intervista

Com'è nato quello che mangiamo: intervista esclusiva all’autore di “Hungry and Foolish, la grande avventura del cibo”

Intervista esclusiva a Giovanni Carrada, l’autore di “Hungry and Foolish, la grande avventura del cibo”, il grande documentario sul tema di Expo che sarà trasmesso dalla Rai venerdì 16 ottobre, Giornata Mondiale dell’Alimentazione.

Rai 3  ore 15:15

Rai 5  ore 21:15

Rai Premium ore 23

 

Hungry and Foolish è una storia di come l’umanità si è procurata da mangiare. Come avete fatto a filmare un passato che non c’è più?

Il bello della storia del cibo è che il passato in realtà esiste ancora, perché il mondo è una fantastica macchina del tempo. Ci sono infatti luoghi e comunità in cui il tempo si è fermato, e nelle quali il passato è ancora vivo.

Persino la caccia e la raccolta, di cui l’umanità è vissuta per centinaia di migliaia di anni, è ancora viva in un angolo remoto e privo di strade della Tanzania, dove gli Hadza si procurano ancora ogni giorno il cibo con il solo aiuto di arco e frecce, o di un bastone da scavo, come nella più lontana preistoria. E non possiedono altro. Fra loro, proprio perché il cibo non si produce ma ci si limita a prendere quello che spontaneamente offre la natura, non esistono proprietà privata, capi o pensieri per il domani, e si lavora solo poche ore al giorno.

 

Dove altro siete stati?

Dopo la Tanzania siamo stati nelle campagne del Tigrai, in Etiopia, dove è come se l’agricoltura fosse stata appena inventata. Con lei, l’uomo conosce la fatica, la fame, nuove malattie, ma nascono anche tutto quello che ancora oggi mangiamo, e la speranza di un futuro migliore.

Sulle montagne dello Yunnan, nel Sud della Cina, si vola sulle ultime risaie tradizionali dell’Asia, miracoli di produttività e sostenibilità che da millenni sostengono la più antica delle civiltà del mondo. Con i primi progressi dell’agricoltura vengono la cultura, l’arte, la scienza, e la prima alta cucina della storia. Poi in Sicilia, un’isola che è sempre stata protagonista di quegli scambi di piante fra regioni del mondo culminati con la scoperta delle Americhe, e che hanno arricchito tutte le cucine. Dalla Sicilia ci siamo spostati dall’altra parte dell’Atlantico, nelle comunità Amish della Pennsylvania che rifiutano quasi ogni tecnologia moderna e conservano ancora il nuovo modo di coltivare la terra sviluppato per la prima volta in Inghilterra nel Settecento, quello che rese possibile il predominio

dell’Europa e poi la nascita della Rivoluzione Industriale. Quindi a Londra, la città dove nell’Ottocento il cibo si è per la prima volta globalizzato, e dove ancora oggi oltre l’80% del cibo viene importato dall’estero. Di nuovo in Asia, nelle coloratissime campagne dell’Orissa, in India, protagoniste negli anni Sessanta di quella Rivoluzione Verde che, creando gli strumenti per sconfiggere la fame, ha cambiato per sempre non solo il volto dell’Asia e ha dato vita al mondo moderno, con i suoi progressi e le sue contraddizioni. Alle inquietudini di una giovane coppia di Boston tornata alla terra e a una vita più semplice si alternano quindi le speranze di uno scienziato e di un imprenditore che vogliono trasformare le pampas dell’Argentina, uno dei granai del mondo. Dopo l’esplosione della filiera della carne che dall’America Latina porta nelle nuove metropoli dell’Asia che stanno inseguendo le nostre abitudini alimentari, si passa a una New York dove i problemi dell’abbondanza ci ricordano che la nostra straordinaria avventura con il cibo non è ancora finita. Per finire alle isole Svalbard. Qui, a un passo dal Polo Nord, dove all’interno di una montagna ghiacciata è stata scavata una banca dei semi che sta raccogliendo tutta la biodiversità agricola del pianeta.

 

Perché è importante raccontare questa storia?

Hungry and Foolish ci svela un aspetto chiave della storia, che i libri di storia non raccontano. In ogni luogo, quindi in ogni epoca, scopriamo che quello che si può mangiare e come viene prodotto condizionano in realtà ogni aspetto della vita. Non solo l’alimentazione ma la salute, l’ambiente, i rapporti di potere nella società, e soprattutto le possibilità di progresso sia materiale sia culturale. In questa storia ritroviamo le radici dei problemi di oggi, quelli discussi in questi sei mesi di Expo. E ci accorgiamo che l’aforisma “Noi siamo quello che mangiamo” è molto più vero di quanto immaginiamo.

 

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