intervista

Zalambani (Unaga): "Mancano riviste di settore, bisogna cooperare per fare buona informazione"

Una professione in crisi da anni su quasi tutti i fronti: quella del giornalismo italiano. Per il settore agroalimentare abbiamo chiesto un parere a Roberto Zalambani, nuovo Presidente dell'Unaga, Unione Nazionale Associazione Giornalisti Agricoli. La ricetta giusta per migliorare la comunicazione c’è.

Lei è nel mondo del giornalismo di settore da molto tempo, come è cambiato in questi anni?

Giornalista dal novembre 1972, ho iniziato con il settimanale " Qui Bologna ", l' ultimo di cronaca pubblicato in città. Da quel giorno la mia  esperienza nella comunicazione è stata  tra le più varie. Dal mondo degli uffici stampa della cooperazione, soprattutto nei settori dell' agricoltura e del credito rurale. Quarant'anni nel raccogliere giornali d' epoca, una passione, che mi ha portato a toccare con mano l' evoluzione della comunicazione. Ho vissuto tutte le diverse fasi evolutive del mestiere, fino all’irruzione nel mondo dei social e alla nascita di nuove professioni come blogger e influencer.

Quali sono le maggiori criticità per il giornalismo italiano oggi?

Vedo, nel giornalismo italiano di oggi, una crescente difficoltà. Soprattutto nel loro vivere la professione come dipendenti, sia come freelance.

 La politica diffida di noi e non ci comprende, anche per colpa nostra; gli editori sono sempre meno e sempre meno " puri ", gli organismi di categoria faticano a mantenere il proprio ruolo e, a rappresentare le istanze dei colleghi. Del resto, per un giornalista, essere imprenditore di sé stesso non coincide col mercato della comunicazione. Questo è sempre meno attento e confonde i ruoli e gli strumenti.

Qual è il tassello mancante per un buon rapporto con la politica?

Il problema del difficile rapporto degli organismi di categoria e dei giornalisti o, in genere, con la politica, non è una novità. E, chi, come me, studia da tempo la storia del giornalismo, questa discrepanza l’ha toccata con mano in mille situazioni. Quello, che a mio parere manca oggi, è il dialogo. Solo il dialogo può portare a comprendere le ragioni altrui.

È sconfortante osservare come, le istituzioni e i partiti, continuino a confondere ruoli e funzioni: non distinguono ufficio stampa da portavoce o il blogger dall’ influencer. Sognano solo costruttori di consensi e operatori servili.

La cosa più grave e triste, è che la politica, continua a confondere il giornalismo delle prime pagine dei giornali e quello delle televisioni.

Quali sono le maggiori sfide per chi fa giornalismo nell'agroalimentare?

In primo luogo, mancano i giornali di settore.  Quando, nell' ambito della Federazione nazionale della stampa, nacque il gruppo di specializzazione della stampa agricola - oggi Unaga dal Congresso di Aquileia -  con le annesse specializzazioni dell' ambiente, energie e territorio, i giornali agricoli erano migliaia, dalle riviste patinate ai bollettini delle Associazioni professionali. Oggi si contano sulle dita il numero di giornali di settore. Così come mancano le rubriche di agricoltura. Mentre, le televisioni, hanno preso una piega " agroalimentare ". Per intercettare un’imprenditoria di successo che ancora oggi investe in pubblicità.

Credo, pero',  che ci sia ancora posto per la figura del giornalista, ma occorre che i giornalisti del ventunesimo secolo si costruiscano un posto perché, nell' epoca della comunicazione veloce e globale, c'è una grande confusione tra notizia e velina, tra articolo promozionale e seria inchiesta di settore.

Qual è la situazione oggi per l'agricoltura del nostro paese?

È una situazione complessa e piena di contraddizioni. Si esaltano continuamente i prodotti italiani, ogni azienda punta alla difesa dell' ambiente e alla sostenibilità. La parola “bio” è utilizzata molto, troppo spesso. Si parla sempre più di tracciabilità, di filiera, di lotta alle contraffazioni, di amore e odio con l' Europa, di Ogm e di ogni sorta di pericolo vero o immaginario per la salute. Poi arrivano i sempre più frequenti disastri ambientali e,  iniziano le tante contraddizioni, spesso accantonate per incuria o incompetenza. Suscitando nuove crisi, nuovi problemi, nuove paure.

Eppure, percorrendo le strade di campagna della nostra bellissima terra, vediamo che gli operatori agricoli che, con passione, si prendono cura del loro lavoro. Andando   oltre ad ogni difficoltà, normativa o economica che sia. Questo è un bel segnale di speranza.

Come si potrebbe comunicare meglio quello che si produce e si coltiva nei nostri campi?

Il 23 novembre, chiudendo a FICO, Fabbrica Italiana Contadina di Bologna, un corso di formazione sulla comunicazione nel settore avicolo, segnalavo la difficoltà a svolgere l’attività giornalista specializzata con correttezza, senza però una base di conoscenza del settore. Ne ho denunciato i rischi della ricerca, del sensazionalismo di fronte agli scandali o presunti tali. Fino al punto che un titolo sbagliato e scandalistico nell' agro alimentare e nell' ambiente può mettere in crisi un intero settore produttivo o, addirittura, un intero territorio. L' agricoltura è fondamentale per la nostra alimentazione e per la salute. Occorre tutelarla. I giornalisti devono sentirsi dalla parte dei consumatori e mediare attraverso le proprie competenze, rispettando le norme deontologiche e le carte dei doveri.

In che modo il giornalismo potrebbe aiutare il mondo dell'agroalimentare?

Dovremmo poter disporre di strumenti efficaci di informazione e per questo faccio appello alle istituzioni e al mondo sindacale delle imprese agricole. Affinché favoriscano il nostro lavoro privilegiando chi è iscritto al Sindacato e all' Ordine professionale; colleghi che hanno obblighi deontologici e di servizio, che le nuove categorie di comunicatori social non posseggono. Anch' essi però, hanno un ruolo e credo sia interesse di tutti il loro ingresso a pieno titolo nella professione. Alla condizione che seguano percorsi formativi e si attengano a regole deontologiche, come abbiamo fatto  noi in precedenza.

Quali sono le idee o i progetti che Unaga vorrebbe sviluppare in questo senso?

L' Unaga è l' Unione delle Associazioni regionali e interregionali dei giornalisti specializzati nell' agroalimentare, ambiente, energie e territorio. È  l' unica realtà italiana di giornalisti organizzati riconosciuta a livello europeo e mondiale nelle Federazioni di settore Enaj e Ifaj. Siamo impegnati, quindi, a tenere, da un lato, i rapporti costanti con i nostri organismi di categoria e, dall' altro, con i comunicatori degli altri Paesi. Nello scorso Congresso abbiamo istituito il Comitato tecnico scientifico. Questo organo ha il compito di valutare i temi di maggiore interesse e segnalarli ai colleghi, affinchè questi se ne facciano carico. Altro impegno è parlare con le istituzioni, e stiamo ottenendo buoni risultati;  siamo invitati alla Giornata mondiale dell' alimentazione della Fao per collaborare con i Ministeri competenti, i Consigli regionali e tante altre realtà che vedono in noi un' opportunità per veicolare progetti e informazioni con correttezza e professionalità.

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