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Hot Topic: lo spreco nel piatto

L’ultimo rapporto annuale dell’osservatorio di Last Minute Market e SWG parla chiaro: il cibo che viene gettato ha un valore pari allo 0,88% del PIL italiano, 15 miliardi di euro buttati nella spazzatura ogni anno.

La quantità maggiore di cibo viene sprecata tra le mura domestiche, è come se quando andiamo a fare la spesa gettassimo senza neanche consumarla, una busta della spesa su tre, un quantitativo enorme di cibo buono e perfettamente consumabile che viene però dimenticato in frigo fino a quando è ormai non è più possibile utilizzarlo e che quindi finisce nella pattumiera e nel migliore dei casi viene compostato.

Di sprechi in Italia se ne parla ormai da qualche anno, soprattutto da quando nel settembre 2016 il parlamento ha approvato la legge Gadda: la legge 166/2016 ha dato la possibilità di donare gli alimenti oggetto di confisca ad organizzazioni no profit, ha semplificato le procedure di donazione rispetto a quelle di distruzione (permettendo quindi che fosse più vantaggioso donare rispetto che a buttare) incoraggiando, quando non fosse possibile il consumo umano, l’utilizzo in campo zootecnico. Da ultimo ma non per questo meno importante, è stata data la possibilità ai comuni di incentivare le donazioni di cibo attraverso uno sconto sulla tassa dei rifiuti.

Anche la FAO, organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di cibo ed agricoltura, ha scelto le perdite e gli sprechi alimentari come tema chiave del suo rapporto annuale di quest’anno. Essendo la tematica parte dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) dell’Agenda 2030, è fondamentale verificare lo stato di avanzamento dei lavori e le misure che i singoli stati stanno adottando per combattere questa grande problematica. Il punto 12.3 degli OSS specifica infatti la volontà di dimezzare le perdite e gli sprechi di cibo prima del 2030.

Nel rapporto della FAO sono inoltre messe ben in evidenza le differenze geografiche che esistono attualmente, se infatti nei paesi in via di sviluppo si parla soprattutto di perdite di cibo, nei paesi occidentali abbiamo a che fare con sprechi: la differenza risiede nel fatto che le perdite si riferiscono alla prima parte della filiera, dal momento della raccolta fino a quando arriva ad un distributore. Si parla invece di sprechi a partire dal distributore fino a quando il cibo arriva nelle singole abitazioni.

Le perdite di cibo sono dovute soprattutto a problemi nella raccolta e nello stoccaggio post raccolta, gli sprechi invece avvengono quando esistono strutture in grado di conservare più a lungo gli alimenti ma i consumatori tendono a comprare più di quanto necessitino e finiscano inevitabilmente per sprecare.

Fondamentale è quindi capire che lo spreco riguarda tutti noi, singolarmente possiamo fare la differenza, anche semplicemente evitando di comprare più di quello di cui pensiamo di avere bisogno.

 

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