intervista

Top runner

Partito come fruttivendolo e nonostante una carriera condizionata da tanti infortuni, i record di Gennaro Di Napoli resistono ancora, dopo 25 anni. Un talento innato per la corsa

di Davide Grilli

 

Ha scritto pagine indelebili della storia dell’atletica tanto che i suoi record resistono a distanza di venticinque anni. E pensare che Gennaro Di Napoli, un talento puro della corsa, da bambino sognava di diventare un campione di tennis. O di continuare a fare il fruttivendolo e un giorno diventare il direttore dell’ortomercato di Napoli come suo padre. Alla fine il talento atletico ha preso il sopravvento e l’Italia si è regalata un fuoriclasse in più.

 

Gennaro puoi farci un bilancio della tua carriera?

Ho più rimpianti che soddisfazioni. Non ho mai vinto un’Olimpiade ma posso tranquillamente dire che la mia carriera vale altrettanto perché sono consapevole di tutto quello che ho fatto, so quanti infortuni ho dovuto affrontare e quanto ogni volta sia stato difficile tornare, soprattutto mentalmente. In più devi metterci talento, velocità e resistenza: nell’atletica non puoi sbagliare niente.

 

E infatti sei ancora detentore dei record italiani dei 1500 metri, miglio, 2000 metri e 3000 metri piani, a 25 anni di distanza

Vero, però i record sono fatti per essere battuti e se dopo 25 anni nessuno c’è riuscito, vuol dire che qualcosa non funziona. Non credo che i miei tempi siano impossibili da superare anche se potevo fare molto meglio. C’era andato vicino Davide Tirelli, mio acerrimo rivale, un grande atleta di sacrificio.

 

Quando hai cominciato a correre?

Ho cominciato a correre da bambino perché mi è venuto facile, dove abitavo io a Rogoredo c’era la gara del quartiere e battevo tutti anche senza preparazione perché avevo una predisposizione alla corsa. In realtà il mio sogno era quello di diventare un campione di tennis: correre non mi piaceva molto, come credo alla maggior parte dei bambini, però mi piaceva vincere e quindi, siccome mi veniva facile vincere con la corsa, quando ho abbandonato il tennis mi sono dedicato all’atletica. Diciamo che ho allenato la mia voglia di vincere. Il mio vero talento era il mio coach, Claudio Valisa a cui ho messo in mano il mio corpo.

 

Da cosa pensi dipenda lesplosione del fenomeno running?

Ormai sono tanti anni che il running è in fortissima crescita e ora è diventato una moda. La gente con pochi euro può comprarsi l’attrezzatura migliore, correndo si sente bene e può farlo quando e come vuole. E ora corrono tutti, da Linus che ne parla tutti i giorni a cantanti, attori…

 

Quanto è importante per un runner laspetto alimentare?

Molto, anzi direi che è fondamentale, soprattutto se legato alla routine. Non puoi continuare a cambiare tipologia di alimentazione. Ho sempre seguito la dieta dissociata: pranzo con carboidrati, verdure e un po’ di proteine, la sera più proteine e meno carboidrati ma sempre con verdure. Poi, per quanto riguarda i runner, devi seguire un certo tipo di alimentazione a seconda che tu sia un velocista, un mezzofondista o un maratoneta. In ogni caso consiglio sempre molta ROUTINE.

 

E quanta frutta e verdura?

A manetta. Io ero un fruttivendolo, mio padre era un direttore dell’ortomercato quindi abbiamo sempre mangiato tantissima verdura e frutta, soprattutto quella di stagione. Sono importantissime e direi che i risultati sul mio fisico si sono visti.

 

Usi anche degli integratori?

Oggi non prendo più multivitaminici, però quando correvo prendevo quello che era disponibile ai tempi, cioè vitamina C, calcio, vitamina D e fluoro. Insomma, tutto quello che poteva servirmi per le ossa visto che erano fragili a causa dei tanti infortuni.  Per il recupero utilizzavo degli aminoacidi che però non erano evoluti come quelli di oggi.

 

La sua alimentazione è cambiata da quando ha smesso di correre?

No, anche perché lavoro per un’azienda di running e questa mission è diventata la mia Olimpiade, quindi mi comporto come un vero atleta. I ritmi di lavoro, soprattutto quelli mentali, sono alti e così corro per combattere lo stress.

 

 

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