interviste

Giovani viticoltori (Agivi)- Federico Terenzi: rafforzare la presenza commerciale dei nostri prodotti

La viticoltura è da sempre una parte fondamentale nel mondo dell’agricoltura italiana. Il vino anche oggi si conferma come uno dei settori più ambiti per i giovani, sia come esperienza lavorativa sia come investimento. Federico Terenzi Presidente di Agivi- Associazione dei giovani imprenditori vinicoli italiani – Unione Italiana Vini, ci spiega perché e come tutelare il nostro prodotto Made in Italy.

Come si è avvicinato al mondo del vino e quali sono state le difficoltà e le soddisfazioni?

Sono nato e cresciuto a Milano e vengo da una famiglia di imprenditori. Mi sono avvicinato al mondo del vino come spesso succede per passione, impiantando circa un ettaro di vigna nella nostra tenuta in Maremma. Poi, d’accordo con mio padre e mio fratello, abbiamo deciso di investire seriamente, ritenendo l’agricoltura uno dei settori con più forte potenziale di crescita e maggior valore competitivo. Le sfide da affrontare sono state e sono ancora tante, ma alla base siamo partiti con un progetto serio che stiamo portando avanti con passione, soddisfazione e con mentalità imprenditoriale. Abbiamo la fortuna di produrre e commercializzare un prodotto che viene dalla nostra terra e porta il nostro nome. Oggi l’azienda si estende su 150 ettari di cui 60 ettari vitati.

Quali sono i problemi che incontrano oggi i giovani viticoltori italiani?

La principale difficoltà che incontra un giovane viticoltore, tanto più quello che si affaccia per la prima volta in questo settore, riguarda l’investimento iniziale per l’acquisto dei vigneti e la realizzazione degli impianti di cantina. Nel nostro Paese ci sono agevolazioni finanziarie che spesso non sono note ai potenziali interessati o sono di difficile accesso. Inoltre la gestione aziendale nel nostro comparto è piuttosto complessa. Spesso l’imprenditore si trova a gestire tre aziende in una: la parte agricola, quella industriale con il processo trasformazione da uva a vino e la parte commerciale. Infine il mondo vinicolo italiano è caratterizzato principalmente da imprese a gestione familiare, di dimensioni ridotte rispetto alla media europea e mondiale, e per questo meno competitive.

Conferma i dati che vedono l’aumento dei giovani imprenditori agricoli nel 2017?

Sui media le esperienze imprenditoriale dei giovani agricoltori hanno molto risalto. Non so quanto questo fenomeno viaggi più sulla comunicazione che sui numeri reali.

E’ sicuramente positivo raccontare l’agricoltura, enfatizzando la nuova dimensione del lavoro agricolo. L’agricoltore di oggi non è certamente il contadino di ieri: ci sono nuove opportunità di crescita professionale, imprenditoriale ed economica più stimolanti che in passato. Si tratta sempre di un lavoro duro e faticoso, che riserva grandi soddisfazioni.

L’innovazione e le nuove tecnologie quanto possono aiutare in campo agricolo?

Le giovani generazioni hanno una maggior sensibilità verso le proposte innovative offerte dalla ricerca e dall’industria. L’apertura culturale rappresenta per il nostro settore un driver fondamentale di rinnovamento e sfida competitiva.

Come tutelare la produzione Made in Italy in questo campo?

La battaglia contro l’Italian Sounding si gioca all’interno del più ampio lavoro dei Free Trade  Agreement, trattati di libero scambio grazie a cui il commercio avviene senza l'imposizione di barriere tariffarie o quote di importazione. L’Italia e l’Unione Europea continuano a battersi per il riconoscimento del sistema delle Indicazioni Geografiche da parte dei diversi paesi extraeuropei. E’ solo questo lo strumento efficace per tutelare realmente le nostre denominazioni e quindi aiutarci a difendere il valore aggiunto del vino italiano tutelato dal sistema delle IG. La tutela del made in Italy non si persegue esclusivamente attraverso le vie legali, ma rafforzando la presenza commerciale dei nostri prodotti autentici sui vari mercati internazionali per rispondere alla domanda crescente del Made in Italy. Non va infatti dimenticato quanto l’Italian Sounding offra una risposta, seppur furbesca e scorretta, alla domanda di prodotto italiano. Quando riusciremo a rispondere a questa domanda con il prodotto autenticamente italiano, solo allora potremo dire di essere riusciti a togliere completamente terreno al prodotto contraffatto.

Quali sono le richieste in campo vitivinicolo che vorreste fare al nuovo Governo?

L’agenda del vino che come Unione Italiana Vini e Agivi abbiamo proposto al nuovo Governo  è molto ampia e articolata. Sul piano internazionale, prioritaria è la promozione del vino nei paesi terzi fuori UE disciplinata dall’OCM - Organizzazione Comune di Mercato.  Sul piano nazionale, ci sono gli ultimi decreti attuativi del Testo Unico del Vino, le norme sull’enoturismo e la dematerializzazione degli adempimenti amministrativi. Seguiremo con attenzione la riforma della PAC e il sistema di autorizzazione agli impianti viticoli. Confidiamo nella prosecuzione del rapporto positivo avviato tra ICE - Istituto del Commercio Estero e le associazioni del nostro settore. E’ importante promuovere a livello europeo la cultura mediterranea del consumo responsabile di vino, evitando di cadere in atteggiamenti proibizionistici. Ci auguriamo infine una più fluida riorganizzazione delle competenze tra il Ministero e le Regioni, che in questi ultimi anni ha molto rallentato il lavoro di programmazione politica del nostro settore.

Perché un giovane oggi dovrebbe indirizzarsi verso l’agricoltura?

Perché il nostro è il mestiere più bello del mondo. E se approcciato con la giusta mentalità può dare grandi soddisfazioni.

Vota il contenuto:

Voti totali: 292

 

Coltura & Cultura