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Origini del Pomodoro: l'imperatore "velenoso" della tavola

 

Inizialmente guardato con sospetto per i suoi frutti considerati velenosi, oggi il pomodoro è la coltura orticola più importante del mondo, per la sua destinazione industriale e per il suo consumo fresco. 

Nato nel Nuovo Mondo 

Il pomodoro che così ben rappresenta la cucina italiana, in realtà come specie fu introdotta in Europa da Cristoforo Colombo, che con la scoperta del Nuovo Mondo portò con sè molte novità botaniche. Il pomodoro coltivato appartiene alla famiglia delle Solanaceae, che include oltre tremila specie originarie del Vecchio Mondo, come la melanzana in Cina e India, ma anche del Nuovo Mondo come appunto il pomodoro, la patata e il peperone in America centrale e meridionale. Le origini del pomodoro non sono chiare e non è certo dove questa specie sia stata domesticata, alcuni pensano in Messico meridionale, altri in Perù. Qui questa coltura si sviluppò come infestante tra la produzione di mais, principale fonte di sostentamento della zona. Presto però gli Indios si accorsero che migliorava la loro produzione, così anche questa pianta fu considerata come fonte di sostentamento, affinando inoltre i sistemi di coltivazione, all'avanguardia per l'epoca, basati su regimentazione della acque e sistemazione del terreno.

L'arrivo in Europa

Se le origini del pomodoro sono poco datate e poco dettagliate, è chiaro invece chi fu a introdurre questo alimento in Europa. Per primi furono gli spagnoli, giunti in quei luoghi, ad apprendere dagli Indios le virtù del pomodoro, il frutto maturo era per loro fonte di nutrimento e di acqua nel loro percorso caldo e tortuoso in terra straniera. La vita per questo tipo di coltura però non fu facile da subito nel Vecchio Continente. In Europa giunsero presumibilmente con Cristoforo Colombo, dopo il 1492, piante domesticate, ma soprattutto selvatiche che potevano risultare nocive in alcuni casi. Per questo il pomodoro fu accusato per secoli di essere una pianta insalubre. Tra i motivi di queste credenze popolari la parentela con le melanzane e l'appartenenza al gruppo delle Solanaceae, alle quali erano attribuite qualità medicinali, psicotrope e afrodisiache. Inizialemente gli europei preferirono affidarsi a questi pregiudizi, piuttosto che scoprire le proprietà alimentari del pomodoro e preferirono sfruttarlo per la loro bellezza come ornamento.

Dal campo alla tavola italiana

Piano piano questa pianta, che si diffuse inizialmente in Spagna nella zona di Siviglia, spalancò anche le porte delle cucine europee. Il pomodoro fu coltivato diventando alimento abituale, sia cotto che crudo, prima nelle mense di ospedali e persone comuni e poi nelle cucine ricche e nobiliari. In Italia il pomodoro arrivò dalla Spagna per ragioni politiche e geografiche, direttamente al Vicereame di Napoli, dove trovò un clima ideale per diffondersi soprattutto negli orti botanici e successivamente nella cucina povera meridionale, ricca di vegetali. A metà del '700 furono i contadini del Bacino del Mediterraneo i primi a individuare la possibilità di impiegare i pomodori nel campo alimentare. Questa coltura si impose poi nei gusti della gente grazie al suo sapore, uguale in cottura e a crudo, il suo colore che si diffondeva anche negli altri ingredienti del piatto e per il suo costo sempre basso. Senza dimenticare che il pomodoro fu il primo, tramite tecniche di coltivazione, a vincere la sfida della stagionalità, per soddisfare il consumatore che lo voleva a tavola per tutto l'anno.

Modello in orticoltura

Questa coltura è insieme alla patata la specie orticola più coltivata nel mondo. In cinquecento anni il viaggio del pomodoro è stato lungo e variegato, dai campi degli Aztechi, alle serre della Sicilia e i cambiamenti di questo tipo di pianta sono stati davvero molti, come nessun altro tipo di coltura. Gran parte dei sistemi colturali ruotano intorno alla coltivazione di questa pianta, le tecniche studiate hanno come scopo i miglioramento delle sue rese qualiative e quantitative, così da avere informazioni utili da utilizzare anche per altre specie. Da qui la convinzione che chi sa coltivare i pomodori avrà vita più facile con le altre colture. Oggi poi l'applicazione della genetica in agricoltura, in particolar modo sul pomodoro, è stata determinante per chi coltiva i campi e anche per i consumatori per proporre fenotipi adatti agli usi culinari e industriali e anche per l'innovazione e la ricerca di pomodori sempre nuovi e con caratteristiche ormai perdute.

Curiosità

Per capire come è cambiata l'importanza di questa coltura anche in America, basta pensare che esiste il monumento al mangiatore di pomodoro, si trova a Newport negli Stati Uniti e ricorda un episodio particolare della storia di questa coltura. Nel 1803 a Salem nel Massachusset, Michele Felice Corne, pittore di origine italiana, mangiò in pubblico un pomodoro per dimostrare che non era nocivo. Negli Stati Uniti le credenze popolari all'epoca erano forti e ostili intorno a questa pianta che fu commercializzata solo nel 1829, da quel momento però cominciò un successo incredibile, arrivando ad avere circa sessant'anni dopo, ben centoventotto varietà genetiche di questa coltura.

Si racconta poi che fu Napoleone in persona nel 1800, a dare il via alla ricerca di un modo per conservare i cibi, per sostenere i soldati in guerra durante gli spostamenti. Tra i primi si diffuse la conserva di pomodoro fresco, che comparve nei ricettari di fine '800 e che si diffuse nelle nostre campagne e nell'industria come la nostra famosa e attuale passata di pomodoro.

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