la fragola

Bontà per pochi

Per moltissimo tempo, la fragola si trova solo nei boschi. Trova sicuramente posto sulle tavole dei Romani in occasione dei sontuosi banchetti in onore di Adone. Secondo la leggenda tramandataci da Ovidio, infatti, alla notizia della morte del dio, sulle guance di Venere scivolarono lacrime di dolore che giunte al suolo si trasformarono in piccoli e succosi frutti rossi a forma di cuore: le fragole.
Solo a partire dal 1300 la fragola selvatica viene “rubata” al bosco per essere coltivata nei giardini come pianta ornamentale e negli orti.
Ma se del cuore hanno la forma e il colore, dei diamanti ricordano la forma e forse anche il valore. Pochi infatti se le possono permettere. Una cronaca racconta di re Enrico VIII d’Inghilterra che nel 1530 acquista "un boccale di fragole" per dieci scellini, sicuro che se sono tanto buone, altrettanto bene devono fare alla salute. E la salute, si sa, non ha prezzo.
In Francia, invece, il Re Sole se ne serve per soddisfare meglio gli appetiti, sensuali e sessuali, suoi e delle sue dame. Durante i più privati giochi d'amore con il re, le lussuriose cortigiane gustano fragole condite con zucchero e panna.
Ma la fragola si dimostra capace di accontentare ogni tipo di inclinazione. Ben prima che fosse impiegata in camera da letto, così ne scrive Shakespeare: "Innocenza e fragranza sono i suoi nomi. Essa è cibo da fate". E se un poeta non basta, ecco un santo, anzi due: per San Giovanni Battista, incallito vegetariano, le fragole sono incomparabile dono di Dio, mentre San Francesco di Sales ne elogia la fresca innocenza e il meraviglioso sapore.
Ma quelle che gustano re, santi e poeti, sono proprio fragole?
Per scoprirlo, consulta il capitolo Aspetti storici e artistici presente nel volume "la fragola" della collana Coltura & Cultura.

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