l'uva da tavola

La mini farmacia dell’uva da tavola

Una mini farmacia. Ecco cos’è un singolo acino d’uva da tavola, quella che arricchisce la nostra tavola nel periodo estivo. Un grappolo di uva di circa due etti di peso contiene ben 31 grammi di zuccheri divisi tra fruttosio e glucosio, praticamente lo stesso quantitativo contenuto in 300 grammi di mele (per questo motivo non è consigliata ai soggetti diabetici e per l’alto contenuto di cellulosa nella buccia nemmeno a chi soffre di patologie gastro-enteriche). Il contenuto in vitamine non è elevato, come invece quello in minerali, in particolare ferro, calcio e potassio e in misura minore manganese e magnesio. Un concentrato nutrizionale che rende l’uva un alimento da sfruttare anche al termine di un’attività sportiva intensa. Inoltre gli alfa idrossiacidi contenuti nella buccia, applicati sulla cute hanno un importante effetto esfoliante e possono pertanto essere usati in alcune affezioni cutanee come nel trattamento delle macchie senili. Insomma, un alimento che fa bene al corpo e alla pelle.

Ma quando si sono scoperte le qualità nutrizionali dell’uva? Già durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il medico Ancel Keys, al seguito dell’esercito americano in Italia, notò che le popolazioni del Cilento (la zona a sud della Campania, nella Provincia di Salerno, divenuta Patrimonio dell’Umanità per l’UNESCO) presentavano una mortalità per malattie cardiovascolari decisamente inferiore rispetto a quella registrata nella popolazione americana. Questa osservazione spinse Keys a studiare i popoli che si affacciavano sulle acque del Mediterraneo, accomunati da abitudini alimentari molto simili. Per definire tali abitudini, Keys usò il termine di “dieta mediterranea”, in cui la parola dieta riprende la sua etimologia greca: stile di vita. Si tratta infatti di una cultura alimentare tradizionalmente seguita dai popoli che si affacciano sul Mar Mediterraneo che, pur presentando differenze etniche, culturali e religiose, hanno in comune il modo di nutrirsi, che è chiaramente legato all’ambiente geografico e climatico dove vivono.

Non sono chiaramente mancati gli studi per valutare l’efficacia di questa dieta (ricca di frutta, verdura, cereali, pesce e olio d’oliva) nella prevenzione degli eventi cardiovascolari, e la conclusione è stata che una stretta aderenza al profilo dietetico mediterraneo comportava una riduzione in termini di incidenza, progressione di malattia e mortalità non solo per quanto riguardava le patologie cardiache e circolatorie, ma anche per quelle tumorali e per le malattie neurovegetative come il morbo di Alzheimer e di Parkinson. Molto interessante a tal proposito è lo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine dal gruppo di ricerca Trichopoulos dove è stata presa in considerazione una popolazione di 22.043 soggetti adulti che avevano risposto a un questionario di frequenza alimentare e si era notato che i soggetti che aderivano in misura maggiore alla dieta mediterranea presentavano una riduzione di circa il 25% della mortalità totale, con una riduzione del 33% di mortalità per malattia coronarica e del 24% di mortalità per tumore.

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