#Agricultura: il pomodoro, icona fra storia e contemporaneità

Sconosciuto agli europei fino alla metà del ’500, il pomodoro è forse l’ultimo arrivato nella lista delle piante di importanza alimentare e commerciale mondiale; il tortuoso cammino che ha portato dai primi “assaggi” di questo frutto alla sua vasta diffusione in ambito agricolo si rispecchia anche nella sua storia iconografica, che riflette le incertezze degli europei, la loro grande curiosità e le molteplici sperimentazioni di cui fu oggetto.

L'ARRIVO DEL POMODORO - La prima notizia dell’arrivo del pomodoro in Italia si trova nel trattato di Pier Andrea Mattioli, medico senese che fu archiatra dell’arciduca Ferdinando del Tirolo, figlio dell’imperatore Ferdinando d’Asburgo. Egli è autore di uno dei pilastri della storia della botanica moderna, i Discorsi sul De Materia Medica di Dioscoride, in cui non solo il testo originario è tradotto, ma anche sottoposto al vaglio attento dello studioso, emendato e integrato con la notizia di molte piante sconosciute nell’antichità: già nella prima edizione (pubblicata a Venezia nel 1544) si legge che “Portansi à tempi nostri d’un’altra spetie [di frutti] in Italia schiacciate come le mela rose, & fatte à spichi, di colore prima verdi, & come sono mature, di colore d’oro, le quali pur si mangiano nel medesimo modo”, cioè fritte con sale, olio e pepe, come i funghi, oppure secondo una ricetta di Avicenna. La prima edizione di quest’opera non era illustrata, e solo nelle edizioni successive agli anni ’50, quando essa è stata nel frattempo tradotta in latino e notevolmente ampliata, si cominciano a trovare immagini del pomodoro.

L'ESPANSIONE DEL POMODORO - Nella seconda metà dell’800 è già cominciato il cammino di enorme espansione della coltura del pomodoro; nei primi anni del secolo erano state anche messe a punto le prime tecniche di conservazione, che daranno il via allo sviluppo dell’industria conserviera. A queste due grandi innovazioni, destinate a trasformare irreversibilmente le abitudini alimentari degli europei, si accompagna anche il grande sviluppo dell’industria di selezione delle sementi: il cartellone pubblicitario di una casa americana di sementi, la A&M, esibisce in primo piano proprio un pomodoro di rispettabile dimensione, maturo, perfetto nelle forme, apparentemente appena scivolato fuori da un cesto contenente un ricco assortimento di primizie. La felice sintesi tra arti figurative e prima stagione dello sviluppo industriale ha uno dei suoi più celebri interpreti in Leonetto Cappiello, grandissimo cartellonista italiano vissuto tra la fine dell’800 e la prima metà del ’900. Egli è l’autore di un manifesto pubblicitario per una società francese di conserve di pomodoro, in cui si ritrova la presenza di un personaggio (la figura femminile in atto di danzare) non strettamente attinente al prodotto reclamizzato, ma inteso a creare un’immagine-marchio ben riconoscibile, secondo una tipologia elaborata da Cappiello stesso e intesa a privilegiare l’efficacia comunicativa dell’immagine rispetto all’accentuazione dei valori meramente decorativi che era tipica delle affiche di inizio secolo. In questo stesso periodo, la diffusione della pianta e il suo ingresso stabile nell’alimentazione lo rendono un soggetto più alla portata anche per molti artisti, ed è infatti a cavallo tra ’800 e ’900 che il pomodoro ricompare in alcune significative nature morte di artisti europei come Mafai, Soutine o Kokoschka.

  

LO STRAORDINARIO SUCCESSO DEL POMODORO - E proprio lo straordinario successo del pomodoro nella cultura moderna, oltre che in campo agricolo, economico e alimentare, è degnamente celebrato nella famosissima serie di immagini realizzate da Andy Warhol prendendo come soggetto la lattina della zuppa di pomodoro Campbell’s: vera icona dei tempi moderni! (di Margherita Zalum Cardon)

UNA STORIA SUL POMODORO - Se penso a come e quando ho conosciuto il pomodoro, a parte la canzone di Rita Pavone, e cioè la sigla di Giamburrasca con musica di Nino Rota, i miei ricordi vanno indietro a metà degli anni ’70, avevo otto anni circa e a fine estate, per una settimana circa, ci trasferivamo da alcuni parenti. In campagna. Per fare le conserve. Una volta Alberto Moravia, commentando la vittoria agli Oscar di Nuovo Cinema Paradiso, sostenne che quel film aveva vinto proprio per il pomodoro. Nuovo Cinema Paradiso offriva agli stranieri l’immagine dell’Italia che loro stessi più amano vedere: piazze siciliane preparate per seccare i pomodori al sole, uomini e donne che si danno da fare per preparare le conserve in casa. L’italiano rappresentato da quel film, secondo Moravia, apparteneva a una tribù antica che nel tempo non si era modificata. (di Antonio Pascale).

Le altre puntate di Agricultura: Piccole spigolature sul carciofo; Insalata, il cibo degli antichi; Il carciofo, spinoso, afrodisiaco, re dell'orto; La mela, vittima innocente del peccato originale 

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