la fragola

Un cinema alla fragola

Ricordiamo il film diretto da Ingmar Bergman e intitolato Il posto delle fragole (Svezia, 1957), che ha ricevuto numerosi premi tra cui l’Orso d’Oro al Festival di Berlino, il premio della critica a Venezia, il National Board of Review statunitense, la candidatura all’Oscar per il miglior soggetto originale, il Golden Gate della stampa estera di Hollywood, il Pemio Bodil danese per il miglior film europeo, il Gran Premio della cinematografia norvegese, il premio dell’Associazione Critici Britannici, il primo premio al Festival Argentino del Mar de la Plata, nonché il Nastro d’Argento Italiano.

Si tratta di una storia di conversione e di serena meditazione sulla vita e sulla morte, è un film che esalta gli affetti come valori primari dell’esistenza. Esso è costruito in modo perfetto tra l’intrecciarsi dei ricordi e della realtà e, a differenza di altri film dello stesso autore, non ha nulla di oscuro e i pochi simboli che lo percorrono sono molto chiari. Bergman in questo film si serve del topos del posto delle fragole, frutto che in Svezia rappresenta a pieno la primavera, per simboleggiare i ricordi infantili. Il posto delle fragole è un film sul tempo, protagonista del racconto, sul cambiamento, sulla paura e sulla maschera che l’uomo indossa per risolvere le proprie crisi. Più recente è il film drammatico sulle diversità intitolato Fragola e cioccolato, dei registi Tomas Gutierrez Alea e Juan Carlos Tabio (Cuba, 1992), tratto dal racconto El lobo, el bosque y el hombre nuevo di Senel Paz. Ambientato in Avana nel 1979, è la storia dell’amicizia tra un giovane di origine contadina, comunista militante, e un omosessuale cattolico, raffinato cultore della cultura nazionale. Orso d’Argento a Berlino, quattro premi al 15° Festival dell’Avana, è il primo film cubano che trova distribuzione sul mercato italiano grazie alla Bim di De Paolis. Commedia agrodolce, briosa, ironica, leggera nell’enunciare la sua tesi antidogmatica e in favore della libertà di idee. Il gelato alla fragola e il cioccolato vengono utilizzati nel film per simboleggiare da una parte una diversità ostacolata dal regime e dall’altra una sofferenza della vita da parte di un ragazzo pieno di illusioni che ancora crede nel sogno di un mondo perfetto.

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