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Storie dalla terra: il lupino andino

STORIE DALLA TERRA

La rubrica mensile “Storie dalla terra” racconta le storie e territori di agricoltori e agricoltrici da tutto il mondo mostrando i loro stili di vita, lavoro, tecniche e prodotti.

 

IL LUPINO ANDINO

Il lupino andino diventerà la nuova quinoa? Questa la domanda che molti esperti del settore si pongono sul futuro della leguminosa che cresce sugli altipiani dell’America Latina.

La varietà coltivata in queste regioni è il Lupinus Mutabilis – sweet, una varietà con un seme più piccolo rispetto al Lupinus Albus, quello che si trova comunemente in Italia e che deve il suo nome al colore del fiore che è appunto bianco. Il lupino andino al contrario, presenta un fiore violaceo che fiorisce alla fine della stagione delle piogge, verso maggio, giugno a secondo delle latitudini e delle altitudini.

A seconda della regione cambia nome, in Ecuador diventa chocho, in Perù tarwi e tauri in Bolivia, la varietà rimane la stessa, capace di crescere ad altitudini elevate e su terreni anche molto scoscesi. In queste regioni il lupino è la cosiddetta cash crop, quella coltura coltivata non tanto per il sostentamento ma destinata totalmente alla vendita sui mercati locali per trarne profitto. Le città infatti sono grandi consumatrici di lupino che viene utilizzato in molte preparazioni ed anche in piatti tipici dei venditori ambulanti come il cevichocho, piatto a base di lupini, succo di lime, succo di pomodoro, pomodori, cipolle, coriandolo e platano fritto.

Come detto in precedenza il lupino andino si adatta a zone ad alte altitudini, con forti esposizioni termiche e in terreni poco fertili. Essendo una leguminosa è in grado di fissare l’azoto atmosferico e può essere coltivato in associazione ad altre colture quali il mais, indispensabile per la sicurezza alimentare delle popolazioni locali, e fave, usate come complemento proteico e coltivate principalmente per l’autoconsumo. Una volta raccolto il baccello, il resto della pianta può essere incorporato al terreno e fornisce un sovescio interessante.

L’ostacolo principale alla vendita del lupino è rappresentato dall’alto contenuto di saponina sul seme appena raccolto, questo fa sì che questa leguminosa debba essere processata a lungo e subire diversi lavaggi per perdere il sapore molto amaro che ha appena raccolto.

Da un punto di vista nutrizionale il lupino andino ha un grandissimo potenziale: presenta un alto contenuto proteico (46,6 %) e di oligosaccaridi (15,8%) che lo rendono una coltura molto interessante sia per l’alimentazione animale che per il consumo umano.

Le varietà di lupino coltivate in Europa (Lupinus albus, Lupinus angustifolius, Lupinus luteus) sono state migliorate e si è riusciti a ridurre i livelli di alcaloidi e ottenere rendimenti fino a 4 tonnellate all’ettaro. Può essere seminato con gli stessi macchinari che si usano per i cereali e le oleaginose.

Il più grande produttore di lupino rimane però l’Australia che ne produce circa il 60% del totale mondiale, la maggior parte è usato per alimentare il bestiame e solo il 5% è destinato all’alimentazione umana.

 

Fonti ed approfondimenti:

- FAO  http://ecocrop.fao.org/ecocrop/srv/en/cropView?id=7435

- Frontiers https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpls.2017.00105/full

- Science Direct https://www.sciencedirect.com/topics/agricultural-and-biological-sciences/lupinus

-Nutrition Unplugged https://www.nutritionunplugged.com/2013/05/is-chocho-the-new-quinoa-this-ancient-south-american-legume-is-being-heralded-as-the-next-big-superfood/

-Guardian https://www.theguardian.com/travel/2013/feb/01/ecuador-quito-food-restaurants-cuisine

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