Ibridi: sperimentazioni esotiche o nuova frontiera?

Pomato, tayberry, plumcot. Non sono delle formule magiche di Harry Potter, ma i nomi di alcuni frutti “ibridi” ottenuti da innesti di produzioni consolidate. L'idea di creare innestil'idea di creare innesti, partendo da prodotti della terra che hanno gusto, caratteristiche e aromi differenti, per dare vita a un nuovo ortaggio o frutto che prenda il meglio delle peculiarità dei prodotti di partenza, è una delle nuove frontiere del mondo agricolo degli ultimi decenni. Non sono esperimenti contronatura – dato che la maggior parte di questi nasce direttamente in campo e non in laboratorio come la carne in vitro - ma si tratta di una sperimentazione botanica per cercare nuovi gusti e sapori, per scovare nuovi mercati alla ricerca di consumatori attratti dall'esotico e dagli incroci impossibili, e che potrebbe rivelarsi un'ancora di salvataggio di fronte a cambiamenti climatici che mettono a dura prova moltissime biodiversità ed anche prodotti agricoli tipici. Andiamo a vedere quali sono alcuni di questi ibridi.

Gli ibridi esotici Uno dei più noti esempi di frutta e verdura ibrida è il pomato un innesto coltivato già da diverso tempo che mette insieme la pianta di pomodoro con quella di patata, e che ha avuto il suo primo sviluppo nel lontano 1977, benché solo una ventina d'anni dopo abbia cominciato a germogliare.

Il tayberry è un incrocio tra una mora e un lampone, presentandosi con un corpo allungato, raggiungendo una dimensione doppia rispetto a quella di un normale lampone, con un gusto più agrodolce rispetto ai prodotti di partenza.

Come frutta ibrida non possiamo non segnalare il plumcot, realizzato alla fine del secolo scorso negli Stati Uniti e comunemente chiamato anche uovo di dinosauro. Originariamente è costituito da susina e albicocca, e risulta essere un frutto ricco di vitamina A.

Generalmente gli innesti avvengono tra due prodotti naturali, ma in alcuni casi si può aumentare il numero delle varietà di partenza per dare vita a frutta e verdura ibrida ancora più ricca di aromi e sapori: è il caso del peacotum, che nasce da pesca, albicocca e prugna.

Gli ibridi da agrumi  Gli agrumi sono uno dei settori più fertili per la sperimentazione botanica indotta a generare prodotti ibridi: partiamo dal frutto dell'oroblanco, privo di semi, dolce e succoso, coltivato soprattutto in Israele, California e Australia. Si tratta di una commistione di pompelmo e pomelo, o pampaleone che dir si voglia, quest'ultimo il più antico agrume coltivato dall'uomo.

Con il rangpur ci troviamo a che fare con un ibrido tra mandarino, arancia e limone: la scorza esterna è quella dell'arancia, ma l'interno è più simile a un limone, ma ancora più acido. Viene considerato un ottimo sostituto del lime.

Anche a fini decorativi il blood lime è considerato una delle più belle varietà coltivate di frutta e verdura ibrida, per via dei suoi meravigliosi colori figli di un innesto tra due varietà molto pregiate, l'australiano Red Finger Lime con il mandarino Ellendale. E il sapore? Agrodolce, ottimo per marmellate.

Dulcis in fundo ecco il limequat, che altro non è che l'incrocio tra la limetta messicana con il kumquat ovale, da cui prende la forma. Curiosità di questa varietà ibrida è che la scorza è dolce e commestibile, mentre la polpa è amara.

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