il riso

Il riso nella storia

Le civiltà del Sud-Est asiatico furono, fin dal terzo millennio a.C., “civiltà del riso”: non solo affrontarono e risolsero col riso il problema della fame, ma i loro miti sono ancora oggi miti agrari legati a quel tipo di civiltà.

 

L'arrivo in Europa

Stesso destino quando il riso passò in India, poi in Asia Minore, infine, scoperto dalle truppe greco-macedoni di Alessandro Magno, rimase a “germogliare” quasi in sordina sulle sponde del Mediterraneo, fino al Medioevo, quando nel IX secolo circa si acclimatò, per opera degli Arabi, in Egitto, sulle coste africane, poi in Sicilia e in Spagna. In queste due zone divenne ben presto un prodotto familiare, gastronomico, usato soprattutto sotto forma di farina per dolci e creme, come il “biancomangiare”, presente in tutti i ricettari dal XIV al XV secolo, quando iniziò a diffondersi nell’Italia del centronord e in altre zone europee: significativo il fatto che il riso allo zafferano appartenga simultaneamente ai ricettari dei Paesi Bassi e a quelli del Milanese, anche se nei grandi trattati gastronomici italiani questo cereale non abbonda, essendo soprattutto considerato, fino all’Ottocento, un cibo adatto a sfamare i poveri.

Le colture in Italia

Nel 1489 Ludovico il Moro emanò la prima ordinanza per disciplinare la nuova coltura, che destava forti perplessità igieniche, dato che, contrariamente agli Arabi, le popolazioni italiane adottavano il metodo dell’allagamento dei campi per la crescita delle piantine. Nelle zone intorno a Milano, soprattutto a Vercelli, Novara e Pavia, la nuova coltura dilagò rapidamente. Leonardo, quando lasciò Firenze per Milano, offrendo il suo ingegno al Moro con la qualifica di “esperto nel conducere acqua da un locho a l’altro”, fu colpito dalle acque della Lomellina e dal sistema irriguo delle campagne intorno a Vigevano.

Il capolavoro di Leonardo

In questa città disegnò una delle più belle piazze italiane, poi terminata dal Bramante. I canali e le chiuse, in particolare, furono studiati da Leonardo e descritti nel Codice Leicester.

 

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