il pero

Come si proteggono le pere?

Avete mai sentito parlare di Ricamatrice dei frutti, Psillla, Tentredine o Ragnetto rosso?

Sono dei veri e propri mostri, dei parassiti che colpiscono il pero. E gli agricoltori li conoscono bene. Se non vengono controllati possono apportare gravi danni alla coltivazione. Il risultato? Pere immangiabili, che nessuno vorrebbe comprare! (In foto un esempio di frutticino attaccato da una larva di tentredine)
Come proteggersi allora da questi parassiti?

Il frutteto costituisce un ambiente ideale e fonte di cibo praticamente inesauribile per gli insetti dai quali è ovviamente necessario difendersi per ottenere produzioni di qualità.

Ciò ha costretto i frutticoltori a tutelarsi ricorrendo a strategie sempre più rispettose dell’ambiente. La difesa dagli insetti dannosi va affrontata avendo una visione d’insieme dei problemi fitosanitari al fine di evitare che la scelta di linee d’intervento contro alcuni parassiti finiscano poi per lasciare ampio spazio allo sviluppo di altri o per provocare inaccettabili danni all’equilibrio biologico del frutteto.

E questo vale sia che si utilizzino prodotti chimici che prodotti biologici.

Una corretta difesa dai parassiti deve rispondere sempre a questi tre interrogativi: se, come e quando intervenire.

Se intervenire: introduce il concetto di soglia economica di intervento (definisce il limite oltre il quale il danno economico che l’insetto può provocare non è accettabile); tale soglia viene valutata attraverso specifici campionamenti.

Come intervenire: la strategia è condizionata ovviamente dal tipo di soluzione scelta, ponendo particolare attenzione, oltre agli aspetti fitoiatrici ed economici, anche a quelli relativi agli effetti sull’uomo e sugli ecosistemi. Nel caso si ricorra ad un prodotto chimico, dovranno essere attentamente valutati gli aspetti collaterali dei vari preparati. Si deve tenere conto, in altre parole, della selettività verso le comunità delle specie utili presenti nell’area coltivata. Si devono conoscere quali sono le specie sensibili, quale il loro stadio di vita più esposto, quali gli effetti immediati e cronici ecc. 

In questo modo, cioè rispettando quello che di utile c’è anche in un ambiente paradossalmente molto semplificato come il frutteto, si possono ottenere sostanziali aiuti dall’attività di tali comunità, che si traducono in un minore numero di interventi.

Si mira in pratica a valorizzare quanto più possibile le specie utili presenti.

Quando intervenire: corrisponde all’individuazione dei momenti ottimali di intervento. Un elemento di grande utilità è fornito dai modelli previsionali di sviluppo disponibili per i più importanti parassiti: la decisione sull’opportunità di eseguire un trattamento è condizionata dalla presenza degli stadi dannosi dell’insetto bersaglio e soprattutto dalla densità delle popolazioni.

Per saperne di più consulta il capitolo  Parassiti animali del volume “il pero” della collana Coltura & Cultura.
 

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