l'uva da tavola
Invito alla lettura
di Federico Castellucci
Direttore Generale dell’OIV
Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino
È certamente un onore avere l’incarico di fare la presentazione di questo volume, e questo
per la grande qualità e l’accessibilità, pur nell’alto livello scientifico dell’opera, di tutta la collana
Coltura & Cultura che Bayer CropScience ha avuto il grande merito e la lungimiranza di
voler dare alle stampe e far progredire; merito anche della costanza e del grande entusiasmo
dell’amico Renzo Angelini.
Poter essere poi il “presentatore” di tanti Autori, tutti di alto rilievo scientifico, moltissimi dei
quali contribuiscono, quali Esperti delle rispettive Delegazioni nazionali, ai lavori della Organizzazione
Internazionale della Vigna e del Vino (OIV), è per me motivo di orgoglio, ma anche un
po’ di metus reverentialis nei confronti dei molti eccellenti scienziati e tecnici che hanno contribuito
all’opera: la profonda amicizia, in alcuni casi ultradecennale, che mi lega a molti di loro, mi
fa comunque sentire più a mio agio in questo compito.
Ma oltre che un onore, per le ragioni suddette, poter stilare questa presentazione è per me un
grande piacere. Davvero. La Sottocommissione “Uve da tavola, uve secche e prodotti non fermentati
della vite” è infatti una delle ultime nate all’OIV (prima si operava a livello di Gruppo di
Esperti), nella quale io ho sempre molto creduto. Dobbiamo certo molto all’opera del suo Presidente
uscente, Donato Antonacci, se la Commissione è cresciuta scientificamente così in fretta
e il numero degli interventi è aumentato in maniera quasi esponenziale! Alla riunione di marzo
2009 (tenutasi oltretutto, per ragioni organizzative, di sabato) erano presenti attivamente Rappresentanti
di quindici nazioni dei cinque continenti! Il testimone passa ora al nuovo Presidente
della Sottocommissione Luis Peres de Sousa, mentre il timone della Segreteria Scientifica resta
nelle mani esperte di Ahmet Altindisli: il tutto ci lascia le migliori aspettative.
Grazie quindi a Bayer CropScience e agli amici scienziati per aver voluto ampliare il campo
anche a questo settore che permette, tra l’altro, di mantenere e intensificare un dialogo e uno
scambio scientifico culturale con tutta una serie di Paesi che, pur avendo una cultura viticola
a volte anche ultramillenaria, si erano un poco allontanati dal settore, avendo abbandonato o
fortemente diminuito l’interesse nel settore vinicolo per ragioni storiche o religiose.
Ma l’OIV è l’Organizzazione della Vigna, prima di tutto, e poi del Vino, ovviamente. Benvenuta
quindi un’iniziativa come questa che, al di là degli indubbi meriti e della qualità della divulgazione
scientifica, serve anche a rinsaldare legami e a consolidare dei ponti storici e culturali con
quelle realtà che, specie intorno al bacino del Mediterraneo, hanno praticamente visto nascere
questa nostra realtà vitivinicola, all’evoluzione della quale tutti gli altri Stati del Nuovo e Vecchio
Mondo continuano a collaborare con grande entusiasmo e professionalità, ciascuno nella sua
affascinante specificità. Grazie a tutti!
Dato poi che il primo obiettivo dell’OIV è “indicare ai propri Membri le misure atte a tener conto
delle esigenze dei produttori, dei consumatori e degli altri operatori del settore vitivinicolo”, mi
sono permesso di fornire ai curatori del volume una serie di tabelle di documenti statistici che
sono il frutto del lavoro di tutta l’équipe del Servizio Statistiche dell’OIV, guidato da Victor Magalhaes,
che da molti anni si impegna con grande professionalità e con grande spirito di sacrificio
e abnegazione, visti i tempi spesso ristretti e, a volte, la frammentarietà e la disomogeneità
della fornitura dei dati che è costretto a elaborare.
Dal grande numero dei Paesi considerati nei documenti ci si può bene rendere conto di come
la coltivazione e il consumo dell’uva da tavola (che poi venga consumata fresca, appassita o
come succo poco importa) siano davvero capillarmente diffusi a livello mondiale e abbiano
contribuito (e continuano a contribuire) non solo all’alimentazione, ma anche alla cultura e al
modo di vivere di tutti i continenti.
