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#IlCampoDelleIdee - L'economia circolare di Rethink

Rethink - Sustainable Solutions (www.rethink.srl) è una società di ingegneria e consulenza tecnica che vuole favorire il passaggio ad un modello di economia circolare, dal design di nuovi prodotti allo sviluppo di nuovi modelli di business, da nuovi modi di trasformare gli scarti in una risorsa a nuovi modelli di consumo. “Per raggiungere questo obiettivo – dice Stefano Esposito, ingegnere e cofondatore di Rethink - progettiamo soluzioni innovative in campo energetico ed ambientale, con l’integrazione dei nuovi canali digitali”.

Che cosa intendete per economia circolare?

Il modello dell’Economia Circolare si contrappone all’attuale modello di crescita “prendi-produci-consuma e butta”, che si affida sulla disponibilità di ingenti risorse facilmente accessibili ed è sempre meno adatto alla realtà in cui viviamo. L’Economia Circolare prende spunto dall’analisi degli ecosistemi, che si dimostrano essere adattabili e resilienti. Si fonda su pochi, semplici principi tra cui l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili, l’eliminazione del concetto di rifiuto, l’approccio sistemico.

Dal punto di vista dell'agricoltura, quali sono le soluzioni sostenibili più adatte per innovare il settore?

Il settore agricolo sta profondamente cambiando grazie alla tecnologia. Gli agricoltori potranno accedere sempre più facilmente ad incredibili quantità di dati su tutto ciò che li circonda, dal momento della semina a quello della raccolta e vendita. L’analisi di questi dati gli permetterà di ottimizzare le operazioni e non sprecare risorse. La vera sfida è riuscire ad introdurre queste innovazioni anche nelle piccole aziende.

Quanto è importante riuscire a innovare in un settore così tradizionale come l'agricoltura?

L’agricoltura svolge chiaramente un ruolo cardine per la sopravvivenza della nostra specie: ci riempie le tavole, ma è anche tra le principali cause del riscaldamento globale. Le attività agricole usano il 40% della terra del nostro pianeta e sono responsabili del 70% del consumo d’acqua globale. Tra il 30 e il 50% di tutto il cibo prodotto nel mondo diventa rifiuto prima che le persone possano consumarlo. Ogni anno, a causa dell’agricoltura intensiva, si perdono a livello globale 5-10 ettari di terra arabile. Innovare in questo settore significa quindi trovare delle soluzioni a problemi globali.

Cos'è il progetto InSymbio?

InSymbio (www.insymbio.com) è un marketplace digitale B2B per lo scambio di biomasse, residui e scarti agricoli, che vuole aiutare le aziende del settore agricolo e forestale a risolvere il problema degli scarti e dell’invenduto, creando sinergie con il settore industriale della BioEconomia (produzione di bioplastiche, mangimi, enzimi, bioenergie, combustibili, ecc.), al fine di razionalizzare ed ottimizzare la loro filiera di approvvigionamento. Le aziende possono iscriversi sulla piattaforma e caricare le loro offerte o richieste di biomasse, scarti o residui agricoli. Una notifica le avverte in caso di opportunità di matching con altre aziende. La piattaforma funziona anche da aggregatore di dati relativi alle materie scambiate, per capirne prezzi e trends. Inoltre, grazie ai nostri indici ambientali, le aziende possono mostrare ai propri clienti il loro impegno verso la riduzione dei rifiuti ed aumentare il proprio rating all’interno di programmi di finanziamento come i Piani di Sviluppo Rurale.

State lavorando con le piccole imprese agricole. Trovate che ci sia una più o meno forte resistenza alle nuove tecnologie e i nuovi processi?

Non è sicuramente facile introdurre nuovi processi nelle piccole imprese agricole, ma gli imprenditori sono sempre più ricettivi ed attenti alle nuove tecnologie, perché iniziano a rendersi conto che soltanto in questo modo possono sopravvivere in un settore sempre più competitivo. Purtroppo, la situazione non è rosea: ad esempio, secondo dati ISTAT, soltanto il 3% delle aziende agricole in Italia possiede un sito web.

Grazie alla vostra attività siete stati invitati allo Slush di Helsinki. Com'è andata, cosa avete portato e cosa avete appreso?

Slush è un evento incredibile che è cresciuto in pochi anni fino a diventare il più importante evento a livello europeo in ambito tecnologico. E’ stata un’esperienza bellissima, che ci ha permesso di incontrare imprenditori da tutta Europa e vivere qualche giorno nel “futuro”. Purtroppo, l’impressione che ho avuto è che l’Italia sia ancora molto indietro rispetto al resto d’Europa: per esempio, un dato che mi ha colpito è stato che, su oltre quindicimila investitori presenti, gli italiani erano soltanto quattro.

Come riuscite a immaginare il lavoro di un imprenditore agricolo da qui a 10 o 20 anni?

Sarà sempre più lontano dallo stereotipo del contadino che ara la terra. Tutto sarà automatizzato ed ogni decisione sarà presa analizzando grandi moli di dati, per ottimizzare i raccolti e le risorse. Soltanto in questo modo l’agricoltura potrà vincere la sfida di sfamare i 9 miliardi di persone che abiteranno la terra entro il 2050.

 

 

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