AgriCultura: un indimenticabile Riso Amaro

Da sempre il mondo agricolo ha ispirato poeti, pittori, registi e artisti di ogni genere. Nel lontano 1949 esce 'Riso Amaro' di Giuseppe De Santis .

Insieme all'altro film, meno conosciuto, 'La Risaia', rappresenta un documento unico di un periodo storico in cui l'agricoltura era il motore di un'Italia che cresceva. Un quadro a luci e ombre di un processo di lavoro manuale poi sostituito, negli anni 60 , da una vera e propria rivoluzione industriale. Una rivoluzione che ha saputo portare il nostro paese tra i grandi del mondo.

Di grande impatto nel film le immagini della monda , del trapianto, delle gioie e dei sacrifici di un'umanità' eterogenea stretta attorno al lavoro in risaia, una delle poche sorgenti di un misero ma vitale guadagno. E come non ricordare i due grandi interpreti, entrambi icone di bellezza e bravura: da una parte la splendida Silvana Mangano , 'unforgettable' nella sua sensuale immagine di mondina nella risaia in calzoncini e t-shirt aderente e dall'altra il giovane Vittorio Gassman, affascinante e impenitente malavitoso .

All'interno di questo affresco il mondo delle mondine, quelle clandestine e quelle regolari, i primi confronti sindacali, lo spettro della disoccupazione. E ancora, le durezze del lavoro, magistralmente presentate con l' arrivo dei camion, con la vista delle camere disadorne e sporche dove vivere per quaranta giorni, e con la “triste festa d'addio”. Un quadro che ci ricorda, se mai ce ne fosse bisogno , da dove sia partito lo sviluppo del nostro paese. Sostenuto da quel fantastico motore chiamato agricoltura. Un motore che, tra alti e bassi , tra abbandoni e ritorni, si è faticosamente rinnovato, fino ai giorni nostri, con nuove tecnologie e nuova mentalità.

Un energia vitale fatta di uomini e aziende che oggi, oltre all'amore per la terra , hanno un obiettivo comune: quello della sostenibilità, una ricetta per garantire vita al pianeta e cibo per i suoi abitanti.

 

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