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La dieta mediterranea diventa legge

La dieta mediterranea diventa legge. O, almeno, ha appena iniziato l'iter parlamentare in Senato. L'iniziativa promossa e firmata dalla senatrice Leana Pignedoli (PD) con i colleghi Bertuzzi, Saggese, Fedeli, Scalia, Albano e Moscardelli (PD), mira a introdurre "disposizioni per la valorizzazione e la promozione della dieta mediterranea". 

La legge ha la finalità di tutelare e di promuovere la dieta mediterranea quale patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO ai sensi della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, in quanto modello di sviluppo culturale e sociale fondato su un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni tramandate di generazione in generazione, nonché quale regime nutrizionale riconosciuto dalla comunità scientifica per i suoi benefici effetti sulla salute.

Secondo la legge di cui è relatrice la senatrice Pignedoli, la dieta mediterranea consiste nell'insieme di pratiche tradizionali, conoscenze e competenze, che vanno dal paesaggio all'alimentazione, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo, caratterizzato da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, tramandato di generazione in generazione, che costituisce un senso di appartenenza e di continuità per le popolazioni coinvolte. La proposta mira inoltre a promuovere sani stili di vita, basati sulla dieta mediterranea come modello di corretta alimentazione, in chiave di prevenzione delle malattie legate alla nutrizione, anche attraverso appositi studi e ricerche interdisciplinari relativi agli effetti e alle relazioni tra la dieta mediterranea e la salute pubblica e la tutela dell'ambiente; favorire la diffusione dell'impiego dei prodotti e delle specialità della dieta mediterranea nei sistemi di ristorazione collettiva, e in particolare nelle mense scolastiche; elaborare modelli innovativi di attrazione economica e turistica per la fruizione dei prodotti della dieta mediterranea all'interno degli specifici contesti paesaggistici e storico-culturali dei territori di provenienza, così da valorizzare patrimonio culturale immateriale e patrimonio culturale materiale; predisporre attività formative e divulgative sulla dieta mediterranea, e sulle culture e i paesaggi a essa associati, anche attraverso la collaborazione con istituti scolastici di ogni ordine e grado, per la programmazione nell'ambito dei piani di offerta formativa integrativa di progetti didattici sui medesimi temi; prevedere l'intensificazione di relazioni e scambi culturali, scientifici ed economici tra le comunità che abbiano tradizioni analoghe ed interesse a sviluppare la pratica della dieta mediterranea, attraverso il rafforzamento di scambi, informazioni e azioni comuni a livello nazionale ed internazionale, anche mediante il finanziamento e la partecipazione a fondazioni, forme associative e programmi comuni a tale scopo istituiti; promuovere la dieta mediterranea particolarmente nell'ambito dei siti iscritti nella lista del patrimonio materiale dell'umanità UNESCO, valorizzandovi le colture tipiche tradizionali e i paesaggi rurali storici ad essi connessi.

"Speriamo di arrivare entro i prossimi mesi a licenziare il testo per l'aula", spiega la senatrice Pignedoli a Repubblica, "Ci siamo resi conto che va promossa la dieta mediterranea come stile di vita, più che come 'certificazione' in chiave di marketing di prodotti o aree di riferimento. E' chiaro, infatti, che se si potessero indicare dieci prodotti che identificano la dieta mediterranea sarebbe tutto più facile".

"Invece - prosegue Pignedoli- parliamo di una grande complessità di prodotti e ingredienti che interagiscono come quantità e qualità. La dieta in questione, insomma, in primo luogo ha una dimensione culturale" quasi di filosofia di vita e dello stare insieme.
"Ci stiamo orientando, quindi - spiega - più su un logo che identifichi certe iniziative anziché su una certificazione che sarebbe macchinosa e foriera di complicazioni burocratiche". Oltreché, probabilmente, di inarrestabili guerre campanilistiche. Clima bellicoso che, al contrario, in commissione non sembra affatto prevalere. 
"Maggioranza e opposizioni si confrontano con una certa serenità" assicura la senatrice, su come mandare in porto nel modo migliore un ddl che, come pochi, sarebbe in grado di unificare le forze politiche nel segno della difesa della tradizione e della specificità della gastronomia italica. 

L'iniziativa della Pignedoli arriva anni dopo che alcune Regioni, specie quelle del Sud come Campania e Calabria, hanno già inserito nei propri regolamenti regionali la valorizzazione e la promozione della dieta mediterranea. La Regione Campania valorizza la dieta mediterranea come modello di sviluppo basato sui valori e lo stile di vita riconosciuti dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità, con riguardo ai suoi profili culturali, sociali, storici, gastronomici, alimentari, ambientali, paesaggistici e dei costumi, avvalendosi dell’Osservatorio previsto dalla legge 6 del 30marzo 2012 e ponendo in essere il dialogo interculturale, sia al livello regionale sia internazionale. 

Con la proposta di legge n. 290/9^, anche la Regione Calabria ha inteso sviluppare una cultura rispondente ai dettami della dieta mediterranea, ricordando come il suo principale fautore, Ancel Keys (che si era stabilito a Pioppi, in provincia di Salerno, in pieno Cilento) nel corso dei suoi studi sull'alimentazione, aveva passato del tempo anche a Nicotera, in provincia di Vibo Valentia. Con la presente legge la Regione Calabria valorizza e diffonde la Dieta Mediterranea, dichiarata patrimonio dell'Umanità dall'Unesco nel 2010, come stile di vita e disciplina nutrizionale migliorativa per la salute. Per perseguire gli obiettivi di cui all'articolo 1, entro 30 giorni dall'approvazione della presente legge i direttori generali dei Dipartimenti Tutela della Salute, Cultura e Pubblica Istruzione ed Agricoltura, Foreste e Forestazione hanno costituito un gruppo di lavoro interdipartimentale, con lo scopo di valorizzare i prodotti alimentari costituenti base della dieta mediterranea - con particolare riguardo alle filiere di frutticoltura, olivicoltura, orticoltura e colture erbacee -  e alla divulgazione nella Regione della dieta. 


 

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