gli agrumi

Ok, il succo è giusto

succhiSi fa presto a dire succo d’arancia. La bevanda a base di frutta più consumata in Europa va distinta nelle sue diverse varianti in quanto i contenuti sono notevolmente diversi, anche se non sempre il consumatore ne ha una percezione precisa.

Si definisce succo di frutta “il prodotto fermentescibile ma non fermentato, ottenuto con procedimento meccanico, che presenti colore, aroma, e gusto caratteristici del succo dei frutti da cui deriva e che sia composto da frutta al 100% con eventuale aggiunta di zuccheri”. Sono quattro le principali categorie merceologiche: succhi NFC (Not From Concentrate), succhi ottenuti da succo concentrato (FC, From Concentrate), nettari e bevande analcoliche a base di agrumi.

I succhi di agrumi NFC (Not From Concentrate), reperibili in commercio sugli scaffali della grande distribuzione, sono per la maggior parte ottenuti dalla trasformazione industriale di arance bionde e pigmentate, limoni, mandarini e pompelmi appartenenti a gruppi eterogenei di cultivar. Anche se risulta estremamente difficile individuare nei derivati industriali la cultivar di origine, si può senz’altro affermare che i succhi posseggono standard qualitativi elevati.

I succhi FC (From Concentrate), sono prodotti ottenuti per diluizione con acqua dei succhi concentrati sino a ripristinare la concentrazione del prodotto di partenza (“ricostruzione”). La ricostruzione dei concentrati mediante diluizione con acqua e aggiunta di aromi, risulta necessaria per destinare il succo al consumo diretto. Attualmente, la stragrande maggioranza del succo d’arancia consumato nel mondo proviene da concentrato. Se le operazioni di ricostruzione sono state ben condotte, il prodotto risulta comunque di qualità con proprietà nutritive simili al succo fresco di partenza.

I nettari sono invece prodotti di qualità nettamente inferiore ai succhi di frutta 100% in quanto la percentuale di frutta è inferiore, variabile tra il 25 e il 50%. Generalmente, il nettare di frutta viene anche chiamato “succo e polpa” e la materia di partenza può essere un succo concentrato o non concentrato.

Le bevande analcoliche alla frutta, come le aranciate o le limonate, rientrano in un segmento di mercato, quello dei soft drinks, di rilevante importanza rispetto ai volumi di vendita e alla variabilità dell’offerta. Il decreto legge n. 158 del 13 settembre 2012 ha innalzato il contenuto minimo di succo nelle bevande analcoliche che richiamano il nome di un frutto dal 12 al 20%. Gli operatori potranno comunque continuare a produrre bevande con percentuali inferiori di succo a condizione che nel nome e nella descrizione del prodotto non si faccia alcun riferimento al frutto. Tale misura ha certamente ricadute positive per i produttori di agrumi e al tempo stesso pone notevole attenzione alla tutela dei consumatori, introducendo sul mercato un prodotto con un contenuto in frutta che è quasi il doppio.

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