il riso

Mangia il tuo riso, al resto penserà il cielo

Il proverbio cinese sulla coltura del mese di ottobre: Mangia il tuo riso, al resto penserà il cielo, accompagna la storia di questo cereale millenario. Viene, infatti, scelto da circa il 50% della popolazione mondiale e rappresenta il 20% delle calorie consumate dall’uomo per nutrirsi. L’Italia è il primo produttore di riso in Europa, con circa 1,5 milioni di tonnellate di riso greggio su una superficie di 220.000 ettari, anche se il consumo interno utilizza solo 1/3 della produzione. Si coltivano circa 30 varietà, derivate per ibridazione dalla stirpe Japonica, concentrate per oltre il 90% in Piemonte e Lombardia: il distretto più importante d’Europa. Le varietà conosciute e coltivate nel mondo sono invece circa 5.000, per lo più di stirpe indica, dai granelli lunghi, affusolati e vitrei come il Patna ed il Basmati. Dalle origini antiche, il riso è una specie igrofila, che ha bisogno cioè dell’acqua per svilupparsi, in quanto l’acqua riduce le escursioni termiche tra giorno e notte che sono dannose per la pianta

Coltivato nel delta dei fiumi e sulle vette del Nepal

Il riso è originario della Cina. Affonda profondamente le sue radici nella tradizione culturale di questo Paese, come raccontano le testimonianze storiche. Nel 1996, infatti, nel delta del fiume Yangtze è stata scoperta una risaia arcaica risalente a 4000 a. C. La coltivazione del riso ha nei secoli attraversato India e Siria, passando in Africa e dal Marocco alla Spagna. Infine è approdato in Sicilia. La coltura del mese di ottobre è una graminacea dall’ampia variabilità morfologica, frutto di un processo evolutivo che si è adattato a condizioni ambientali molto differenti. Il riso oggi, infatti, viene coltivato nell’alto Sind in Pakistan, dove la media termica durante la stagione della coltivazione è di 33 C°, e pure in regioni a clima temperato come l’Italia, dove la media stagionale è compresa tra i 17 e i 19 C°. Si adatta inoltre ad ambienti dove le precipitazioni si limitano a un centinaio di mm all’anno, come in Arabia Saudita, ma anche dove superano i 5.000 mm come nel Myanmar. È coltivato a livello del mare, nei delta dei fiumi e nei territori montani, fino anche a 3.000 m di quota del Nepal.

L’integrazione mondiale della risicoltura

La straordinaria integrazione del riso non riguarda soltanto l’adattabilità ambientale, ma anche la penetrazione culturale. In Cina, dove il momento del trapianto delle piante di riso veniva celebrato solennemente con danze a ritmo di tamburi, c’è un ideogramma per il riso grezzo appena raccolto, uno per quello decorticato o integrale, un altro per quello raffinato non cotto e uno per quello cotto. Sempre in Cina, dove all’inizio solo le donne potevano coltivarlo, il riso è entrato nella letteratura ai tempi di Marco Polo, quando si conoscevano 54 varietà. Mentre nell’epoca dei Samurai il riso venne addirittura assunto come unità di misura. In Europa, precisamente in Grecia, abbiamo i primi riferimenti al riso nel V secolo a. C., ma la vera e propria coltura inizia circa un secolo dopo. In Italia invece è a partire dal XV secolo che la risicoltura ha trovato nella Pianura Padana le condizioni più favorevoli al suo sviluppo.

Utile e nutriente non solo in cucina

Essendo ricco di vitamine, di numerose sostanze nutritive e di amido, il riso è consigliabile come alimento lungo tutto l’anno, ma da’ il suo migliore contributo nei mesi invernali. Proprio in questo periodo, infatti, il metabolismo rallenta e quindi ha bisogno di alimenti nutrienti e al tempo stesso facilmente assimilabili e digeribili. In particolare la medicina ayurvedica lo consiglia per le sue proprietà decongestionanti, essendo un potente coadiuvante nel trattamento degli stati febbrili e influenzali. Per chi soffre di stipsi inoltre il tipo selvaggio è molto utile grazie al suo elevato contenuto di fibre, oltre a normalizzare il pH dell’intestino, favorendo quindi la proliferazione della giusta flora intestinale. Per chi invece soffre di gastrite e irregolarità intestinale è consigliato il latte di riso, utile anche a chi ha subito una cura farmacologica.

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