il pero

Il pero, le origini e il simbolismo

Il primo a citare questo frutto fu addirittura Omero nel suo capolavoro epico l'Odissea, definendolo uno dei "doni degli Dei" nel giardino reale di Alcinoo re dei Feaci. Basterebbe questo per far capire quanto è antica l'origine del pero.

Origini

Questo frutto era conosciuto infatti già dai tempi della preistoria circa 3000 anni fa, in Asia ed Europa, in particolare in Cina e sulle sponde africane del Mar Mediterraneo. Dell'albero del pero se ne parlava anche in Grecia, oltre a Omero infatti anche Teofrasto, riconosciuto come il più grande botanico dell'antichità, nella sua opera Historia Plantarum classifica le piante e rende note le poche specie allora conosciute, solo 500, riportando l'esistenza di molte varietà di pero sia coltivate che selvatiche. In epoca romana invece fu Marco Porcio Catone nel suo trattato De agricoltura, la prima opera scritta in prosa nella letteratura latina, nel dare consigli sulla conduzione di un'azienda agricola, si sofferma anche su sei metodi per coltivare il pero. Tra gli altri anche Plinio con il suo Historia Naturalis, svelò il perché dei nomi di alcuni tipi di pere, presi direttamente dai loro scopritori o dal profumo che emanavano, come ad esempio la Laurea per il suo odore di alloro.

Ma da dove si è sviluppato inizialmente questo frutto? Il genere Pyrus, che appartiene alla famiglia delle Rosaceae, della sottofamiglie delle Pomoideae, secondo i botanici fu scoperto nel territorio montagnoso dell'attuale Cina occidentale, da lì si è disperso in più punti adattandosi ai diversi climi e temperature, differenziando le specie che conosciamo oggi.

Storia nei secoli

Il viaggio per scoprire il ruolo culturale del pero nella letteratura quindi ha radici molto antiche. Parte dall'antica Grecia di Omero, Ippocrate e Teofrasto, fino all'antica Roma dove sono tra gli altri Catone, Virgilio e Plinio a darci indicazioni su quanto fosse importante coltivare questa coltura. In questo confronto sulla conoscenza di questa coltura tra il mondo greco e quello romano, ebbe la meglio quest'ultimo sull'origine del nome, il termine italiano pera infatti deriva dal latino "pera" o "pira".

Nel Medioevo, periodo buio per eccellenza, la prima collezione varietale, è attribuita direttamente a Carlo Magno, Imperatore del Sacro Romano Impero. Con il decadimento delle strutture nelle campagne, la coltivazione di questa coltura andò in mano agli ordini monastici. Alcuni nomi di queste varietà ricordano quelli di alcuni conventi; S. Germano o Gerusalemme. Nei secoli successivi, a partire dal '600, crebbe il numero di pomologi presenti soprattutto in Francia: dalla coltivazione si passò allo studio dei frutti. Il pero fu classificato in questo periodo come uno degli alberi da frutto con più forme, molte varietà e differenti qualità.

Miti e leggende

Per molte divinità antiche, come la dea egiziana Isis o la dea greca Era, o ancora Atena, il frutto del pero era considerato sacro. In particolare in Grecia si fa riferimento ad Afrodite dea dell'amore, per la forma del frutto associata al ventre femminile e quindi considerato un simbolo erotico. Per la simbologia cristiana, invece, il pero rappresentava l'amore di Cristo per l'umanità.

Ad Oriente, questo frutto ha forti simbolismi positivi. In Cina questo frutto rappresenta la giustizia, longevità, purezza e sapienza. In Corea, la pera simboleggia la grazia, la nobiltà ed esistono molte leggende su come questo frutto possa donare fertilità femminile, fortuna agli esami, saggezza e salute. Infine, in Giappone, al pero viene attribuita la capacità di tenere lontano il male.

Curiosità

Sant'Agostino nelle sue "Confessioni" dedica un'intera analisi introspettiva al furto di alcune pere. Una ruberia adolescenziale fatta per amore di amicizia. Egli paragona il suo peccato a quello di Adamo, che consuma la mela per non deludere Eva.

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