il mais

Mais o granoturco: tra origine e mito

Tra i più grandi cereali al mondo, il mais, primeggia oggi per produzione totale e resa agricola unitaria, continuando ad essere fonte di cibo per i paesi in via di sviluppo. In Italia la coltivazione di questa pianta erbacea ha raggiunto, nei primi anni del ‘900, una superficie di due milioni di ettari e una produzione totale di due milioni di tonnellate, oggi aumentata di ben cinque volte. Anche a livello mondiale il granturco è il cereale più prodotto, soprattutto negli Stati Uniti che producono circa il 40% del raccolto mondiale.

Origini del mais

Il mais (Zea mays L.) fa parte della grande famiglia delle Poaceae (Gramineae) e della sottofamiglia Maydeae. La parola deriva da Zea che in greco significa “vivere” e mays, riconducibile alla parola indiana mahiz o marisi che vuol dire “pane di vita”. Le origini di questo alimento sono antichissime. In base a reperti fossili si pensa che questo gruppo derivi da un ancestrale comune di 55-70 milioni di anni fa, epoca vicina alla fine del regno dei dinosauri.

Il mais è stato probabilmente “addomesticato” per la prima volta in Messico circa 7.000-9.000 anni fa, da qui razze molto primitive si diffusero in Centro e Sudamerica e in seguito anche in Nordamerica. Ne sono testimonianza i granuli di polline, recuperati dai depositi lacustri del Messico e datati 80.000 a.C., che attestano la presenza degli antenati di questo prodotto in epoca pre-agricola. La specie Zea mays L. è nota in Italia da 500 anni come formentone, granturco o melinga  e comprende numerose forme coltivate, grazie ad un lungo processo evolutivo che, negli ultimi 7.000-10.000 anni, l’uomo ha potuto orientare e manovrare  in funzione degli specifici ambienti e delle diverse esigenze culturali.

Le prime notizie ufficiali di coltivazioni di granturco però, arrivano grazie al diario di bordo di Cristoforo Colombo consegnato ai Reali di Spagna. Secondo questo documento, andato poi disperso e pervenuto nelle versioni di Bartolomé de las Casas e Ferdinando Colombo, nel 1492 vicino all’isola Fernandina l’Ammiraglio prelevò molti campioni di semi di mais, all’epoca sconosciuti, per poi portarli ai Reali di Spagna. Da qui esemplari di granturco giunsero dal Nuovo Mondo in Portogallo, in Spagna, alla Sede Pontificia in Roma e di lì ai principi italiani progressisti. Il ruolo dell’Italia nella diffusione del mais in Europa fu di grande rilievo, sviluppando una rete commerciale che ebbe come centro i porti italiani e che influenzò direttamente il processo di diffusione del cereale.

Miti sul granoturco

Attorno a questo alimento esistono miti antichi e complessi, molti di questi legati alla tradizione orale delle civiltà Mesoamericane. Uno dei più diffusi racconta di una volpe che seguendo una formica, scopre un deposito di mais all’interno di una montagna, se ne nutre e in seguito tradisce con flatulenze la presenza di questo meraviglioso cibo. Per la tradizione Maya invece (ripresa anche dagli Aztechi) gli esseri umani, nella loro ultima e più perfetta incarnazione, sono stati creati a partire da un impasto di mais. Gli ”uomini di mais” sono quindi la miglior creatura possibile e il mais il miglior cibo possibile.

Secondo la cultura Mesoamericana quindi, la civiltà nasce con l’agricoltura e la coltivazione del mais. In questa cosmogonia dove la creazione e l’ordinamento del mondo, l’inizio del tempo, l’origine degli esseri umani, la nascita della agricoltura, le scienze e le arti erano contemporanee, il dio del mais rappresentava la divinità più importante. Il mais e la sua coltivazione quindi, sono stati il perno della vita di quasi tutti i popoli Amerindi, che consideravano l’umanità come una creazione stessa del mais.

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