#Agricultura: Piccole spigolature sul carciofo

La fontana del Carciofo di Napoli è una delle fontane monumentali del capoluogo partenopeo. Fu Achille Lauro a volerne la costruzione e affidò l’incarico all’ingegnere Fedele Comiti aiutato dal Massaro. È stata costruita negli anni Cinquanta del secolo scorso ed è posta al centro dell’odierna Piazza Trieste e Trento. È composta da una vasta  vasca circolare in cui cade l’acqua che zampilla dal centro di una floreale corolla popolarmente detta “il Carciofo”


La Fontana del Carciofo a Madrid è stata  realizzata alla fine del 1700 e si trova  nel Parco del Buon Retiro, in Piazza della Repubblica di Honduras, vicino al Grande Stagno, uno dei luoghi più belli del parco. Il progetto si deve all’architetto Ventura Rodríguez e la realizzazione agli scultori Alfonso Giraldo Bergaz, Antonio Pino e Jose Rodrìguez. Esiste anche una copia dell’originale realizzata alla fine del ’900


La Fontana del Carciofo che si trova a Palazzo Pitti a Firenze è opera di Francesco Susini e Francesco Tadda. Fu collocata nel 1641 in sostituzione di un’altra fontana, detta di Giunone, su una terrazza del fabbricato che chiude il lato nord-est del cortile dell’Ammannati, esattamente sopra la Grotta di Mosè.
La fontana, dalla grande vasca ottagonale decorata con numerose statue e coronata dal carciofo in bronzo opera del Susini, domina così questa veduta e decora il punto intermedio tra palazzo e giardino. La denominazione “del Carciofo” sembra anche dovuta alla forte somiglianza con le foglie del carciofo delle decorazioni delle valve delle conchiglie con gli amorini ai lati della scalinata della fontana.


Anche se la documentazione storica la contraddice, la leggenda vuole che a far conoscere in Francia il carciofo sia stata la fiorentina Caterina de’Medici, andata in sposa ad Enrico II.
In ogni caso, la regina sembra essere stata particolarmente ghiotta di quest’ortaggio, al punto che a corte non poteva darsi un banchetto senza che fosse imbandita una piccola montagnola di carciofi. Evidentemente la sovrana ne apprezzava le proprietà digestive e l’azione benefica sul fegato, traendone giovamento nonostante le memorabili abbuffate: “si credeva di vederla scoppiare”, come tramanda un cronista dell’epoca. Anche il re Luigi XIV era un grande consumatore di carciofi.

Grazia Deledda (1871–1936) nella novella “Il tesoro degli zingari”, così descrive il carciofo:

“...
vidi gli orti già
tutti fioriti, le canne che rinascevano,
carciofi che parevano, sugli alti gambi
argentei, grandi boccioli di rose
...”


Pablo Neruda (1904 – 1973), nell’"Ode al vino ed altre odi elementari", dedica una poesia al carciofo di cui si riportano alcuni versi:
“Il carciofo dal tenero cuore
si vestì da guerriero,
ispida edificò una piccola cupola,
si mantenne all’asciutto sotto le sue squame,
...e un bel giorno, a ranghi serrati,
in grandi canestri di vimini,
marciò verso il mercato a realizzare
il suo sogno: la milizia...
ma allora arriva Maria col suo paniere,
sceglie un carciofo,... lo compra,
lo confonde nella sua borsa con un paio
di scarpe, con un cavolo e una
bottiglia di aceto finché,
entrando in cucina, lo tuffa nella pentola.
Così finisce in pace la carriera
del vegetale armato che si chiama
carciofo,
poi squama per squama spogliamo
la delizia e mangiamo la pacifica pasta
del suo cuore verde”

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