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In Costarica nasce una foresta dagli scarti di arance

Nulla si distrugge, tutto si trasforma. La legge di Lavoisier racconta alla perfezione la storia che è accaduta in Costarica, dove è spontaneamente sorto una foresta, in un terreno considerato poco fertile all'interno di un parco protetto. Una storia iniziata quasi 20 anni fa e che è emersa nel 2014 quando due ricercatori dell'università di Princeton si sono ritrovati davanti a una vera e propria foresta, lì dove sarebbe dovuto esservi un deserto.

La storia

Verso la metà degli anni Novanta, l'azienda produttrice di succhi d'arancia Del Oro, aveva il problema di piazzare 12 mila tonnellate di bucce d'arancia derivanti dagli scarti della propria produzione. In soccorso dell'azienda sono intervenuti due ricercatori dell'Università della Pennsylvania, Daniel Jenzen e Winniw Hallwachs, che lavoravano come consulenti nell'Area de Conservaciòn Guanacaste, che confinava con l'azienda stessa. La proposta era semplice: in cambio della donazione di parte dei terreni boschivi della Del Oro, l'azienda avrebbe potuto scaricare i suoi rifiuti organici in un'area degradata e poco fertile all'interno del parco. Nel 1998, quindi, ad accordo fatto, mille camion carichi di bucce d'arancia e polpe scaricarono su quel terreno. Circa un anno dopo, una società rivale, la TicoFruit, denunciò la Del Oro accusandola di avere “contaminato un parco nazionale”, ricevendo un parere positivo da parte della Corte Suprema del Costarica, facendo in modo che quel terreno venisse abbandonato per sempre e non venisse più utilizzato come discarica.

La scoperta

Nel 2013, un collega di Janzen, Timothy Treuer, dopo aver ascoltato la vicenda, decise di andare insieme a Jonathan Choi a vedere cos'era cambiato in quegli ultimi 15 anni. I due sono rimasti letteralmente sbalorditi: una folta e vasta vegetazione era sorta naturalmente, in un terreno che sembrava non potesse dare vita. Anche riuscire semplicemente a trovare il cartello che segnalasse la proprietà era impossibile e furono necessari due distinti viaggi per individuarla: «La zona era così completamente avvolta e ricoperta da alberi che era impossibile camminarvici dentro senza un machete, in alcuni punti – ha raccontato Treuer – l'area dov'erano state deposte le arance sembrava far parte di un altro ecosistema rispetto a quella non concimata».

I dati

 Da questa vicenda è nato un articolo pubblicato su “Restoration Ecology”, che ha presentato i risultati captati dai due ricercatori dell'Università di Princeton. Dopo 16 anni, quella terra aveva avuto un aumento del 176% di biomassa nei tre dei sette ettari dove eranos tate scaricate le bucce. «Le bucce d'arancia hanno arricchito il terreno delle foreste tropicali in maniera impressionate – ha detto Choi – e l'idea che possiamo ricreare una foresta che abbiamo perso in un modo che faccia risparmiare i soldi di tutti è emozionante». 

 

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