gli agrumi

DOP e IGP, non solo sigle per gli agrumi di qualità

I marchi DOP (Denominazione di Origine Protetta) e a marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) sono ormai noti ai consumatori, anche se più frequentemente associati a prodotti come olio e vino.

Non tutti sanno, però, che lo stesso marchio, che deriva dall’appartenenza ad una zona geografica di produzione e dai processi unici di trasformazione e lavorazione che in quel determinato territorio vengono portati avanti secondo la tradizione, esistono anche per altri prodotti, come gli agrumi.

Queste certificazioni sono sinonimo, anche per gli agrumi, di prodotti unici e inimitabili nel sapore, nel gusto e nel colore, per ogni zona produttiva e determinano specifici obiettivi:

  • difendere un prodotto da abusi e contraffazioni;
  • salvaguardare e difendere il territorio e i prodotti tradizionali, mantenendo la qualità conferita dai processi di produzione originari;
  • tutelare l’ambiente, attraverso la salvaguardia degli ecosistemi e delle biodiversità.
     

Non si ottengono, infatti, queste garanzie – perché di questo si tratta -  in assenza di trasparenza su metodi di produzione, genuinità e salubrità. Per ottenere la certificazione ed essere immesse al consumo con i rispettivi marchi, le denominazioni registrate devono, infatti, superare un rigoroso sistema di controllo.

L'Italia rappresenta un’eccellenza da questo punto di vista, essendo il Paese europeo con il maggior numero di prodotti agroalimentari DOP e IGP riconosciuti dall'Unione europea. Infatti su 19 tipologie di agrumi riconosciute nel mondo, ben 12 denominazioni sono italiane, distribuite tra Sicilia, Calabria, Campania e Puglia.

E questo dimostra come ci sia ancora un profondo rispetto per il legame tra le eccellenze agroalimentari italiane e il proprio territorio di origine, segno che la qualità delle nostre produzioni non è assolutamente casuale, ma è figlia di metodi tradizionali e del rispetto di processi che siano conformi a canoni ben definiti.

Purtroppo però molto spesso ci si imbatte in una certa ritrosia di gran parte dei produttori ad accogliere le innovazioni, un forte individualismo e una scarsa propensione verso una gestione imprenditoriale delle aziende agrumicole, cui vanno aggiunti una carente diffusione della cooperazione e un limitato scambio di informazioni e conoscenze.

Emerge, pertanto, la necessità di intervenire sul piano strutturale, oltre che economico-finanziario.

Oltre al miglioramento dell’efficienza produttiva e, di conseguenza, dei profitti degli agricoltori, bisogna porre una particolare attenzione allo sviluppo economico rivolto all’intero contesto produttivo, curando al contempo il concetto di qualità globale.

La nuova strategia di ammodernamento dell’agrumicoltura italiana deve porsi due obiettivi prioritari: la sicurezza alimentare per la tutela del consumatore e la valorizzazione della qualità delle produzioni agroalimentari.

In questo contesto le produzioni agrumicole DOP e IGP rappresentano sicuramente un valore aggiunto e un vero e proprio incentivo allo sviluppo dell’intero comparto agrumicolo.

In un mercato sempre più competitivo, gli agrumi DOP e IGP devono proporsi come punto di forza nello sviluppo dei sistemi agroalimentari locali. Al riconoscimento comunitario va affiancato un adeguato sviluppo commerciale e promozionale del prodotto, per far conoscere al consumatore le sue caratteristiche peculiari. Affinché ciò avvenga è necessaria l’adozione di un piano integrato di comunicazione, con informazioni puntuali e corrette a garanzia della trasparenza dei processi produttivi, dei sistemi di tracciabilità delle fasi del ciclo produttivo, di certificazione e di tipicizzazione dei prodotti.

Se vuoi scoprire le principali caratteristiche degli agrumi DOP e IGP italiani, consulta il capitolo DOP e IGP, presente nel volume digitale “gli agrumi” della Collana Coltura & Cultura.

 

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