la vite e il vino

Il vino da... museo

Illustrare in un museo, in maniera efficace, scientificamente e storicamente corretta ed esteticamente piacevole, la vite e il vino nelle varie loro manifestazioni, nel succedersi delle epoche storiche, i diversi modi di vendemmiare, pigiare, torchiare l’uva e poi le vinacce; la fermentazione del mosto, i vasi vinari, i tipi di vino più famosi… è un’arte e delle più raffinate. L’Italia, grazie anche all’iniziativa di alcune grandi case vinicole, possiede il vanto di diversi musei della vite e del vino, alcuni assai pregevoli per i pezzi conservati e per la ricchezza dei mezzi espositivi. La Guida ai Musei Etnografici della Olscki ne segnala più di una trentina.

I musei del vino

Tra questi, particolarmente significativi sono quelli di Monte Sant’Angelo (Foggia), San Floriano del Collio (Gorizia), Radda in Chianti (Firenze), Caldaro (Bolzano), Capriolo (Brescia). Una ricca documentazione iconografica che parte dall’antico Egitto per giungere ai Mesi del Breviario Borromeo e ai Tacuina Sanitatis è presente nel Museo di Storia dell’Agricoltura di Sant’Angelo Lodigiano. Pubblicizzato più di recente, ma eccellente esempio di un museo realizzato da un’antica famiglia di viticoltori è quello degli Schweiggl di Cortaccia. Nell’area della comunità locale, essi hanno reperito ed esposto microstrumenti di selce risalenti al Mesolitico, poi attrezzi dell’Età dei metalli, persino vomeri. Ricca la documentazione di Età romana. La storia del territorio si identificò con quella della famiglia e della comunità locale (qui vige tra tradizione del maso chiuso) e in questo modo si assiste al progressivo prevalere della viticoltura, con un ricco corredo di attrezzi da coltivazione e da cantina, nel loro contesto culturale, in particolare religioso.

I primi musei

Ma uno dei primi e più importanti musei specifici della vitivinicoltura sorti in Italia e illustrati nella Guida Olscki è quello di Pessione (Torino), realizzato dalla Martini e Rossi. Oltre a un’organica illustrazione della viticoltura e della vinificazione piemontese, con l’esposizione di importanti torchi a trave per la pigiatura e di caratteristici carri per il trasporto dell’uva o del mosto, vi si vedono dolia e seriae romane del II secolo a.C., ma non mancano preziosi esemplari di ceramica greca ed etrusca. Gareggia con questo Museo quello della Fondazione Lungarotti di Torgiano, in Umbria, pure illustrato nella Guida Olscki. Fondato nel 1974 dai coniugi Lungarotti, a sostegno culturale dell’economia della zona, famosa anche all’estero per i vini pregiati che produce, è certamente straordinario sia per i pezzi archeologici esposti, sia per l’organicità della struttura, sia per il raffinato gusto estetico dell’allestimento. Il Museo si apre con il richiamo alle origini medio-orientali della vitivinicoltura. Preziosa la brocca da vino del III millennio a.C., proveniente dall’Anatolia centroorientale, alla quale si accompagnano in sequenza pezzi elladici, greci, etruschi, romani e così avanti sino all’epoca attuale. Bella anche la raccolta di prodotti ceramici locali rinascimentali e seicenteschi.

 

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