente argillosi, il clima è del tipo subumido-umido, con temperature che variano tra i 2 e i 45 °C.

Cultivar

Le cultivar che presentano capolini con brattee di colore verde chiaro (Blanc Hétérosis, Blanca de Tudela, Imperial Star) sono le più comuni, mentre quelle con capolini di colore violetto, quali Violet d’Alger e Salanquet, hanno diffusione più limitata. Di solito in ogni carciofaia sono coltivate assieme due o più cultivar; gli impianti monovarietali sono limitati ai piccoli appezzamenti. Imperial Star è l’unica propagata per “seme”, mentre tutte le altre cultivar sono propagate vegetativamente. Questa tecnica di moltiplicazione ha favorito nel tempo l’aggravarsi di problemi agronomici e patologici quali l’eterogeneità delle piante e la diffusione di parassiti, in particolare dei virus.

Tecnica colturale

La lavorazione del terreno comprende l’aratura, 2-3 fresature e infine un’assolcatura per la sistemazione delle aiuole. L’impianto si effettua generalmente in luglio-agosto, a volte anche in settembre. Il materiale di propagazione utilizzato è costituito dal rizoma, intero o suddiviso in pezzi, prelevato all’inizio dell’estate da piante di un anno durante la fase di riposo. Alcuni agricoltori preferiscono capitozzare le piante a un’altezza di 20 cm dal terreno, prima che siano completamente secche e utilizzare questo materiale per l’impianto. La densità varia da 8000 a 12.000 piante/ha. Alcuni agricoltori arrivano fino a 15.000 piante/ha, disponendole in file binate e utilizzando l’impianto di irrigazione a goccia posto tra le file all’interno della bina. Nelle zone dove spira il vento caldo chiamato chergui, che causa numerose fallanze al trapianto, si dispongono le aiuole in modo ortogonale alla direzione del vento stesso e le piantine vengono piantate sul fianco dell’aiuola per ottenere maggiore riparo. L’attecchimento delle piante varia dal 40 al 90%. Le erbe infestanti costituiscono a volte un problema, soprattutto su terreni pesanti come nella zona di Gharb. Il controllo delle malerbe è effettuato di solito con interventi manuali; solo occasionalmente si utilizza il diserbo per il controllo delle Graminacee. Il metodo irriguo più diffuso è quello per infiltrazione laterale da solchi; per questo motivo il terreno è opportunamente preparato in modo che le piante siano disposte al centro di aiuole con i solchi per l’irrigazione ai lati. A mano a mano che la pianta si accresce, il terreno viene lavorato in modo che il solco sia progressivamente più distante dalla pianta. Questo sistema consente anche un buon controllo delle infestanti. Nella maggior parte dei casi l’irrigazione è effettuata con il metodo per infiltrazione da solchi. A seconda della disponibilità d’acqua e delle condizioni pedo-climatiche, il numero di interventi irrigui può variare tra 8 e 14 (in alcuni casi può arrivare fino a 20); il volume stagionale totale varia tra 10.000 e 17.000 m3/ha. A volte si adotta il metodo irriguo a goccia, in questo caso le prime due irrigazioni sono comunque effettuate con il sistema per infiltrazione da solchi; successivamente, quando le piantine hanno attecchito, si dispone l’impianto per l’irrigazione a microportata. Il volume irriguo stagionale si aggira intorno a 8000 m3/ha. Per quanto concerne la fertilizzazione, si distribuiscono manualmente 5 q/ha di 14-28-14 rispettivamente per N-P-K come concimazione di fondo, mentre per la concimazione di copertura si apportano dopo ogni raccolta fino a 12 q di nitrato ammonico. Quando si utilizza il metodo di irrigazione a goccia, alcuni agricoltori arrivano a somministrare fino a 260-210 e 350 kg/ha di N-P2O5 e K2O. Raramente si apportano altri elementi, come il magnesio, il calcio o lo zolfo. La concimazione di copertura è effettuata a mano disponendo il concime alla base di ogni pianta, dopo la pioggia o l’irrigazione.

Raccolta e lavorazione dei capolini

Il periodo di raccolta comincia alla metà di ottobre e termina di solito alla fine di maggio; i capolini raccolti fino a febbraio sono di buona qualità. La raccolta viene effettuata quando il ricettacolo ha raggiunto circa 10 cm di diametro, mentre il gambo è tagliato a circa 20 cm di lunghezza. Con l’aumento delle temperature e delle ore di luce, le brattee tendono a divaricarsi, il pappo si accresce velocemente e la qualità dei capolini diventa scadente anche se si anticipa la raccolta di qualche giorno. La produzione oscilla tra 12 e 15 t/ha. Il prodotto raccolto viene venduto direttamente sul campo ad intermediari, che successivamente portano i capolini ai mercati all’ingrosso o ai magazzini per il confezionamento. Il prezzo di vendita è più alto nel periodo ottobre-febbraio, quando la quantità dei capolini raccolti è modesta e la qualità elevata; invece a partire da febbraio, in concomitanza dell’aumento della produzione e con il peggioramento della qualità dei capolini, il prezzo diminuisce e comincia anche l’attività delle poche industrie di trasformazione che operano in questo settore. A volte l’industria stipula contratti di fornitura con gli agricoltori in cui sono stabilite la tecnica colturale, la tracciabilità di tutte le fasi della produzione e la qualità dei capolini; in questo caso il prodotto trasformato è destinato all’esportazione. I capolini con ricettacolo di grosse dimensioni (>10 cm) sono utilizzati per la produzione di fondi in salamoia o in aceto, mentre quelli più piccoli sono destinati alla produzione di cuori o di fette. Per ottenere 1 kg di carciofi trasformati, sono necessari in media 3,5 kg di carciofi freschi. Questo valore aumenta progressivamente con l’incremento del diametro del carciofo lavorato.

Prospettive

Negli ultimi anni la tecnica di coltivazione del carciofo in Marocco non si è evoluta così come è avvenuto per altre colture ortive; inoltre il prodotto fresco o trasformato è stato poco valorizzato sia sul mercato interno sia all’estero. Le aziende cinaricole sono di solito di piccole dimensioni e la produzione è destinata quasi unicamente al mercato locale, se si escludono poche centinaia di tonnellate destinate all’esportazione (230 t nel 2007/2008 e 250 t nel 2008/2009). I problemi di maggiore importanza nella tecnica di coltivazione sono rappresentati dall’ampia diffusione della moltiplicazione vegetativa (e dalle conseguenze negative di natura agronomica e patologica che ne derivano), dalla modesta efficienza del metodo irriguo impiegato (l’irrigazione a goccia è poco diffusa), dallo scarso controllo, sia manuale sia con il diserbo, della flora infestante, che a volte viene fatta crescere e poi utilizzata come foraggio nell’allevamento del bestiame. Per questi motivi sono state intraprese nell’ambito del programma nazionale di sviluppo agricolo, numerose sperimentazioni riguardanti l’introduzione di cultivar propagate per “seme”, il risanamento del materiale di propagazione e la razionalizzazione della tecnica colturale con l’obiettivo di aumentare la produzione per unità di superficie e diminuire i costi di produzione. Inoltre sono state varate politiche che garantiscono l’assistenza tecnica alle aziende e favoriscono l’aggregazione e l’organizzazione dei produttori, in modo da aumentare la competitività di questa coltura sia sul mercato interno sia per l’esportazione.


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