l'ulivo e l'olio

Come utilizzavano l'olio Greci e Romani?

Nell’antica Grecia il sapone era ancora sconosciuto: l’uso dell’olio quale unguento rappresentava allora per i Greci l’unico mezzo per mantenere la pelle pulita ed elastica. Anche gli atleti ne facevano largo uso che, ben unti, sfuggivano meglio alla presa dell’avversario e con l’aiuto dei componenti fenolici dell’olio ad azione antinfiammatoria (ibuprofene e simili) riuscivano a prolungare il gesto sportivo.

Nella toeletta quotidiana dei ceti più ricchi i cosmetici a base di olio erano impiegati anche a scopo terapeutico; i riti dell’ospitalità, inoltre,  imponevano l’offerta di unguenti profumati al visitatore, perché questi potesse degnamente ristorarsi.

Come per il mondo greco, anche nell’Antica Roma la vera espressione del valore dell’olio era legata all’abitudine di ungersi il corpo, rituale irrinunciabile nelle palestre e nei bagni.

L’olio, prodotto macinando le olive e pressandole poi tra due tavole di legno con l’aiuto di cunei e martelli, veniva mescolato con le erbe aromatiche, pestate a loro volta in mortaio. Grazie alla sua attitudine ad assorbire gli odori, l’olio ne risultava gradevolmente profumato e veniva molto apprezzato per la cura del corpo sia femminile sia maschile.

Le unzioni venivano praticate anche nei rituali religiosi a scopo purificatorio ed erano indispensabili nella preparazione delle salme e nelle cerimonie funebri. Numerosi erano i rimedi a base di olio contro le malattie del bestiame; analoghe cure venivano seguite dalla medicina umana nei casi di avvelenamento, disturbi del tratto digerente, infezioni, ustioni, prurito e punture di piante o insetti, sfruttando in questi ultimi casi il potere lenitivo degli unguenti. L’olio era infine usato per l’illuminazione delle case, dei luoghi pubblici e dei templi.

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