il grano

Che ne sai tu di un campo di grano…

Lucio Battisti, uno dei più apprezzati cantautori italiani di sempre, in “Pensieri e Parole” chiedeva “Che ne sai tu di un campo di grano…”.  In effetti uno dei paesaggi più belli e tipici del nostro Paese viene spesso trascurato quando si pianificano viaggi ed escursioni, pur essendo espressione delle sue tradizioni, che si aggiungono a quelle artistiche dei nostri centri storici. Molte campagne, infatti, sono da considerarsi vero e proprio patrimonio culturale, da tutelare per il loro valore storico e per il potenziale economico per lo sviluppo locale.

Andiamo quindi alla scoperta delle coltivazioni di grano, attraversando l’Italia dalla Sicilia fino alle regioni più settentrionali.

In Sicilia la coltivazione del grano duro è più diffusa rispetto a quello tenero e si estende su circa 320.000 ha, prevalentemente nelle zone interne comprese tra Palermo, Enna e Caltanisetta. La varietà più diffusa è il Simeto seguita da Duilio, Ciccio, Mongibello e Arcangelo. Le produzioni oscillano tra 15-20 q/ha nelle zone più marginali e 60-70 q/ha nelle zone più vocate.

Anche in Calabria prevale il grano duro della varietà Simeto, con una produzione che si estende su una superficie complessiva di circa 20.000 ha, dislocata in prevalenza nella provincia di Crotone.

Il comprensorio Puglia, Basilicata, Campania e Molise è sicuramente il più importante in Italia con circa 700.000 ha coltivati a grano duro (circa 390.000 ha in Puglia, 175.000 in Basilicata, 70.000 e 60.000 in Molise)  e circa 14.000 ha a grano tenero in Campania. La varietà più coltivata è il Simeto seguito da Ciccio, Duilio, Iride e Gargano.  Le produzioni medie si aggirano sui 35 q/ha.

Nel Lazio, Toscana e Sardegna si coltivano complessivamente circa 316.000 ha di grano, dei quali pressappoco 77.000 nel Lazio (80% di grano duro, il resto di tenero), 144.000 in Toscana (80% di grano duro) e 95.000 ha di grano duro in Sardegna. Le varietà più coltivate sono: Duilio, Orobel, Iride e Colosseo tra i grani duri; Bolero, Bologna e Mieti tra quelli teneri. Le rese per ettaro raggiungono i 60 q nelle migliori zone della Toscana, con punte minime di 10 q/ha in Sardegna nelle annate particolarmente siccitose. Generalmente il grano in questo territorio viene coltivato in rotazione con altra colture.

Nel territorio compreso tra Abruzzo, Marche e Umbria, il grano è coltivato su circa 294.000 ettari, 160.000 dei quali dislocati nelle Marche, 53.000 in Abruzzo e 81.000 in Umbria, su territori prevalentemente collinari. Nelle prime due regioni prevale il grano duro, mentre in Umbria si coltiva prevalentemente il grano tenero. Le varietà più diffuse in Abruzzo sono Simeto, Duilio, Ofanto e Meridiano. Nelle Marche e in Umbria: Duilio, Svevo, Orobel, Iride, San Carlo, Rusticano e Claudio. Le produzioni oscillano tra 20-25 q/ha delle zone interne più svantaggiate e 50-60 q/ha delle zone più fertili.

L’Emilia-Romagna è una delle regioni italiane più importanti per la produzione di grano, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “granaio d’Italia”. La superficie coltivata a grano è di 200.000 ha circa su tutto il territorio regionale, con una maggiore concentrazione nelle pianure centrali (Bologna in primis, poi Ferrara, Modena e Ravenna),, dove la coltivazione avviene in maniera molto intensiva, con particolare cura per la tecnica di concimazione e difesa. Le varietà più coltivate sono Bologna, Mieti e Serio fra i teneri e Orobel, Neodur e San Carlo fra i duri. Le rese produttive sono piuttosto elevate, con una media di 65/70 q/ha, con punte massime di oltre 90 q/ha in pianura.

Nel comprensorio Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia e Piemonte, si coltivano poco più di 200.000 ha di grano, prevalentemente tenero, concentrati principalmente nel territorio lungo il corso del Po. Le varietà di grano tenero più coltivate sono Mieti, Bologna, Blasco e Aubusson; mentre tra quelle dure troviamo Neodur, Orobel  e Normanno.  Le medie produttive sono intorno a 50/55 q/ha, con punte di 80 nelle zone più vocate (pianura tortonese e vogherese) e minimi di 35-40 q nelle zone collinari.

 

Per approfondire questo argomento, leggi il capitolo “Frumento in Italia”, presente nel volume digitale “il grano” della Collana Coltura & Cultura.

 

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