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Il frutto del mese: la fragola

La tecnica colturale della fragola ha subito una costante evoluzione negli ultimi venti anni. Il sistema più diffuso è la tradizionale coltura annuale con un solo ciclo di fruttificazione nella primavera successiva all’impianto estivo. In alcune zone italiane, si sono affiancate altre tecniche di coltivazione più innovative come le colture autunnali del Veronese che, sempre con ciclo annuale, realizzano la doppia fruttificazione, una nel periodo autunnale che segue la piantagione e sfrutta le gemme differenziate nei vivai, l’altra nella primavera successiva. Negli ambienti più freschi di montagna sono diffuse le colture programmate finalizzate a destagionalizzare la produzione di fragole nel periodo estivo, generalmente molto più remunerativo di quello tradizionale primaverile. Negli ambienti meridionali, l’utilizzo ormai diffuso delle piante fresche, poste a dimora a inizio autunno e coltivate sotto protezione (tunnel), consente una precoce e prolungata produzione, da due mesi circa dalla piantagione fino al mese di giugno.

Terreno

La fragola è una specie che può essere coltivata in diversi tipi di terreno, anche se predilige quelli di medio impasto e si adatta bene anche nei suoli argillosi, purché dotati di un buon drenaggio. In genere sono da preferire terreni tendenzialmente acidi o subacidi con un pH compreso tra 5,5 e 7. In presenza di un pH più elevato, da parte della pianta si ha un difficile assorbimento del ferro, che si può manifestare con i tipici sintomi di ingiallimento più o meno marcato delle foglie (clorosi).

Preparazione del terreno
Questa specie esige una preparazione del terreno molto accurata, per evitare ristagni idrici che favoriscono il marciume delle radici e altre malattie fungine, nonché il marciume dei frutti in primavera. È bene perciò procedere al livellamento del terreno e alla sistemazione della rete di scolo, specialmente se il terreno è di natura più argillosa, in modo da agevolare il deflusso delle acque in eccesso. Dopo l’aratura, da effettuare principalmente in quei terreni che non hanno mai ospitato la fragola, o dopo la vangatura nei casi di ristoppio della coltura, si effettua una seconda e più superficiale lavorazione a una profondità di 20-25 cm, con la quale si interrano la sostanza organica (possibilmente letame) e i concimi organici utili allo sviluppo della pianta. Si deve operare in modo da affinare il più possibile il terreno (utilizzando erpici o frangizolle), allo scopo di eliminare le erbe infestanti e di migliorare la struttura fisica del terreno per facilitarne l’adesione alle radici della pianta. Nei terreni più sabbiosi, può essere opportuno procedere a una rullatura.

Rotazione
Per la fragola esiste la necessità di ricorrere ad ampie rotazioni per evitare problemi di stentato sviluppo, stati di stress o di “collasso” delle piante. Il quadro sintomatologico, facilmente osservabile, solitamente viene riferito al probabile incremento della massa d’inoculo dei parassiti ipogei che si determina quando la coltura ritorna sullo stesso terreno dopo brevi intervalli di tempo. La presenza di varie specie di Rhizoctonia, Fusarium, Pythium, Phytophthora e Verticillium è stata ripetutamente osservata su piante collassate, anche se i parassiti menzionati non sono risultati costantemente presenti in tutti i casi di deperimento progressivo delle piante. Spesso lo sviluppo stentato delle piante coltivate, evidenziato in seguito alla monosuccessione, va attribuito a un fenomeno più complesso e definito stanchezza del terreno, causato da fattori di natura nutrizionale, parassitaria e metabolica, i quali con ogni probabilità agiscono congiuntamente e in modo non sempre proporzionale nell’indurre le piante in condizioni di sofferenza. La rotazione generalmente migliora la struttura del suolo, ne mantiene la fertilità chimica e riduce la presenza dei patogeni nel terreno. È importante anche un’accurata scelta delle colture in precessione: è sconsigliabile la coltivazione della fragola in successione con una solanacea (patata, pomodoro ecc.) per i problemi fitosanitari che questa può trasmettere (Verticillium, Rhizoctonia ecc.) mentre sono da raccomandare colture come pisello e fagiolino, miglioratrici sia della struttura sia della fertilità del terreno. Un’adeguata rotazione dovrebbe prevedere il ritorno della fragola dopo due o tre anni, ma non meno, di altre colture. Un esempio di possibile avvicendamento colturale potrebbe essere rappresentato da bietola-ortive-frumento e fragola oppure piante ortive-leguminose da granella o da sovescio e fragola. Interessante risulta la realizzazione di colture intercalari da sovesciare per apportare sostanza organica e migliorare l’attività microbiologica nel terreno. La scelta in questo caso deve ricadere su essenze che producono molta massa verde, per esempio veccia e orzo. Altre essenze consigliate nella rotazione, con azione principalmente rivolta al risanamento dei terreni affetti da fenomeni di stanchezza, sono quelle appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae, in grado, in seguito all’interramento della loro biomassa, di rilasciare nel terreno molecole volatili ad azione biocida. Sono chiamate biocide per la loro capacità di liberare, in seguito a trinciatura, composti di degradazione dei glucosinolati (isotiocianati, nitrili o tiocianati), caratterizzati da un’elevata capacità biologica nei confronti di batteri, funghi, nematodi, insetti terricoli ed erbe infestanti.

Solarizzazione
La solarizzazione dei terreni è una pratica ormai molto diffusa nelle coltivazioni degli ambienti meridionali dove le alte temperature e il forte irraggiamento solare nei mesi estivi consentono elevate somme termiche in grado di garantire un buon effetto disinfestante. L’effetto solarizzante si ottiene attraverso lo sfruttamento dell’energia solare in grado di sottoporre i terreni a una sorta di blanda pastorizzazione (40-50 °C) e può essere proficuamente aumentato con apporti consistenti di sostanza organica che consentono alle piante di superare gli stress dovuti alla stanchezza del terreno e migliorano le caratteristiche fisico-chimiche del suolo. Per ottenere una buona azione solarizzante è necessaria una copertura del terreno con film plastici in polietilene (PE) verde o trasparente, per un periodo minimo di 4-8 settimane. Occorre ricordare come questo tipo di trattamento presenti alcuni limiti, legati particolarmente alla necessità di mantenere il suolo libero da colture per circa 2 mesi, durante il periodo più caldo dell’anno, e allo spettro di azione non sempre sufficiente a garantire un’ottimale efficacia contro i diversi patogeni tellurici.

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