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Paese che vai, mela che trovi

La mela in Italia è presente da tempo immemore, e ogni regione ha le proprie tipicità, alcune delle quali protette anche dal marchio IGP. Scopriamo quali sono attraverso il volume "Il melo", di Coltura e Cultura, nel capitolo sul Paesaggio, scritto da Giancarlo Bounous e Anna Lisa De Guardia. 

Piemonte e Valle d’Aosta. Negli ultimi decenni, la riscoperta di sapori particolari e del valore della biodiversità e dei paesaggi, ha fatto sì che siano ricomparse, in impianti di recente costituzione, varietà quali Buras, Carla, Contessa, Dominici, Gamba Fina, Grigia di Torriana, Magnana, Ronzè e Renette, sopravvissute ai venti del rinnovamento e salvaguardate attraverso un lungo lavoro di esplorazione, descrizione e conservazione attuato da Università, Regioni, Associazioni no profit. Tra le mele antiche che caratterizzano il paesaggio si segnalano quelle riconosciute tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Regione Piemonte. Bella di Barge, produttiva, ha frutti di qualità che si conservano bene sia in fruttaio, sia in cella frigorifera. Buras, mela di media pezzatura, dal peduncolo corto, con buccia leggermente ruvida e rugginosa, di colore giallo-verde, ha polpa granulosa, croccante, di sapore dolce-acidulo con elevata capacità antiossidante ed è adatta sia al consumo fresco, sia alla cottura. Carla, vecchia varietà italiana di origine discussa (tra Liguria, Trentino o Calabria), regina delle mele croccanti per Gallesio (1817), tra le mele più saporite, con sapore di viola e ananas per Molon (1901), fu tra le più diffuse ed apprezzate nell’Italia del Nord fino agli anni ’40 del Novecento.

Contessa, apprezzata per la polpa croccante e la serbevolezza, è stata tra le varietà più diffuse nel cuneese, soprattutto in Val Maira, fino a metà del Novecento. Grigia di Torriana, varietà coltivata nella frazione Torriana di Barge (CN) e diffusa soprattutto a Barge e Bagnolo, nel Cuneese, e a Cavour (TO), è considerata rustica ma non troppo longeva. A fine Ottocento le produzioni erano esportate in Germania, Inghilterra e, addirittura, in Egitto. Magnana, coltivata in Piemonte da fine Ottocento e ancora diffusa nel Cuneese, deriva il suo nome dalla località dove è stata ritrovata originariamente. Il frutto, a maturità, presenta ottime qualità organolettiche e serbevolezza (250 giorni). Ronzè, cultivar che risale a fine Ottocento è assai diffusa in provincia di Torino, specialmente nei comuni di Osasco, Garzigliana, Bricherasio, S. Secondo e in tutto il Pinerolese. In Piemonte, come in Valle d’Aosta, dove sono ancora diffusi vecchi esemplari produttivi, il gruppo delle Renette (Grigia, Rossa e Verde) aveva una marcata importanza in passato. Nei frutteti valdostani le Renette sono allevate a vaso aperto, a tre o più branche e questi alberi sono veri e propri “monumenti viventi” che caratterizzano un paesaggio tradizionale, purtroppo in via di estinzione.

Lombardia. Il melo era ampiamente diffuso nelle zone collinari dalla Brianza all’Oltrepo pavese, in piccoli appezzamenti o negli orti familiari, e i frutti erano commercializzati sui mercati cittadini. Tra le varietà tipiche dell’Oltrepo pavese si ricordano: Travaglina, Carlona, Musona, Sant’Anna, Pomellone o tra quelle diffuse ma non di origine locale, Carla, Calvilla Rosa, Rambour Franc, Renetta Champagne, Lazzeruola, Wagener. La Pomme Cloche, bella mela, molto acidula, è ottima per la preparazione di dolci e, in particolare, come ripieno di strudel e crostate per la sua resistenza alla cottura. Questo patrimonio varietale è oggetto di studio e di conservazione da parte di Regione e Università.

Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Alcune varietà tradizionali sono oggetto di un progetto di catalogazione, studio e recupero. La mela prussiana o Pom prusian o mela di Faller, dal nome della località nel comune di Sovramonte dove è maggiormente coltivata, è arrivata nelle vallate del Bellunese, importata dai lavoratori emigranti che, negli ultimi decenni dell’Ottocento, ritornavano nelle loro terre con le marze di questa cultivar molto diffusa in Germania. Questa cultivar trova un clima ideale tra i 600 e i 900 m s.l.m. La mela Rosetta, di piccola pezzatura, con buccia a fondo giallo con sfumature rosate e aranciate, forma sferoidale, leggermente appiattita, acidula e succosa, di ottima conservazione, è molto buona cotta. Ferro Cesio è tra le più antiche varietà coltivate (da almeno un secolo) nella Valbelluna e nel Feltrino (BI). Il colore di fondo è verde con sfumature rossastre e lenticelle bianche ben evidenti. Di forma sferoidale e di media pezzatura, ha polpa compatta, bianco crema, poco succosa ma dolce.

Parco dei Monti Sibillini. Coltivata da sempre soprattutto nei comuni di Amandola e di Montefortino (AP), la mela Rosa è purtroppo quasi estinta. Di pezzatura piccola e irregolare, ha peduncolo corto, forma sferoidale leggermente appiattita e buccia di colore verdognolo con sfumature che vanno dal rosa al rosso violaceo. La polpa, soda e compatta, è acidula, zuccherina e profumata. La mela Rosa è ricercata per la sua serbevolezza che permette di raccoglierla all’inizio di ottobre e consumarla ad aprile.

Toscana e Parco delle Alpi Apuane. Tra le varietà censite quelle maggiormente presenti sono le mele del gruppo Agretta, la mela Panaia, inserita nella farmacopea popolare, la Rigata e la Roggia. Nel Parco delle Alpi Apuane, nella Bassa Lunigiana (LU) si coltiva la Rotella della Lunigiana che produce frutti di pezzatura medio-piccola, di forma sferica, leggermente appiattita, con polpa bianca, soda e di sapore dolce-acidulo. Si possono consumare fresche ma tradizionalmente sono usate come mele da cuocere e per la preparazione di dolci. Casciana della Garfagnana è antica varietà, simile alla mela Rotella ma di pezzatura maggiore e meno appiattita; l’esposizione al sole accentua la colorazione della buccia tendente al rosso di queste mele. Di sapore acidulo, con polpa molto dura, si conserva bene per gran parte dell’inverno.

Regioni Centro-meridionali. Oltre alla ben nota Limoncella, si segnala la cultivar Gelata, sporadicamente coltivata in alcune zone dell’Italia centrale. La pianta produce frutti a polpa bianca, soda, di caratteristiche gustative che migliorano durante la conservazione in fruttaio. La buccia, di colore giallo, non presenta rugginosità. Va poi menzionata la mela Annurca, tipica della Campania e di altre regioni centro-meridionali, già nota agli antichi, rappresentata nei dipinti rinvenuti a Ercolano e precedenti l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Citata quale Mela Orcula da Plinio il Vecchio, perché coltivata nell’agro dell’Orco, ossia degli inferi, nei pressi di Pozzuoli, mantenne il nome di Orcola o Annorcola, fino agli albori del XX secolo.

Insignita del marchio IGP, è una varietà campana pregiata, coltivata anche sui terreni collinari nel Parco dei Monti Picentini. Sulle pendici dell’Etna, uno dei maggiori vulcani attivi del mondo e il più elevato d’Europa (3323 m s.l.m.), esiste un’interessante produzione di vecchie varietà di melo, spesso in coltura biologica e quasi sempre sopra i 1300 m s.l.m. La varietà Cola ha frutti di piccola pezzatura, di forma ellissoidale, con buccia gialla ricoperta da numerose lenticelle. La polpa è bianca, croccante, succosa, leggermente acidula. La raccolta va da fine settembre ai primi di ottobre o oltre per i meleti più in quota. La mela Gelato Cola ha forma tronco-conica oblunga e, alla raccolta, colore verdeggiante che, col tempo, diventa paglierino. La polpa è zuccherina e aromatica. In Sardegna, nonostante l’attuale scarsa diffusione, il melo è presente da tempi immemorabili. Tra le vecchie cultivar apprezzate sui mercati locali, la Appio, di origine molto antica è diffusa su tutta l’Isola. Produce frutti attraenti e di eccellenti qualità organolettiche. La varietà Trempa Orrubia, a fioritura tardiva, è produttiva e i frutti, di media pezzatura, sono di colore giallo-rosa.

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