interviste

"L'agricoltura è in crisi, la risposta è la sostenibilità"

Luigi Fenati è il presidente della Fondazione Navarra, un ente morale che nasce per volere dei fratelli Gustavo e Severino Navarra, grandi proprietari terrieri originari di Gualdo (Ferrara), vissuti tra la fine del ‘800 e inizio del ‘900. La Fondazione rappresenta ad oggi un importante punto di riferimento per l'Istituto Tecnico Agrario F.lli Navarra e per gli imprenditori agricoli del Nord-Est d'Italia proprio per il contributo che si propone di fornire al rilancio dell'economia del settore agroalimentare attraverso la ricerca, le innovazioni e le sperimentazioni e il trasferimento delle conoscenze attraverso le prove in campo. La redazione di Coltura e Cultura ha parlato con lui di come la ricerca e l'innovazione possono dare risposte a problemi globali. 

Una ricerca dell'Università di Oxford afferma che la scarsità di cibo porterà oltre 500 mila morti entro il 2050. A fronte di una minaccia così importante, cosa può fare l'agricoltura?

Bisogna impegnarsi come ci stiamo impegnando adesso. Purtroppo l'agricoltura è in crisi, la stanno facendo sparire. È chiaro che noi produttori cerchiamo di produrre al meglio, per sopravvivere. Abbiamo produzioni superiori grazie alle innovazioni genetiche, ma siamo a soglie per cui più di tanto non si può fare. L'unica risposta è mettere a coltivazione nuove aree, e parlo da agricoltore. Stanno crescendo paesi americani, paesi dell'est, ci sono nuove aree in cui si incrementeranno produzione come in Kazakistan 40 quintali di grano per ettaro. Con nuove tecniche si possono far crescere le coltivazioni. Io direi che grazie all'innovazione e alla ricerca si può migliorare la produttività in aree meno avvantaggiate.

Non trascurando la sostenibilità. 

Sicuramente. Purtroppo si gioca allo stesso gioco ma con regole diverse: per la mentalità italiana, l'ogm non è sostenibile. Va bene parlare di sostenibilità, ma ne parliamo noi, qui, in Italia. In Sudamerica non so se parlano di sostenibilità quando abbattono le foreste per piantare canna da zucchero e soia. Certamente on possiamo distruggere la terra, ma credo che la sostenibilità in certe zone sia sconosciuta. Come agricoltore italiano credo nella sostenibiltà

Coltivare dev'essere sostenibile anche per il produttore

Ci vogliono accordi internazionali. Faccio un esempio: a settembre 2015, a Ravenna è stata trovata una nave da 22 mila tonnellate di mais con un valore di diossina 10 volte superiore a quanto ammesso in italia. In quei paesi essicano il mais che viene raccolto a fiamma diretta. Mentre noi abbiamo gli essiccatori a flusso di calore, lì bruciano tutto a calore diretto. Il concetto di sostenibilità non è uniforme. Non ho idea di come fare per dare regole comuni ai produttori. L'agricoltura è il settore dell'economia più povero che un Paese possa sviluppare. Se un Paese vuole incrementare fatturato inizia con agricoltura ma alcuni di questi sono all'abbandono, non hanno regole. Basti pensare che il grano di chernobil è stato macinato in Italia.

Come mai ha affermato che l'agricoltura è in crisi?

Ho un amico segue un'azienda in Romania: consegna il grano che dal Danubio arriva in nave a Ravenna per 20/25 centesimi a quintale. Io, per trasportare il mio grano per 10 chilometri, ne spendo 60/65. Nonostante la sensibilità dei consumatori c'è un mondo che preme per importare nei mercati. L'Australia, che era una forte fornitrice di grano nel nordafrica, adesso è stata buttata fuori dal Kazakistan. Agricoltura è in crisi perché il grano non si vende, il mais non ne parliamo, lo zucchero è in crisi. Abbiamo tutti questi fattori di costo che sono svantaggiosissimi.

Gli investimenti in ricerca e innovazione possono essere un fattore per migliorare la produzione e la qualità, al fine di competere con altri mercati?

La ricerca e innovazione possono essere un ausilio sicuro, ma non so neanche più su cosa. Ci sono tecniche a basso impatto, se n'è fatto di tutti i colori per ridurre i costi. Purtroppo i prezzi di vendita sono bassi e i costi hanno una forte incidenza. 

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