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Fiori rosa, fiori di pesco: un grande asset all'italiana

Tra le specie arboree da frutto, il pesco è probabilmente quella sulla quale i tecnici si sono maggiormente concentrati alla ricerca di sempre nuove e diverse soluzioni per trovare la forma di allevamento più razionale. Ne consegue la grande variabilità di modelli oggi disponibili e applicabili in funzione delle diverse condizioni operative: peschicoltura da consumo fresco o da industria, azienda familiare o di grandi dimensioni, elevata o contenuta disponibilità di capitali, presenza di mano d’opera specializzata o di maestranze comuni ecc.

In futuro, il panorama, già ricco di tante soluzioni alternative, è destinato a complicarsi o, se si preferisce, ad arricchirsi ulteriormente, grazie all’attività del miglioramento genetico che sta operando intensamente per valorizzare genotipi caratterizzati da habitus vegetativi completamente differenti da quello tradizionale che è stato alla base della peschicoltura dalle sue origini ai nostri giorni.

L’Italia è il Paese dove le forme di allevamento e la densità di piantagione hanno fatto registrare la maggiore evoluzione. Le ragioni di questo dinamismo sono principalmente legate all’inventiva dei tecnici e dei frutticoltori nonché all’attività di ricerca che, a differenza di quanto avviene in altri Paesi, dedica da sempre a questo aspetto della tecnica colturale costante attenzione, verificando sperimentalmente le nuove proposte che vengono dalla base e proponendone, a sua volta, di nuove. 

Il pesco (Prunus persica) è una specie caratterizzata da un ampio assortimento varietale, in continua evoluzione; pertanto, per poter classificare le numerose cultivar presenti sul mercato, si utilizzano principalmente alcuni caratteri pomologici del frutto, in particolare la tomentosità, il colore della buccia e della polpa, che consentono di suddividere i frutti nei seguenti 5 gruppi pomologici: pesche a polpa gialla, pesche a polpa bianca, nettarine a polpa gialla, nettarine a polpa bianca, percoche.

Nel nostro Paese la peschicoltura rappresenta una delle produzioni frutticole primarie, sebbene sia da registrare una costante diminuzione della superficie investita, particolarmente evidente per il pesco e più contenuta per le nettarine. Da evidenziare anche un cambiamento nella distribuzione territoriale, che ha visto espandersi la coltivazione nelle aree meridionali a fronte di una flessione non compensata nelle aree centro-settentrionali.

Molto ampio risulta essere l’assortimento varietale, che copre un calendario di maturazione di oltre 6 mesi, avendo inizio alla fine di aprile con i frutti provenienti dalla coltura protetta, e termine anche in novembre con le cultivar locali siciliane. Nel Meridione si producono soprattutto pesche precoci e precocissime e la quasi totalità delle percoche, mentre al Nord sono presenti le cultivar a maturazione media e tardiva, con una netta prevalenza delle nettarine.

La peschicoltura italiana vive una realtà produttiva di buoni livelli quantitativi e qualitativi: le produzioni di frutti sono di elevato standard commerciale e alcune regioni italiane hanno ottenuto marchi di riconoscimento europeo di qualità. La ripartizione produttiva per regione vede al primo posto l’Emilia-Romagna, dove pesche e nettarine hanno ottenuto il marchio di 

Indicazione Geografica Protetta (IGP) con Regolamento UE n. 2081/92 e successive modifiche del 1997. Altre aree produttive che hanno ottenuto un riconoscimento sono la Pesca di Cuneo, Piemonte PAT (Prodotto Artigianale Tradizionale).

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