la patata

La patata – perché il “cibo dei poveri”?

La diffusione e le origini della patata sono molto antiche e risalgono a più di settemila anni fa.  Questo alimento originario del Centro -Sud America, più precisamente della regione delle Ande dalla Colombia al Cile, rappresenta ad oggi la quarta coltura del mondo per estensione, dopo grano, riso e mais.

 

Origini della patata

Introdotta in Europa nella seconda metà del XVI secolo, la patata rappresenta una coltura molto importante per l’alimentazione umana. All’inizio però il suo utilizzo alimentare non fu semplice, per la diffidenza che esisteva all’epoca nei confronti di ciò che cresceva sottoterra, si arrivò a credere che il suo consumo diffondesse delle malattie, in particolare la lebbra. Ad enfatizzare i racconti popolari negativi sulla patata, arrivò anche la decisione di costringere i galeotti e i soldati ad alimentarsi di questo alimento, non considerandolo perciò in alcun modo cibo di qualità.

Tra le colture nuove scoperte da Cristoforo Colombo e portate dalle Americhe al Vecchio Mondo, ci fu infatti anche la patata, che giunse in Europa come “cibo degli schiavi”. Questo alimento veniva utilizzato infatti per nutrire gli schiavi provenienti dall’Africa che giungevano nelle colonie europee sulle tumbeiros (tombe), navi utilizzate per trasportare numerosi uomini per lunghi percorsi verso l’altra parte del mondo.

Nel Cinquecento la coltura si diffonde, non per scopi alimentari, nella maggior parte dei paesi europei, compresa l’Italia, dove arriva nel 1564-1565 importata dalla Spagna.  Nel Seicento la patata veniva coltivata in Francia solo per scopi scientifici e il suo ingresso in cucina si deve all’opera dell’agronomo Antoine Augustin Parmentier. Fu lui ribattezzato “inventore della patata da tavola”, a indurre i contadini a coltivare questo alimento e a utilizzarlo per cibarsi, con uno stratagemma che si rivelò geniale. Parmentier fece sorvegliare i campi di patata in modo evidente, spargendo la voce che si trattava di una coltivazione speciale destinata al re, di notte invece fece lasciare le coltivazioni sguarnite in modo da favorire i furti da parte dei contadini, incuriositi e ingolositi dalla nuova fonte di guadagno. Da qui la patata arrivò categoricamente sulle tavole francesi e non solo.

A rivalutare la patata come cibo in Italia furono per primi i frati carmelitani scalzi che per gli ospizi e gli ospedali, la adottarono al posto dei cereali per le sue qualità nutrizionali, la sua versatilità agronomica e per la maggiore resa produttiva.  Questo alimento divenne ben presto, attorno a metà dell’Ottocento, la principale fonte di sostentamento per le popolazioni rurali e venne ribattezzato impropriamente forse come “cibo dei poveri”.

 

La coltura della patata oggi

Ad oggi si può dire che la patata è stata profondamente rivalutata, essendo a basso contenuto calorico, ricco di carboidrati, privo di grassi e colesterolo, ma con un buon apporto di fibre, vitamine e minerali. Arrivando ad essere per il nostro paese, dopo il pomodoro, la coltura più diffusa. La patata è stata adottata a pieno titolo anche in Europa, pur mantenendo ancora numerosi margini di miglioramento nella produzione, nelle varie destinazioni alimentari, nei contenuti nutritivi specifici e nei principi farmacologici. Molti di questi miglioramenti sono legati all’innovazione, alla ricerca e allo sviluppo, che possono aprire la strada alla differenziazione della patata a seconda del suo utilizzo.

 

Curiosità  

“Il terreno di gioco è come un campo di patate”. Quante volte abbiamo sentito questa frase durante una partita di calcio? Questa però non sarebbe del tutto corretta. La patata resta uno dei prodotti più diffusi nel nostro paese e i campi coltivati (circa ottantuno mila ettari) che si trovano in diverse regioni italiane sono, diversamente da come si immagina, molto belli da vedere e non hanno nulla a che fare con alcuni indecenti e “zollosi” campi di calcio ai quali sono immotivatamente paragonati.

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