il pomodoro

Dal tomate al pomo d’oro: la seconda vita del pomodoro

Al porto di Siviglia, porta della Spagna verso le nuove colonie americane, arrivano sfortunatamente sia piante addomesticate sia piante selvatiche, quindi ancora nocive. Da qui il sospetto che avrebbe accompagnato il pomodoro per i suoi primi due secoli in Europa, perché i botanici ne sconsigliano il consumo considerandolo dannoso per la salute, quando non un vero e proprio cibo delle streghe (sempre a causa della famosa solanina). Questo non impedisce tuttavia al pomodoro di intraprendere una brillante carriera come pianta ornamentale. Sir Walter Raleigh ne dona una piantina alla regina d’Inghilterra Elisabetta I. Gli inglesi se lo scambiano come love apple, i francesi come pomme d’amour, i tedeschi come Libesapfel, i siciliani come puma d’amuri, gli austriaci come paradiser.
Da Siviglia intanto, dove il tomatl è diventato tomate, la pianta giunge presto nel vicereame spagnolo di Napoli e si diffonde negli orti botanici italiani. Qui il medico e naturalista Pier Andrea Mattioli (1501-1578) dà al suo frutto un nuovo nome: pomo d’oro.
I due secoli di oblio non vanno però del tutto perduti. Nelle campagne dell’Andalusia e del Midi francese, ma soprattutto dell’Italia meridionale, anonimi contadini verosimilmente spinti dalla fame riescono ad addomesticare il pomodoro una seconda volta. Non solo eliminano le varietà contenenti la pericolosa solanina, ma riescono anche a selezionare le mutazioni spontanee portatrici di una modificazione genetica fondamentale: quella che consente alla pianta di fecondarsi da sola. In Europa infatti non ci sono gli insetti impollinatori naturali dei bellissimi fiori gialli del pomodoro, che essendo privi di nettari non interessano alle api. Così la produzione aumenta, perché basta che il vento o i bombi scuotano i fiori.
Il gusto del pomodoro resta tuttavia un “segreto” di popolazioni contadine già abituate a un grande consumo di vegetali. Il resto della popolazione europea, che dall’America aveva preso il mais, continua invece a sottovalutarlo privandosi così di vitamine essenziali e restando vittima di malattie terribili come la pellagra.


Per approfondire l’argomento consulta il capitolo Aspetti storici del volume "il pomodoro" della collana Coltura & Cultura.
 

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