L'internet of Things è migliorare la qualità rispettando la tradizione

«L'Internet of Things è un'altra via per mostrare che si può lavorare in qualità rispettando la tradizione e non stravolgendo nulla della peculiarità di una produzione o di un territorio. Si può migliorare produzione rendendola più fruibile, salubre, adatta a quello che oggi è il livello dell'agricoltura, senza andare a cambiare le caratteristiche del prodotto». Lo afferma Sergio Bucci, direttore della cantina vignaioli del Morellino di Scansano, intervenuto alla Social Media Week di Roma per parlare proprio del supporto che le nuove tecnologie possono dare per migliorare la produttività, rispettando la qualità e con minore impatto ambientale possibile.

È possibile far entrare internet nelle vigne?
È già entrato diversi anni fa, quando abbiamo cercato un modo per poter gestire il territorio e il vigneto al meglio. I nostri soci sono famiglie che vivono il territorio, e produrre nel rispetto del territorio e delle famiglie che lo vivono ci sembrava importante. Nel cercare di capire in che modo gestire al meglio impatto ambientale di un vigneto – che nella produzione di un vino ha percentuale importante – abbiamo incontrato questo tipo di soluzione e abbiamo cercato di adottarla. Abbiamo incrociato professori dell'Università della Tuscia di Viterbo e del Sant'Anna di Pisa e abbiamo sposato più di un progetto per gestire le elaborazioni, i trattamenti del vigneto in modo più intelligente possibile.

Quali erano le vostre iniziali necessità?
Avevamo bisogno di qualcosa di efficiente e a basso costo. Non possiamo sperperare denaro per un'utopia. Abbiamo incontrato soluzioni, che sono sempre integrate, e siamo partiti da monitoraggio condizioni ambientali, per ottenere dati da remoto per singole centraline e rilevatori, così che il nostro agronomo - che segue le 160 aziende della cooperativa - avesse indicazioni da dare agli agricoltori su come comportarsi. Abbinando letture dei dati a terra a un sistema di foto aereo satellitare “Terra System”, uno spin off dell'Università Viterbo, siamo riusciti a i mappare singoli vigneti e confrontare i dati a terra con le letture analisi satellitari e esplodere il dato di un ettaro o piccolo appezzamento. Confrontando questo dato con quelli intorno e con le condizioni lette possiamo utilizzare dei calcoli matematici che possono dare indicazioni a supporto dell'agronomo per prendere decisioni e avere un effetto salutare per l'ambiente e l'operatore, anche di tipo economico. Minori trattamenti sono minori costi per un'azienda e minore impatto ambientale.

È stato difficile far intendere i benefici dell'utilizzo della tecnologia a un agricoltore, magari, più tradizionalista?
Effettivamente è la parte più complicata da far digerire ad agricoltore tradizionalista. Vedere volare un drone in vigna che legge le foglie, sulle maturazioni e comunica in remoto e in base a quello l'agronomo decide tempi di raccolta e trattamenti, un pochino fa storcere il naso. Gli agricoltori in generale non sono così restii, sono abituati ad accettare cambiamenti della tecnologia. Ci stupiamo prima e ci abituiamo subito dopo quando vediamo vantaggi nell'utilizzo di tecnologia. L'impatto è problematico ma se viene ben spiegato e fatto toccare con mano si abituano facilmente e volentieri. Spesso sono orgogliosi che una sperimentazione è stata fatta nel proprio vigneto. Hanno capito la positività di lavorare più sicuri e più salubri e di spendere meno.

Che tipo di risparmio si ha adottando l'Internet of Things?
Partiamo dai costi di impianto: un computer arduino con rilevatore costa 100 euro a postazione. Praticamente nulla. Quello che costa è l'acquisizione e l'interpretazione dei dati, ovvero una o più persone dedicate che interpretano e estrapolano dati.
Da un punto di vista quantitativo non sono in grado di dirlo. Sono due campagne che abbiamo adottato la sperimentazione. Non me la sento di dare una percentuale, sono state annate diverse, climaticamente.

Dicono che questa vendemmia sarà scarsa quantitativamente, anche se manteniamo la leadership europea, ma ottima qualitativamente.
Quest'anno è sicuramente scara l'annata. Sulla qualità sono sempre scettico. Inizialmente quando ho sentito di queste previsioni sulla qualità ho sorriso. La qualità in vigna si decide due settimane prima della raccolta. Non mi sento di sbilanciarmi. I primi risultati danno conferma di ottima annata qualitativa. Sul Sangiovese e sul Vermentino soprattutto.

Ha letto il piano del ministero sull'Agricoltura di precisione e Industria 4.0? Le sembra la strada corretta da seguire per innovare il mondo dell'agricoltura?
Non ho letto il piano in modo così approfondito per dare un giudizio complessivo su decreto e le misure in oggetto. Quello che ho visto è interessante e la strada che si va ad affrontare è quella giusta. Bisogna rendersi conto che oggi fare qualità non è solo produrre quel prodotto perché è tradizionale ed è sempre stato fatto lì in quel modo.
Il mio punto di vista è di una piccola produzione di Morellino di Scansano di un piccolo angolo di Maremma. Mi piacerebbe, come cooperativa, cambiare la mentalità dei nostri produttori, puntando sulla qualità.
Qualità non è solo che tipo di uva ho al conferimento, ma anche come ti sei comportato durante l'anno, se hai partecipato agli incontri tecnici che abbiamo fissato per migliorare la nostra viticoltura, se hai seguito certe direttive o no. Cercando di premiare la qualità del lavoro intero e non solo della produzione dell'uva fine a sé stessa. Se si riesce in questo si riuscirà a presentare l'Italia soprattutto all'Estero effettivamente per la qualità del prodotto.

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