la patata

La patata che dà energia

Quando si parla di patate il pensiero va alle numerose ricette che ispirano la cucina quotidiana o molte preparazioni degli chef, dai secondi in crosta al gateau, dai ripieni delle paste a tortini e sufflè. Ma forse non è altrettanto nota, sebbene sia di estrema utilità, una proprietà completamente al di fuori del mondo gastronomico: la produzione di energia dalle patate, che si aggiunge agli usi nell’industria farmaceutica, cosmetica,  tessile e cartaria.
La patata, anche per questo motivo, è la quarta coltura al mondo e capire come sia possibile pensare ad essa come ad un elemento produttore di energia richiede qualche approfondimento sulla sua composizione a base di amido.
La forte attenzione all’impatto ecologico delle fonti di energia ha conferito centralità assoluta al concetto di rinnovabilità, ovvero la possibilità di produrre ogni anno un bene o un processo senza intaccare le riserve del pianeta: la patata risponde appieno a questa esigenza.
Oltre alla rinnovabilità della fonte, l’attenzione per l’uso energetico delle piante e delle patate in particolare è che la produzione di energia, pur richiedendo una combustione, risulta neutra sul livello di carbonio, non contribuendo all’aumento a livello planetario di anidride carbonica, che a sua volta potrebbe incidere sul noto problema del riscaldamento globale. Le piante, infatti, non fanno altro che restituire all’atmosfera, in seguito alla combustione, l’anidride carbonica da loro sottratta con la fotosintesi.
Le destinazioni energetiche principali della patata sono due: la conversione in bioetanolo e la trasformazione in biogas.
Per produrre bioetanolo, l’amido  di patata è sottoposto ad idrolisi, ovvero ad una reazione chimica generata mediante uso di acqua, tramite specifici enzimi e viene, poi, fermentato da lieviti in etanolo.
La produzione di biogas avviene, invece, in ambiente anaerobico mediante metanobatteri, partendo da diverse miscele base di biomasse, in genere costituite da rifiuti prodotti da allevamenti di animali e masse vegetali, che possono contenere sia patate intere sia scarti delle lavorazioni industriali del tubero.
L'intera filiera  della patata, così come l’industria di trasformazione della patata, con destinazione alimentare o non-food, produce una tipologia di scarti relativamente ampia: tubero intero invenduto, tubero intero di pezzatura non idonea, tuberi rotti e guasti, bucce, polpe esauste, acque e scarti liquidi,  altri scarti.
Questi scarti possono essere destinati al trattamento come rifiuti, al compostaggio oppure agli usi energetici: fermentazione a etanolo o trasformazione a biogas.
Considerata l’importanza globale dell’aumento della produzione di energie da  biomasse per sostituire i combustibili fossili, quello dello sfruttamento energetico degli scarti è sicuramente un obiettivo da perseguire nella patata, e non solo in tale coltura, poiché, al di là dei vantaggi energetici, esso non va a influenzare le superfici di terreno destinate a pataticoltura.


Per saperne di più, consulta il capitolo Usi energetici di Tommaso Maggiore e Nicola Pecchioni (volume digitale “la patata”, collana Coltura & Cultura).

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