intervista

Coltivare la trasformazione digitale. Intervista a Filippo Renga

L’esperienza in ambito di innovazione digitale in turismo e finanza, unita agli studi di agraria, hanno condotto Filippo Renga alla direzione dell’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano. Il focus del lavoro è la digital transformation in agricoltura, ossia l’agricoltura 4.0. L’Osservatorio Smart AgriFood ha censito recentemente 220 soluzioni offerte in Italia da più di 70 aziende, riscontrando che circa l’80% è applicabile in fase di coltivazione, mentre il 12% anche in quella di pianificazione. Inoltre il 73% delle soluzioni offerte in Italia sfrutta dati e analytics, il 57% sistemi software di elaborazione e interfaccia utente, mentre il 41% l’Internet of Things.

Il settore agroalimentare è fondamentale per il nostro Paese: le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione realizzano, infatti, un fatturato aggregato di circa 300 miliardi di euro (pari al 11,3% del Pil e al 9% sull’export) e danno lavoro a oltre 3,2 milioni di persone (più del 13% del totale). La rilevanza di questo settore non si limita ai soli dati economici: si può, infatti, sostenere che le eccellenze alimentari italiane costituiscano uno dei fattori fondanti dell’Italian Style: 1,3 milioni di imprese, con in media meno di 2,5 addetti ed un fatturato di 230.000 €/anno. Tutto questo nella consapevolezza che il mondo avrà sempre più fame – nell’arco di 30 anni il fabbisogno alimentare della popolazione mondiale crescerà del 60% – e l’innovazione digitale potrà contribuire in modo sostanziale a sfamarlo, con la sua pervasività a tutti i livelli.

Lo si legge nel rapporto Coltiva dati. Raccogli valore. La trasformazione digitale dell’agroalimentare dell’Osservatorio Smart AgriFood firmato anche da Filippo Renga che a Coltura e Cultura spiega come in Italia l’Agricoltura 4.0 abbia «un mercato di circa 100 milioni di euro, il 2,5% di quello globale. La diffusione di queste soluzioni tecnologiche è ancora limitata e oggi meno dell’1% della superficie coltivata complessiva è gestito con tali sistemi digitali, ma il trend è di forte crescita. L’innovazione digitale consente dunque alle aziende agroalimentari – indipendentemente dalle dimensioni, dalla filiera e dal prodotto – di migliorare e innovare la propria proposizione di qualità in diverse direzioni, in particolare sulla qualità di origine (51% dei casi analizzati) e la sicurezza alimentare (46%)».

Cosa vuol dire nel concreto fare agricoltura 4.0?

L’Agricoltura 4.0 è l’insieme degli strumenti tecnologici interconnessi per rendere l’agroalimentare sempre più digitale e dunque: sicura, sostenibile, produttiva, ottimizzando tempi, risorse e condizioni di lavoro lungo tutta la filiera. In pratica si tratta di applicare al lavoro agricolo soluzioni come: droni, sensori, blockchain, big data, software di elaborazione, internet of things. L’Agricoltura 4.0 è dunque applicabile in tutte le fasi produttive e avrà sempre di più un ruolo decisivo per il made in Italy, la lotta alla contraffazione e la gestione delle conseguenze dei cambiamenti climatici.

Più spazio ai giovani in questo momento di grande trasformazione?

In un settore in sviluppo lo spazio per chi vuole e sa fare cose nuove c’è sempre. Soprattutto quando l’approccio è innovativo. Rispetto al passato, quando il mondo agricolo veniva considerato dequalificante, oggi si registra un inedito riposizionamento del settore agroalimentare, anche a livello internazionale. Questo ovviamente genera appeal nelle nuove generazioni. Il concetto chiave è perciò: qualità dei prodotti e quindi dei processi. Inoltre, quando si parla di alta qualità, l’Italia è in prima fila con i prodotti IGP e DOP, e soprattutto una capacità di lavorare su dimensioni di scala che difficilmente si riscontra all’estero. Abbiamo dunque diverse marce in più. Usiamole!

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