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L'agricoltura è una reale prospettiva di lavoro per i giovani

Girando fra i banchetti dei "cacciatori di teste" delle aziende, si possono facilmente notare le tendenze dei ragazzi verso il lavoro dei loro sogni, quello per cui hanno studiato tutta una vita, quello per cui vorrebbero mettersi in gioco una volta per tutte. All'interno del centro congressi Frentani a Roma, in uno dei Career day organizzati dall'Università La Sapienza, uno spazio è dedicato in particolar modo all'agroalimentare, ai prodotti locali del Lazio e a esperienze che mettono il naso oltreconfine. "Rispetto agli altri anni ora vengono più giovani alle nostre postazioni" dice Giorgio Fabretti, ex giornalista e ora imprenditore agricolo nella storica zona dell'Appia Antica. "Alcune volte non hanno idea di cosa vogliono - prosegue - e non sanno che la prima caratteristica di chi vuole venire a lavorare in un'azienda agricola è quella di investire su sé stessi". 

Intanto la fila alla sua postazione prosegue, si accavallano storie prima che persone: la maggior parte di coloro che lasciano i curriculum sperando in una chiamata hanno meno di 30 anni: "Mi occupo di fiscalità" rivela Paola "non so nulla dell'agroalimentare, a parte che è un settore in crescita", annuisce al suo fianco Federica che prosegue "Sappiamo anche che le Piccole e Medie Imprese hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a sollevare un po' di quel carico fiscale che le attanaglia". 

"Le aziende agricole non sono un ministero - continua Fabretti - e le Piccole Medie Imprese sono in difficoltà". E allora come mai sono così tanti i giovani che stanno ritornando alla terra? "Perché l'Italia sta riscoprendo la sua vera vocazione: la terra, i suoi prodotti - sostiene Fabretti che collabora con l'Agenzia Regionale per lo sviluppo dell'agricoltura, Arsial - l'agricolturale è il vero motore dell'economia italiana. Siamo i primi produttori nel Mondo per qualità alimentare e architettura gastronomica, siamo quelli con più certificazioni IGP e DOP. Intorno al mangiare abbiamo costruito una cultura. I ragazzi devono capire che devono amare quello che fanno, solo così possono realizzare quella qualità che il Mondo ci richiede". 

Come Domenico, 28 anni, calabrese di Crotone, che prima di tornare a Roma per cercare lavoro come commercialista o consulente economico, aveva aperto uno zafferaneto nella sua terra: "Eravamo in cinque, amici. Lo zafferano è l'oro rosso, in Giappone un grammo può costare anche 80.000 euro. Purtroppo abbiamo dovuto mollare perché non avevamo abbastanza fondi per continuare. La Regione qualcosa la dà, ma manca un sistema di investimento globale sull'agricoltura da parte dello Stato. Qualcosa che possa sostenere il comparto e dare la possibilità a nuovi giovani produttori di iniziare. Esistono tante possibilità: penso ai fruit lab, o alla coltivazione dei melograni, considerati fra i più potenti antiossidanti fin dall'antichità". 

Alessio arriva dalla provincia di Napoli, ha 31 anni e ha lavorato anche all'estero, fra Londra e Amsterdam. Ora è rientrato in Italia e "punto con forza al settore agroalimentare. Vuoi per la mia terra d'origine, vuoi perché ho esperienza in internazionalizzazione del prodotto ed europrogettazione. Quando lascio il curriculum parlo subito di queste mie esperienze perché possono essere utili per l'azienda per crescere: dal reperimento fondi, come i FES 2014-2020 che puntano sull'agricoltura, alla ricerca di nuovi mercati da sfruttare".

Di Siracusa, invece, è originaria Susanna, 24 anni, neolaureata in scienze dell'alimentazione al Campus Biomedico di Roma: "Il mio sogno sarebbe lavorare nel reparto della sicurezza e controllo alimentare e del prodotto. L'Italia è al top della qualità nell'alimentare e me ne accorgo ogni giorno di più. Io vengo dalla terra del pachino e qui, a Roma, i pomodori sembra che abbiano un altro sapore. Bisogna valorizzare i prodotti locali, e noi giovani abbiamo le capacità per poter innovare il comparto mantenendo la tradizionale qualità che ci contraddistingue".

"L'agroalimentare è la faccia dell'Italia - conclude Paolo, 28 anni, anche lui laureato in economia - è la cosa per cui siamo più riconosciuti nel Mondo, ma non investiamo su di essa. Ci sarebbero tante possibilità dal punto di vista dell'autosufficienza energetica, dell'innovazione nella coltura del prodotto. Ma siamo fermi". 

 

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