intervista

Giovani agricoltori (Anga): il rilancio futuro

 

Il mondo dell’agricoltura italiana, da anni messo a dura prova da burocrazia, volatilità dei prezzi e importazione estere, cerca di guardare avanti e di pensare al futuro. Traghettatori di questo cambiamento, necessario per il comparto agricolo, potrebbero essere i giovani imprenditori, armati di innovazione, tecnologia  e di attenzione verso la qualità dei prodotti. Ci spiega come Raffaele Maiorano, dal 2013 Presidente di Anga, l'Associazione Nazionale dei Giovani imprenditori Agricoli di Confagricoltura.

 

Come si è avvicinato al mondo dell’agricoltura e quali sono state le difficoltà e le soddisfazioni?

Io vengo da studi economici e nella vita, prima di entrare in questo mondo, facevo il giornalista. Entrambi i miei genitori sono imprenditori agricoli e ad un certo punto ho capito che questa era un’attività che poteva piacermi molto, è stato allora che ho cominciato a inserirmi nella parte olivicola dell’azienda di famiglia. Le soddisfazioni sono molte, come quella di aver creato un marchio per l’olio nuovo e di aver prodotto due blend (miscelazioni di oli estratti da diverse varietà di olive) di altissimo pregio, rimettendo in sesto l’azienda olivicola che esisteva, con una serie di operazioni culturali e agronomiche. Le difficoltà sono quelle che ho ancor oggi, la burocrazia, la volatilità dei prezzi, i mercati esteri che invadono quello italiano, non seguendo però gli stessi standard dei nostri prodotti, creando così una concorrenza  non corretta.

 

Queste sono le difficoltà che incontrano oggi i giovani agricoltori dell’Anga che si avvicinano a questo mondo?

Si certo, sono gli stessi problemi che oggi proviamo ad affrontare anche con Confagricoltura e con Anga, ad esempio sul  piano della qualità certificata, sul piano della filiera, sulla capacità di saper fare delle campagne di marketing, di branding e di packaging. Tutto questo per migliorare l’offerta e la vendita del prodotto anche in termini aziendali. Come giovani di Confagricoltura e della nostra associazione Anga, cerchiamo di fare corsi di formazione, eventi e workshop proprio sulla valorizzazione e sulla qualità all’interno della filiera.

 

Conferma i dati che vedono l’aumento del 6% dei giovani imprenditori agricoli nel 2017?

Questi sono dati che abbiamo avuto anche noi dell’Anga.  All’interno dell’associazione effettivamente abbiamo riscontrato una crescita degli iscritti, con un’età media sempre più bassa e questo ci fa molto piacere. Non so se questo sia dovuto al fatto che stiamo lavorando bene o anche ad alcune politiche che funzionano, come quella del Primo insediamento agricolo.

 

Si riferisce ad Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) che recentemente ha dato il via libera al bando 2018 per il Primo insediamento in agricoltura, con una dotazione finanziaria 70 milioni di euro?

Si non solo Ismea ma anche il  PSR (Piano sviluppo rurale). In Italia ogni regione ha il suo piano di sviluppo rurale, quindi ci sono regioni più veloci e altre più lente, in questo modo però si crea una concorrenza sleale indiretta, l’agricoltore che viene da una regione più efficiente  sarà chiaramente più agevolato. Per questo da anni noi come Anga chiediamo un solo PSR a livello nazionale. Queste agevolazioni che prevedono una cifra di sostegno a fondo perduto, che va dai 30 ai 70 mila euro, da sole non bastano e se non si ha già un’azienda dentro cui insediarsi. L’accesso alla terra e l’accesso al credito per un giovane sono stati e sono tutt’ora i grandi problemi.

 

Secondo il rapporto della  Corte dei Conti 2017 circa il 60% dei giovani agricoltori europei ha difficoltà ad acquistare o affittare i terreni, quali sono le reali problematiche?

Iniziare oggi un’attività agricola ex novo è molto complesso, è vero che c’è un ritorno alla terra, ma quasi tutti quelli che lo fanno, hanno alle spalle un nonno o un padre che aveva l’attività e quindi il                  terreno, le macchine, gli impianti, le stalle e tutto quello che serve. Per aiutare realmente i giovani non basta il primo insediamento, ma bisognerebbe accompagnarli in tutto il percorso  anche dopo i                  primi anni, altrimenti risulta difficile mantenere quello che è stato avviato. L’ideale sarebbe intraprendere un’attività e poter avere una valorizzazione di quello che si produce, salvaguardando in questo                modo il nostro Made in Italy e la nostra qualità.

 

In questo scenario innovazione e nuove tecnologie quanto possono aiutare in campo agricolo?

Le nuove tecnologie aiutano molto oggi per fare prodotti di qualità, ad esempio per le misurazioni, la sensoristica, le analisi in tempo reale e anche nel controllo di gestione aziendale. Importante poi è l’innovazione nella comunicazione, l’ utilizzo dei social network, dei nuovi canali e dell’e-commerce. Da anni parliamo del passaggio ideale dall’agricoltore all’imprenditore agricolo, oggi non è più sufficiente avere solo il pezzo di terra, ma bisogna unire alle capacità agronomiche, anche nozioni di tecnologia e di innovazione per avere altri skills.

 

Quali sono le richieste in campo agricolo che vorreste fare al futuro Governo?

Per prima cosa chiarezza e sburocratizzazione nelle operazioni quotidiane, va bene rispettare controlli, ma serve la giusta trasparenza. Servono poi delle politiche che effettivamente sostengano l’azienda agricola in tutto il suo percorso, con un sistema di piano di sviluppo rurale che sia omogeneo e effettivamente utilizzabile, con risposte veloci ed efficaci. In questa fase in cui vogliamo una produzione di qualità nazionale, che sia anche sostenibile da un punto di vista economico, ambientale e sociale, bisognerebbe far sì che anche i nostri competitor europei ed extra europei, abbiano il nostro stesso tipo di approccio. Va bene importare i prodotti dall’estero ma le regole devono essere le stesse.

 

Perché un giovane, vista la situazione, dovrebbe ancora aver la voglia di entrare nel mondo dell’agricoltura?

In una situazione complessa come quella che stiamo vivendo adesso, fare l’agricoltore è difficile, è chiaro però che dà anche grandissime soddisfazioni perché questo è un lavoro che ti permette di valorizzare i propri sforzi. L’agricoltura è il settore primario che forse è stato “il più secondario di tutti” fino a qualche tempo fa, ma che ora sta tornado ad essere una colonna portante dell’economia del nostro Paese, insieme alla cultura e al turismo. Possiamo essere quindi veri protagonisti di un rilancio nazionale ed europeo e l’agricoltura, se fatta in un certo modo, può contribuire a dei cambiamenti importanti per la nostra società.

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