interviste

A tavola con l'Inter

Da questa stagione il professor Enrico Arcelli è il consulente per la dietologia dello staff medico dell'Inter. E ci ha spiegato come i nerazzurri preparano un grande match dal punto di vista alimentare
di Davide Grilli


Running e calcio, due attività sportive così lontane così vicine. Se in una la corsa è tutto, nell’altra è comunque un aspetto fondamentale, che come tale va allenato sul campo ma anche a tavola. Ecco allora un altro significativo punto di contatto tra le due attività: si tratta del professor Enrico Arcelli. Il celebre “professor Corsa”, come viene chiamato nel mondo del running, da questa stagione è infatti il consulente per la dietologia dello staff medico dell’Inter, un incarico di grande responsabilità presso uno dei più rinomati club calcistici a livello mondiale. Pioniere della scienza e della medicina applicata allo sport, segue tutto l'aspetto legato all'alimentazione dei giocatori nerazzurri.  Cosa mangiano quindi quando si allenano o prima di una partita importante? Lo abbiamo chiesto direttamente al professor Arcelli.
 
Professor Arcelli, che differenze ci sono tra la corsa nel calcio e il running e come cambia di conseguenza la dieta?
Nel calcio la corsa è costituita prevalentemente da tratti compiuti velocemente e intervallati da momenti ad intensità ridotta; la spesa energetica varia sensibilmente da un istante all’altro. Nella corsa lunga, invece, sono costanti (o quasi) la velocità di corsa e la spesa. La spesa energetica di chi fa una partita è attorno a 1400 chilocalorie, più o meno pari a quella di chi corre una mezza maratona. Nel corso degli allenamenti, però, i corridori professionisti tendono a consumare molte più calorie dei giocatori di calcio. Questo influisce ovviamente sulle necessità caloriche quotidiane.
 
Perché una squadra di calcio ha bisogno di un dietologo?
Negli ultimi anni la dietologia ha fatto passi da gigante e dunque anche nella sua applicazione nello sporto. Ogni società lavora come una repubblica a parte, ma molte hanno una metodologia in materia perché si è finalmente capito come funziona il corpo di un atleta. Nel corso di una partita di calcio, per esempio, si segnano più gol nell’ultimo quarto d’ora di gioco; questo è la conseguenza del fatto che i calciatori che sono in campo dal primo minuto vanno in riserva di glicogeno e corrono meno. Per questo è fondamentale sapere cosa mangiare e bere prima della partita e all’intervallo.
 
Che differenze ci sono a seguire un atleta singolo e un gruppo?
Si può dire che, in realtà, la squadra è fatta di tanti singoli soggetti con necessità e scelte alimentari variabilissime. Facendo riferimento agli sport individuali, contano molto le differenze legate alle peculiarità della disciplina. Chi fa i 100 metri, insomma, mangia (o dovrebbe mangiare) in maniera piuttosto diversa da chi fa le gare di fondo.
 
Che tipo di dieta segue la squadra dell’Inter?
Una squadra è fatta da atleti di diverse provenienze e con abitudini alimentari molto varie. Fortunatamente cibi apparentemente molto diversi per aspetto e gusto possono apportare nutrienti simili. Dunque possono essere rispettate alcune abitudini senza che vengano commessi grossi errori nutrizionali.
 
I giocatori seguono tutti la stessa dieta o qualcuno ha esigenze particolari e necessita di un menu personalizzato?
Sono molti i motivi per i quali l’alimentazione di un atleta va personalizzata. Non avrebbe alcun senso fare un menu uguale per tutti.
 
C’è un rapporto tra cibo e infortuni?
Da qualche anno porto avanti la mia idea secondo la quale, fra le varie cause degli infortuni dei giocatori, ci sono anche aspetti alimentari ben precisi. Semplificando un po’ le cose, si potrebbe dire che ci sono cibi che diminuiscono il rischio e cibi che lo alzano.
 
Cosa non deve mancare mai sulla tavola di chi pratica attività sportiva?
In questo senso io vado un po’ controcorrente. Sostengo che nell’alimentazione degli atleti hanno un’enorme importanza le verdure. Ci sono poi altri cibi molto utili per il benessere, come il pesce che contiene omega-3.
 
Frutta e verdura: quali e in che quantità?
Fra la frutta si deve prendere quella nostrana di stagione. Non si deve lasciar passare l’inverno, per esempio, senza mangiare una buona quantità di agrumi. Fra le verdure le più vantaggiose sono quelle colorate di verde, giallo, arancione, rosso, viola. Si dovrebbero assumere almeno cinque porzioni quotidiane fra frutta e verdura. Se sono di più, è ancora meglio.
 
Come si svolge, dal punto di vista alimentare, la giornata di una partita importante?
A differenza di quello che molti pensano, quello che si mangia prima di una partita non può cambiare in meglio l’efficienza di un atleta. Semmai può succedere il contrario, ossia che gli errori (qualitativi e quantitativi) possono peggiorare le capacità prestative. E’ importante che fra la fine del pasto e l’inizio del riscaldamento pre-partita venga lasciato un intervallo di tempo che consenta che la maggior parte dei cibi abbia già lasciato lo stomaco. Ogni giocatore deve escludere dalla proprie abitudini i cibi che, in base alle esperienze precedenti, gli creano problemi digestivi o disturbi gastrointestinali.
 
Quali bevande consiglia ai giocatori prima e durante l’attività per una corretta idratazione?
Alcuni giocatori tendono a bere (acqua) nell’intervallo fra l’ultimo pasto principale e l’inizio della partita. Nell’intervallo della partita i liquidi sono tanto maggiormente abbondanti quanto maggiore è il sudore prodotto; il sudore prodotto, a sua volta, dipende – oltre che da caratteristiche individuali – anche da fattori climatici, quali la temperatura e l’umidità dell’aria, oltre che dall’irraggiamento solare. In una partita giocata di sera nella stagione fredda, ovviamente, il sudore prodotto è poco. Nelle bevande appositamente studiate sono contenuti anche i sali minerali persi con il sudore e i carboidrati.
 

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