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Agricoltura Smart: CRISPR sfamerà il pianeta

Non ci sarà abbastanza terra per nutrire l’intero pianeta se il ritmo di produzione rimane quello attuale: questo lo sappiamo da tempo ma la novità è che, come mostra l’ultimo report del IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change), il clima verrà seriamente compromesso. Sì perché il settore agricolo è il maggior responsabile dei cambiamenti climatici ma senza di esso moriremmo tutti di fame.

 

Che fare allora? Quali sono le soluzioni a nostra disposizione?

È necessario trovare un modo per produrre le stesse quantità se non di più di quelle attuali ma con meno terra a disposizione e questo potrebbe essere fatto grazie a CRISPR/Cas9 (pronunciato crisper), un intervento di precisione che permette di correggere una specifica sequenza di DNA attraverso delle proteine della classe delle nucleasi, capaci di tagliare il DNA nel punto specifico individuato. Si tratta quindi di editing del genoma con una precisione altissima che potrebbe rendere le piante più resistenti a futuri stress senza modificarne le qualità nutrizionali. CRISPR inoltre è in grado di agire su più geni contemporaneamente, necessario quando si lavora su piante poliploidi, e può anche operare cambiamenti minimi, consentendo di preservare le caratteristiche qualitative.

Le preoccupazioni maggiori rimangono quelle di legislatori e consumatori in termini di sicurezza alimentare, da una parte come regolare da un punto di vista normativo questa nuova tecnologia e dall’altro come garantire al consumatore l’assenza di rischi.

È ancora presto per stabilire e capire l’impatto che CRISPR può avere ma di sicuro il potenziale è enorme come grandi però sono gli ostacoli da un punto di vista di opinione pubblica, viste le incertezze che al momento presenta.

Gli scienziati spiegano che il solo miglioramento genetico non potrà fare la differenza, considerando la portata del problema. Serviranno politiche in grado di supportare gli agricoltori ed incentivarli a cambiare metodo di produzione verso sistemi più sostenibili ed allo stesso tempo spingere i consumatori a sprecare meno e consumare in modo più responsabile.

 

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